Sputnik, di Egor Abramenko

Sprigiona una bellezza raggelante il film del cineasta russo, esploratore dei marchingegni della sci-fi classica sovietica per aggiornarle alla censura del presente. Su Amazon Prime Video

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Ciò che rende Sputnik un’opera estremamente affascinante è il voler mettere in comunicazione, attraverso la rievocazione di immagini, luoghi archetipici e linguaggi decodificati, il passato con il presente. La Russia sovietica dei primi anni ’80 descritta da Abramenko, posta esattamente tra l’inizio della fallimentare invasione in Afghanistan e lo scoppio della centrale nucleare di Chernobyl, comunica apertamente con l’attuale situazione politica del Paese, dove a balzare all’occhio è ovviamente la medesima manipolazione dell’informazione mediatica da parte delle forme più spietate della censura. Infatti Sputnik più che l’esplorazione dell’universo, decide di descrivere i non-luoghi, dove l’informazione, la verità, viene dissezionata e soppressa dalle istituzioni, ai fini di rimandare l’imminente annuncio dei propri fallimenti. E il simbolo di questa paradossale situazione è il personaggio del cosmonauta Kostantin Veshnyakov (Pyotr Fyodorov), reo di ospitare all’interno del proprio corpo un simbionte alieno, insediatosi durante una classica ronda spaziale. Ed è stupefacente come Abramenko tratti il rapporto che si instaura tra il cosmonauta e la creatura, portando nuovamente in auge l’interconnessione ibrida tra varie forme d’intelligenza, tematica tanto cara alla fantascienza contemporanea. Ma, nonostante la possibile apertura di una nuova frontiera per l’umanità, la censura agisce senza mezze misure nel voler celare al mondo questa scoperta, imprigionandola in asettiche e claustrofobiche stanze, dove il tracciamento delle cavie assume le molte forme del controllo militare, con i media che permettono tutto ciò con un utilizzo quasi sepolcrale del proprio potere. Emblematica la scena in cui Veshnyakov scopre dai telegiornali la notizia della sua morte.

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Ed è qui che il regista russo, che già con il cortometraggio The Passenger aveva condotto un’operazione simile, sviscera tutta la sua visione utilizzando il velo del passato per rielaborare la criticità in cui versa la Russia dal punto di vista mediatico. Come se il simbionte alieno fosse in realtà l’elemento meno terrificante di tutto ciò. Come se il vero orrore fosse già da tempo insediato nel corpo umano e di cui non si ha la minima conoscenza. Attingendo un po’ da Alien e Life – Non oltrepassare il limite, e soprattutto da tutto il cosmo della fantascienza sovietica degli anni ’50/’60, da cui la visione della donna salvatrice e dell’inespressivo flusso emotivo di Klušancev e Viktorov trae ampiamente ispirazione, Sputnik forse riesce, rispetto a tanti suoi simili, a innestarsi come un letale parassita nella mente dello spettatore.

Titolo originale: Sputnik Спу́тник
Regia: Egor Abramenko

Interpreti: Pyotr Fyodorov, Oksana Akin’šina, Anton Vasilyev, Fëdor Bondarčuk, Anton Pavel Ustinov, Vitaliya Kornienko
Distribuzione: Prime Video
Durata: 113′
Origine: Russia, 2020

La valutazione del film di Sentieri Selvaggi
4
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Il voto dei lettori
3.5 (2 voti)
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