"Un po' per caso un po' per desiderio", di Danièle Thompson
Sofisticata e dolce, con un sapore d'altri tempi perfettamente aggiornato, questa commedia romantica alla francese che guarda al cinema americano classico e ad Altman ma anche a Lelouch e Sautet, scorre con affascinante e profonda leggerezza e si conquista uno spazio nel nostro cuore... Cinema soavemente femminile per sognare con la testa.

Nello specifico non ha nulla di eccezionale ma nell'insieme ti conquista. A modo suo s'intende. E' il fascino di un cinema "medio" ("aurea mediocritas" sentenziavano i latini) che oggi sembra perduto. Invece eccolo rispuntare nel cinema d'Oltralpe "quando meno te lo aspetti" (direbbe mister Pretty woman Garry Marshall...) e aprire un piccolo squarcio di luce. Ecco cos'è la deliziosa ultima opera della sceneggiatrice di successo Danièle Thompson (Il tempo delle mele 1 e 2, Tre uomini in fuga per il padre Gerard Oury), regista-sceneggiatrice anche del meno convincente Jet Lag. Tre giorni a Parigi nel quartiere glamour dell'Avenue Montaigne tra sale da concerto, teatri, case d'aste e hotel esclusivi, dove s'incrociano i destini di vari personaggi: l'acclamato pianista Jean-François Lefort (Albert Dupontel) e la moglie-manager Valentine (Laura Morante) presi dai preparativi di un atteso concerto, la celebre attrice Catherine Versen (Valérie Lemercier) eclettica, iperattiva e piena di tic e stress come ogni epigona che si rispetti della Duse intenta più che a prepararsi ad un'imminente recita di Feydeau a cercare d'interpretare per il suo regista dei sogni Brian Sobinski (Sidney Pollack) Simone de Beauvoir, Jacques Grumberg (Claude Brasseur) self-made man e collezionista d'arte che sta per mettere all'asta il suo intero patrimonio artistico e suo figlio Frèdèric (Christopher Thompson, figlio della regista e co-sceneggiatore). Punto focale attorno a cui ruota il complesso tourbillon è il Bar des Theâtres dove lavora come cameriera Jessica (Cécile de France), giunta dalla provincia su consiglio della vispa nonnina... Sofisticata e dolce, con un sapore d'altri tempi perfettamente aggiornato, questa commedia romantica alla francese che guarda al cinema americano classico e ad Altman ma anche a Lelouch e Sautet, scorre con affascinante e profonda leggerezza e si conquista uno spazio nel nostro cuore... Cinema soavemente femminile per sognare con la testa.

Il "calviniano" castello dei destini incrociati ordito dalla sceneggiatura della Thompson è di grande fluidità e solidità e la De France, dopo le prove con il Klapisch di L'appartamento spagnolo e Bambole russe e l'otttimo horror Alta tensione di Alexandre Aja, attraversa il film impalpabile come un folletto (alter-ego di noi spettatori) e più spensierata ed elegante di una Tatou/Amélie. E, a parte una sbiadita e ormai definitivamente insopportabile (imprigionata com'è nella sua grigia gabbia recitativa...) Morante, così "fuori campo" e "fuori fuoco", tutti gli attori sono ammirevoli: dall'esagitata isteria della Lemercier (gustosissima la sua frecciata all'acido prussico sulla francesizzata Bellucci), al doloroso spaesamento umano-professionale di Dupontel (che per fisicità e sottigliezza ricorda il miglior Auteuil), dal lucido e nerboruto disincanto di cui risplende quella botte di vino ottimamente invecchiato di Brasseur alla piccola presenza dentro la quale si nasconde tutto un mondo poeticamente onirico di ricerca del godimento della nonnina interpretata da Susanne Flon, senza dimenticare la musica del nostro Piovani che trova l'umiltà dell'alto artiginato per accompagnare e non sovrastare o invadere gli umori che volteggiano nello spazio-tempo filmico.
Titolo originale: Fauteuils d'orchestre
Regia: Danièle Thompson
Interpreti: Cécile de France, Valérie Lemercier, Albert Dupontel, Claude Brasseur, Christopher Thompson, Susanne Flon
Distribuzione: DNC
Durata: 106
Origine: Francia, 2006
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