LIBRI DI CINEMA - "Il punto di vista"
Questo esile volume di Joel Magny ha senza dubbio il merito di fornire al lettore "profano" gli strumenti minimi per un approccio meno superficiale all'immagine cinematografica (e non solo). Edizioni Lindau
Il punto di vista. Dalla visione del regista allo sguardo dello spettatoreJoel Magny
Lindau
pp. 96 - € 12,80
Sarebbe stato forse più appropriato intitolare questo testo di Joel Magny “Introduzione al punto di vista”, e non tanto perché le esigue dimensioni del volumetto non consentono – ovviamente – una esaustiva trattazione teorica riguardo un argomento sul quale da più di quarant’anni si confrontano costantemente i più eminenti studiosi di cinema, ma piuttosto perché, con un linguaggio semplice e spogliato da eccessivi tecnicismi, l’autore riesce davvero a solleticare la curiosità del lettore – soprattutto, se non esclusivamente – “profano”, fornendo tanti piccoli spunti di riflessione da poter eventualmente sviluppare e approfondire con l’aiuto di una bibliografia sufficientemente ampia riportata alla fine del libro che rimanda ai “grandi classici” da Christian Metz a Jacques Aumont, passando necessariamente per Raymond Bellour, Francois Jost, e Andrè Gaudreault. Ed è d'altronde evidente che le teorizzazioni di questi studiosi si insinuano costantemente nelle maglie del discorso portato avanti da Magny talvolta con citazioni esplicite e, più spesso, in modo implicito nelle brevi analisi di film che l’autore propone e che sostanzialmente lo portano a ribadire, sulla scia di alcune formulazioni proposte da Jacques Aumont negli anni ’80, l’esistenza nel cinema di tre differenti tipi di punto di vista: uno strettamente visivo, uno narrativo e uno “morale”.
Risulta interessante soprattutto la suddivisione proposta dall’autore tra “punto di vista singolo” e “punto di vista multiplo”, soprattutto perché - nell’affrontare il primo dei due argomenti – vengono proposte delle brevi ma interessanti analisi di alcuni film appartenenti al cosiddetto “cinema delle origini”, che restituiscono una dignità propria a queste opere sulla scia di quella “scuola di pensiero” che da qualche anno intende superare una visione troppo marcatamente evoluzionistica della storia del cinema.
L’ultima parte del libro propone invece una serie di documenti firmati da Rohmer, Truffaut, Assayas e altri registi che riflettono sulla loro visione del cinema e sul modo in cui lo sguardo si posa sulla materia filmata, determinando il punto di vista col quale lo spettatore sarà poi chiamato a confrontarsi. A queste riflessioni si alternano altre analisi condotte da Magny su alcuni film di Ozu, Welles, Hitchcock e Lang e che consentono più che altro di fornire al lettore una conoscenza minima del linguaggio cinematografico attraverso l’apprendimento di alcune nozioni di base come la regola dei 180°, la profondità di campo o il raccordo sullo sguardo.
In conclusione, se da un lato il testo di Magny non aggiunge e non toglie sostanzialmente nulla al dibattito sul punto di vista nel cinema, dall’altro ha il merito di fornire senza troppe pretese gli strumenti minimi per potersi confrontare in modo meno superficiale con le immagini – non solo cinematografiche – e comprendere alcune dinamiche che sono alla base del processo di creazione e decodifica delle stesse. Sono nozioni semplici, è vero, ma senza alcun dubbio sono nozioni ben spendibili in quel contesto complesso e asfissiante che ci avvolge e che va sotto la tanto decantata etichetta di “civiltà delle immagini”.
Indice:
PRIMA PARTE:
CAPITOLO 1 - Da dove si guarda un film?
CAPITOLO 2 - Il punto di vista unico
CAPITOLO 3 - Quadri e punti di vista
CAPITOLO 4 - Il punto di vista multiplo
SECONDA PARTE:
Documenti di lavoro, testi, analisi delle inquadrature
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