"The Producers: una gaia commedia neonazista", di Susan Stroman

Uno dei massimi esempi di cinema autogestito dalle maestranze dove le funzioni di ogni corporazione vengono lasciate a briglia sciolta tra calchi meccanici ed inerti di numeri famosi dei musical classici dove gli attori giocano a memoria i loro ruoli bidimensionali.

Non si vuole qui scomodare il nome del signor De la Palice ma ci teniamo a puntualizzare che The Producers non è l'ultimo film di Mel Brooks. Se il cinema è componente del mercato globale e come tale va accettata, allora i consumatori/utenti non vanno presi in giro. Ribadiamo, The Producers non può e non deve essere inserito nella filmografia di Mel Brooks che pure figura come motore dell'operazione in veste di produttore oltre che di autore di testi e musiche che già avevano avuto modo di farsi apprezzare sui palchi di Broadway riscuotendo un colossale successo (nel film troviamo due canzoni inedite, You'll find your happiness in Rio There's nothing like ca show on Broadway). Quindi se lo vedete nei vari show promozionali, per il suo bene fate finta che sia passato di lì per caso magari perché invitato ad un party in onore di Ezio Greggio ed Enzo Iachetti. Fate conto che si parli di un qualsiasi film che utilizzi nelle locandine un nome prestigioso come specchietto per le allodole, pensiamo ai vari "Quentin Tarantino presenta" (al di là del giudizio di merito su ogni singolo film). E ricordate che il regista di Frankenstein Junior ha dichiarato che l'idea della trasposizione per il grande schermo del musical di Broadway (vincitore di ben 12 Tony Awards ) è venuta allo scopo di poter avere un supporto con le immagini dello spettacolo (sic). Con il dovuto rispetto quindi, il lavoro della regista-coreografa Susan Stroman, la stessa del musical, deve essere considerato come un qualcosa di completamente avulso dalla storia del cinema. E' stupefacente come ingenti capitali investiti vengano poi affidati a mani così poco attrezzate. C'è forse ancora la speranza che la programmazione può non essere così scientifica come si ritiene da più parti. Ora vedremo i risultati al box-office dopo il flop negli Usa... per il momento alcune anteprime stampa hanno visto decine di giornalisti divertiti alla visione di un film così "deliziosamente leggero", forse in realtà supini alla "pesantezza" di un nome, Brooks, ingombrante, oltre che di un moloch teatrale così trionfante. Ciò non fa che confermare la pochezza di vedute del nostro giornalismo, cinematografico nella questione. Per il resto si accomodi chi voglia ammirare uno dei massimi esempi di cinema autogestito dalle maestranze dove le funzioni di ogni corporazione vengono lasciate a briglia sciolta. Chi voglia ripassare la ben nota vicenda di Max Bialystock e Leo Bloom che nel Per favore non toccate le vecchiette del '68 davano modo ad un Zero Motel post-mcCarthy e ad un esordiente Gene Wilder di mettere a segno qualche zampata e a Mel Brooks di esordire sfilando un Oscar niente di meno che al kubrickiano 2001: Odissea nello spazio. Chi voglia vedere dei calchi meccanici ed inerti di numeri famosi dei musical classici dove gli attori giocano a memoria i loro ruoli bidimensionali (che forse nel futuro cartoon in progetto funzioneranno meglio). E dove Will Ferrell, l'unico che sembra uscito per sbaglio da un film di Mel Brooks, fa emergere quella "sana follia" tipica dei comici di razza. Ecco uno per cui si dovrà dire tra qualche anno: "C'eravamo sbagliati".

 

 

 

Titolo Originale: The Producers

Regia: Susan Stroman

Interpreti: Nathan Lane, Matthew Broderick, Uma Thurman, Will Ferrell, Gary Beach

Distribuzione: Sony Pictures

Durata: 135'

Origine: Usa, 2005

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