"The Messengers" di Oxide Pang e Danny Pang
Fa impressione vedere in un film hollywoodiano la flagranza scorticata e traballante di molti (meravigliosi) horror orientali. Come se il dispositivo filmico fosse ancora un perfetto meccanismo di pars destruens con cui scardinare e omaggiare tutto l’orrore/terrore del cinema passato, al fine di crearne uno nuovo, meno scritto e più fisico
Non tutto torna in questo horror americano dei fratelli Pang (i cineasti cinesi autori della trilogia The Eye). Eppure fa impressione vedere in un film hollywoodiano la flagranza scorticata e traballante di molti (meravigliosi) horror orientali. La famiglia Solomon decide di trasferirsi in una casa di provincia nel North Dakota. Tra loro c’è anche la figlia sedicenne Jess, ragazza che in passato ha già sofferto di tormenti personali. Quest’ultima ben presto si accorge che l’abitazione è infestata dagli spiriti della famiglia che un tempo era vissuta in quella fattoria.
Non mancano appunto quegli elementi tipici che hanno fatto la fortuna dell’horror orientale – in particolar modo giapponese – negli ultimi anni: spiriti di infanti che chiedono di essere ascoltati, pareti umide e sporche di anime vive che lasciano sagome scure come in Pulse di Kurosawa, la struttura narrativa dilatata, dove i tempi morti del buio stringono la tensione per poi farla scoppiare in effetti di soprassalto improvvisi e false piste. Ma è anche un film che rende omaggio all’horror occidentale The Messengers. Su tutti il prototipo della casa organica alla Sam Raimi (che qui è produttore esecutivo), dove lo spazio domestico diventa set ideale per costruire trucchi ed effetti sonori disturbanti, ma anche e soprattutto Hitchcock, il cui Gli uccelli viene esplicitamente citato nella sequenza dei corvi che assalgono girasoli e personaggi inermi. Se si limitasse solo a questo, il film dei fratelli Pang sembrerebbe quasi fredda rielaborazione di topoi conosciuti. E’ però nella sua immediatezza e libertà il fascino di un film decisamente non perfetto come The Messengers. Come se il dispositivo filmico fosse ancora un perfetto meccanismo di pars destruens con cui scardinare e omaggiare tutto l’orrore/terrore del cinema passato, al fine di crearne uno nuovo, meno scritto e più fisico. E’ soprattutto un cinema che teme e al contempo celebra il controcampo quello dei due registi orientali, come nella straordinaria e insostenibile sequenza in cui all’interno del corridoio Jess e il fratellino neonato attendono immobili che alle loro spalle i demoni sopraggiungano. Nello sguardo impossibilitato della ragazza, nella sua (e nostra) ritrosia al vedere c’è ancora tutto il fascino di un genere ancora una volta politico e necessario, sempre vicino ai nostri collassi interiori e alla nostra paura di vedere quello che c’è…dietro.
Titolo originale: id.
Regia di Oxide Pang e Danny Pang
Interpreti: Graham Bell, Dylan McDermott, Penelope Ann Miller, Kristen Stewart, Dustin Milligan, John Corbett, William B. Davis, Brent Briscoe
Distribuzione: 01 Distribution
Durata: 84'
Origine: USA/Canada, 2007
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