VAJONT di Renzo Martinelli

VHS

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REGIA: Renzo Martinelli
INTERPRETI: Michel Serrault, Daniel Auteuil, Laura Morante, Jorge Perugorria
DURATA: 114'
ORIGINE: Italia, 2001
DISTRIBUZIONE: DNC/01 Distribuzione
FORMATO VIDEO: VHS, NoleggioSin dall'inizio si aprono le prime falle della sceneggiatura specialmente sul versante dei dialoghi mentre lo stuolo d'attori internazionali già vacilla sotto una mano forse non proprio sicura. Persino Laura Morante, in genere misurata, qui appare scomposta. La ricostruzione storica è da set pubblicitario, la musica esuberante, le canzoni imbarazzanti. Ci sono certi momenti forti addirittura indimenticabili per il loro simbolismo rozzo. Due esempi: quando iniziano a salire le acque nell'invaso e la gente è costretta ad abbandonare le case, che cosa galleggia a mettere in risalto la tristezza del momento? Un Cristo di legno a braccia spalancate, ultima scultura del papà del protagonista buono (il geometra di Jorge Perugorria). E poi, quando l'epilogo si avvicina, si forma un'insolita alleanza per l'epoca suggellata dalla stretta di mano tra Tina Merlin, la giornalista de "L'Unità" che aveva scritto articoli di fuoco, e il parroco del piccolo paese di Erto. Stretta di mano, naturalmente sottolineata da un primissimo piano e da archi a tutta forza.
(Giacomo Caruso)

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    "Vajont" di Renzo Martinelli

    Nonostante le buone intenzioni degli autori, alcune distorsioni a fin di spettacolo non sono state ben viste. Purtroppo, il film manca anche di altre qualità, oltre a qualche infedeltà storica.

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    A Renzo Martinelli piacciono i titoli epigrammatici: dopo "Porzûs", arriva "Vajont" sulla strage che nel 1963 distrusse una valle, uccise persone e animali e sotterrò per sempre la vita di montagna.
    Il 9 ottobre era l'anniversario della catastrofe e la produzione avrebbe voluto proiettare il film ai piedi della diga, ma gli enti locali hanno forse avvertito che sarebbe stata una celebrazione di cattivo gusto e hanno fatto anticipare di un giorno l'anteprima. Lo stesso, l'accoglienza non è stata delle migliori. Nonostante le buone intenzioni degli autori – in fondo si tratta di un film sul potere attraverso la manipolazione dell'informazione – alcune distorsioni a fin di spettacolo non sono state ben viste. Purtroppo, il film manca anche di altre qualità, oltre a qualche infedeltà storica.
    La storia si apre con i lavori della diga già a buon punto. È l'aprile del 1959 e non bastano le scritte a farcelo sapere. Ormai è luogo comune, presso qualche regista di poca fantasia – correo il direttore della fotografia – ricorrere a un uso del colore sbiadito per far immergere lo spettatore nel passato. (Forse uno dei primi a usare in questo modo la fotografia in Italia è stato Luca Bigazzi per alcune scene in "L'amore molesto" di Martone). Sin dall'inizio si aprono le prime falle della sceneggiatura specialmente sul versante dei dialoghi mentre lo stuolo d'attori internazionali già vacilla sotto una mano forse non proprio sicura. Persino Laura Morante, in genere misurata, qui appare scomposta. La ricostruzione storica è da set pubblicitario, la musica esuberante, le canzoni imbarazzanti. Ci sono certi momenti forti addirittura indimenticabili per il loro simbolismo rozzo. Due esempi: quando iniziano a salire le acque nell'invaso e la gente è costretta ad abbandonare le case, che cosa galleggia a mettere in risalto la tristezza del momento? Un Cristo di legno a braccia spalancate, ultima scultura del papà del protagonista buono (il geometra di Jorge Perugorria). E poi, quando l'epilogo si avvicina, si forma un'insolita alleanza per l'epoca suggellata dalla stretta di mano tra Tina Merlin, la giornalista de "L'Unità" che aveva scritto articoli di fuoco, e il parroco del piccolo paese di Erto. Stretta di mano, naturalmente sottolineata da un primissimo piano e da archi a tutta forza.
    La retorica suona le sue grancasse per quasi tutta la durata del film, ma l'ultimo quarto d'ora è una prova di buon cinema. È quando, infine, cade la frana nel lago che provoca l'onda che spazzerà via i paesi sul bordo del lago e Longarone, ai piedi della diga. In un crescendo coinvolgente, si assiste alla tragedia annunciata con una pena immensa per chi morì e per la montagna, vittime tutte di un "progresso" che non ammetteva voci contro.Regia: Renzo Martinelli
    Sceneggiatura: R. Martinelli, Pietro Calderoni
    Fotografia: Blasco Giurato
    Musica: Francesco Sartori
    Scenografia: Osvaldo Bargero, Francesco Frigeri
    Costumi: Luigi Bonanno
    Interpreti: Michel Serrault (ing. Semenza), Daniel Auteuil (ing. Biadene), Laura Morante (Tina Merlin), Jorge Perugorria (Olmo Montaner), Leo Gullotta (Pancini), Anita Caprioli (Ancilla), Philippe Le Roy (Giorgio dal Piaz)
    Produzione: Renzo Martinelli per Martinelli Film Company International/Rai Cinema
    Distribuzione: Istituto Luce
    Durata: 114'
    Origine: Italia, 2001

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