Una storia nera, di Leonardo D’Agostini

Dal romanzo di Antonella Lattanzi, il film non riesce a entrare nella testa di Laetitia Casta e finisce per essere un noir rigido imprigionato in una struttura dove le variazioni sono solo sfocate.

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Cosa è successo la notte tra il 30 e il 31 luglio? Una macchina corre di notte dove la metropoli assume le tinte da cinema noir. Non è un nuovo romanzo criminale ma piuttosto una storia privata. C’è una festa e l’immagine di una famiglia apparentemente felice. Carla (Laetitia Casta) e Vito (Giordano De Plano) però si sono già lasciati da tempo e ognuno di loro ha un nuovo partner. Un tempo si sono amati ma poi la gelosia di lui ha distrutto tutto. L’evento del compleanno di Mara (Carola Orlandani), la bambina più piccola, ricongiunge la famiglia solo per quella sera, di cui fanno parte anche i figli più grandi Nicola (Andrea Carpenzano) e Rosa (Lea Gavino). Ma dopo quella notte, di Vito non si hanno più notizie.

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Una storia nera, tratto dal romanzo di Antonella Lattanzi del 2017 (che ha scritto la sceneggiatura assieme al regista e Ludovica Rampoldi) e prodotto da Groenlandia, ricompone tutti i frammenti della tragedia sovrapponendo presente e passato, lasciando emergere le tracce di una memoria reale o manipolata. A questo proposito è casuale ma comunque curiosa la somiglianza narrativa con il pluripremiato Anatomia di una caduta. Possono esserci, sotto questo aspetto, anche gli echi di L’amore bugiardo. Gone Girl di David Fincher, dichiaratamente citato da Leonardo D’Agostini tra i modelli di riferimento, ma poi prevale la cronaca di una violenza domestica, tra presagi, minacce e poi aggressioni come la scena dello schiaffo in cucina. Sul volto di Laetita Casta ci sono forse presentimenti dell’ambiguità di Rosamund Pike, ma restano troppo sottotraccia la paura e la disperazione prima della reazione. Come in Il campione, il riuscito primo lungometraggio di D’Agostini, il film cerca di entrare nella testa della protagonista. Ma stavolta non lo fa con la necessaria convinzione, soprattutto in tutta la parte processuale caricata con gesti troppo esibiti (il sorriso accennato di Carla verso i figli) e da personaggi e dialoghi sopra le righe come la figura della sorella di Vito, interpretata da Licia Maglietta e dalle frasi della PM che fa allusioni sull’attività sessuale.

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Dell’esplorazione dei generi in Una storia nera, restano solo pallide tracce: la pioggia sulla città, le ombre sul volto di Andrea Carpenzano ben più efficace quando lascia guidare il suo personaggio dall’istinto soprattutto nello scontro con la sorella Rosa e invece più incerto quando deve emergere il legame, la complicità e il contrasto con la madre. Forse è troppo vincolato dal romanzo, forse cerca delle nuove traiettorie dalla storia, tra flashback, fughe improvvise e possibili ‘verità nascoste’. D’Agostini con Una storia nera cerca un’identità cinematografica più forte ma non riesce invece a mostrarla. Impatta sulla scena ad effetto quando invece può sfumare (l’esperimento col cadavere sempre nel corso del processo), disperde spesso la tensione soprattutto della violenza domestica e inciampa su piccoli dettagli come nella prevedibilità della scena al parco-giochi. Il noir resta così rigido, imprigionato in una struttura dove le variazioni sono solo sfocate.

 

Regia: Leonardo D’Agostini
Interpreti: Laetitia Casta, Andrea Carpenzano, Lea Gavino, Giordano De Plano, Mario Sgueglia, Cristiana Dell’Anna, Licia Maglietta, Lidia Liberman, Stefano Pesce, Claudia Della Seta, Carola Orlandani, Davide Mancini
Distribuzione: 01 Distribution
Durata: 100′
Origine: Italia, 2024

La valutazione del film di Sentieri Selvaggi
2
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Il voto dei lettori
1.86 (7 voti)
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