Run The Jewels 4 e Pig Feet: this music is happening outside your window

Dopo l’omicidio di George Floyd esce l’ultimo album dei Run The Jewels, RTJ4, dalle sonorità ancora più heavy. E la potentissima “Pig Feet”, beat e testi hardcore di rapper statunitensi

Prima lo sparo, assordante. E subito dopo l’avvertenza: “The video to this song is happening right outside your window“. Comincia così Pig Feet, canzone rilasciata a sorpresa l’1 Giugno dall’astro nascente della scena rap Denzel Curry sul suo canale Youtube. Il pezzo già dal titolo raccoglie e mette in musica la rabbia di alcuni artisti guidati dalla sempre preziosa produzione di Terrace Martin, scaturita dall’omicidio dell’afroamericano George Floyd da parte del poliziotto bianco Derek Chauvin. Come purtroppo sappiamo questo è stato solo l’ultimo caso del razzismo mefitico che impregna le forze di polizia e la società statunitense ma la sua brutalità, diluita negli otto interminabili minuti in cui l’agente preme sul collo della vittima che gli sta urlando di non poter respirare, ha smosso le coscienze in maniera così pervasiva grazie al video della 17enne che ha ripreso la scena. Così la frase iniziale sembra far leva sul doppio carattere visivo della partecipazione bianca che si è recentemente unita alle violenti proteste che da giorni infiammano varie città dopo essere stato viralizzata, questa volta in senso positivo, dalla carica audiovisuale dell’assassinio.

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Non solo quindi le odierne devastazioni delle stazioni di polizia, gli incendi, i saccheggi, le marce mostrati nel video in un montaggio martellante che segue il ritmo del fantastico beat e del pulsante sassofono di Kamasi Washington ma sono proprio gli orrendi soprusi perpetrati ai danni della popolazione nera ad avvenire ogni giorno fuori le finestre di una nazione che si definisce il faro della democrazia occidentale. Sia le rime di Denzel Curry nella prima parte che quelle di Daylyt nella seconda sottolineano nei loro bridge incalzanti l’iniquità di una situazione che si ripete oscenamente uguale nella sostanza, diversa solo nei modi. Per dirla con le loro parole: “Tragedy all over the screen like William Shakespeare plays“. Il bianco e nero delle immagini in fondo è la presa d’atto di una nazione che replica quella binaria differenziazione in ogni suo ganglo. La lista lunghissima degli afroamericani uccisi dalle forze di polizia con cui il video si chiude nell’ultimo minuto ricorda con sgomento i morti caduti in guerra. A noi europei privilegiati non resta che porci in ascolto di furiose istanze come questa della comunità black cercando di non dare suggerimenti sulle forme d’attuazione di una protesta che raccoglie secoli di ingiustizie.

In questo lungo articolo di Valigia Blu Arianna Ciccone raccoglie stralci di accademici statunitensi e testimonianze dei giornali per demolire l’atteggiamento spesso paternalista, poco importa se inconscio, che si è avuto invece modo di leggere nelle migliori firme wasp delle terre a ridosso dell’Atlantico. Prima di parlare di Blacklivesmatter bisogna ricordare, come fatto qui, come la questione interna è ben più complessa da essere racchiusa con un singolo colpo d’occhio italiano.

Ultima dimostrazione plastica di questa cautela che dovremmo avere a queste latitudini nei commenti è l’uscita dell’ultimo album dei Run The Jewels che era stato prodotto ben prima delle note vicende di Minneapolis. Questo RTJ4 ha anticipato la release al 3 Giugno per inserirsi nella semantizzazione musicale dell’ultimo dramma razziale.

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Da sempre il duo hip-hop Run The Jewels ha legato la musica alla politica e continua a farlo in questo album tanto che nella traccia Walking in the snow viene perfino citato l’I CAN’T BREATHE pronunciato da Eric Garner prima di morire a sua volta soffocato da un agente nel 2014. Proprio Pig’s Feet sembra un’emanazione instant del loro pezzo del 2015 Close Your Eyes (And Count To F**k) dove un ragazzo nero e un poliziotto bianco si picchiavano senza nessuna ragione. RTJ4 ha rispetto agli altri album del duo una maggiore carica heavy, in cui i groove anni 80 di Killer Mike prendono a schiaffi l’inerte ascoltatore per fargli capire che dopo la pandemia i mali endemici degli USA e dell’Occidente sono sempre lì. Non siamo diventati migliori. Manco per il ca**o, rapperebbero i nostri fratelli in lotta musicale per la giustizia terrena.

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