VIAGGIO IN ITALIA - "L'Uomo Fiammifero", di Marco Chiarini


L’Uomo Fiammifero è (pure in ragione del suo travagliato percorso) un’opera originale ed estremamente personale, anche e soprattutto in senso autarchico, che, grazie alla sua autenticità, riesce a far riaffiorare nello spettatore i ricordi della propria infanzia: l’odore dei campi coltivati ed il sapore delle “Girelle”

Simone ne L'uomo FiammiferoForse non è un trito luogo comune, forse è proprio vero che per fare il cinema, anzi di più, per fare qualcosa di originale all’interno di un panorama cinematografico spesso asfittico e stereotipato come il nostro, c’è bisogno di una buona dose di incoscienza ed una imperitura convinzione nei propri mezzi. E allora non stupisce che poi, quando il film arriva al pubblico (fosse anche quello “d’elite” dell’ultimo Giffoni Film Festival che l’ha voluto come evento speciale o quello del Festival del cinema indipendente di Foggia che lo ha premiato come miglior film) si scelga, orgogliosamente e quasi provocatoriamente, di usare come frase di lancio “Ci devi credere!”. Devi credere a Simone: un bambino di 11 anni che, anziché passare l’estate a giocare con i suoi coetanei, si isola nel suo mondo immaginario alla spasmodica ricerca del misterioso Uomo FiammiferL'Uomo fiammifero - locandinao. Nel corso degli anni (dalla morte della madre) ha raccolto “prove inconfutabili” della sua esistenza ed ormai è convinto che manchino pochi giorni alla sua manifestazione. E, anche se il padre osteggia in maniera decisa questo suo isolamento, quando Simone fa la conoscenza di Lorenza, una sua coetanea venuta dalla città, che si dimostra interessata al suo mondo fantastico, sarà disposto a sfidare qualsiasi pericolo per condurla nel suo mondo popolato da esseri fantastici come Zio Disco, Giulio Buio, Ocram, il gigante nano e la sua fidanzata Dina Lampa. E da lui devi imparare a credere ostinatamente nei sogni, fosse anche quello di fare il cinema, a dispetto delle difficoltà.
Il film, infatti, ha avuto una lavorazione lunga e travagliata (a causa, essenzialmente, della sua natura autenticamente indipendente) e se adesso riesce a conquistarsi una (difficile) visibilità, lo si deve all’ostinata determinazione del regista e degli altri collaboratori che, appunto, hanno fortemente creduto nel progetto.
Nel 2004 Marco Chiarini, fresco di diploma al Centro Sperimentale di Cinematografia e reduce dalle prime fisiologiche delusioni nei contatti con il “mondo del cinema”, decide di scrivere la sceneggiatura del progetto che più gli sta a cuore e cioMarco Chiarini sul setè una storia che riesca a catturare tutta la gioiosa forza immaginativa che caratterizza l’animo di un bambino quand’essa  è al suo culmine, cioè proprio prima degli stravolgimenti portati dalla pubertà. Per finanziare le riprese “s’inventa” un libro nel quale pubblica i disegni preparatori del film e, tramite il passaparola (nella sua città natale: Teramo), ne vende 3000 copie, creando un tale interesse intorno all’opera da riuscire a vendere anche i disegni originali. Il progetto incuriosisce anche l’attore Francesco Pannofino che decide di parteciparvi e sarà l’unico attore professionista del film.
I soldi sono appena sufficienti per le riprese durate circa un mese e, negli anni seguenti, il progetto sembra naufragare fra le ricerche di ulteriori finanziamenti e qualche indecisione di tipo narrativo aggravata dall’impossibilità di girare ulteriori sequenze con i protagonisti ormai “trasformati” dalle tempeste ormonali.
È ancora una volta la fantasia a salvare il film. Uno degli elementi sui quali il regista fa maggiore affidamento per trasmettere allo spettatore la potenza della creatività infantile è la contaminazione con l’animazione (tuttaL'Uomo fiammifero realizzata in stop-motion, passo uno su disegni dello stesso Chiarini) che, oltre ad una funzione (tradizionale)di tipo poetico, ha dovuto qui svolgere necessariamente anche una funzione narrativa a sostegno degli aggiustamenti di sceneggiatura rappresentando, al contempo, una sfida ulteriore ma anche un elemento di originalità.
L’obiettivo di Chiarini è di ricordare allo spettatore quali sono (e quanto possono essere forti e vitali) i meccanismi della creatività infantile. Nel portare a termine questa sua missione sembra seguire lo stesso metodo di Simone. In un certo senso, anche lui si fa aiutare dai suoi “amici immaginari”. Il primo è indubbiamente Collodi “con l’aiuto del quale” costruisce un rapporto padre figlio che giunge al suo apice proprio con l’inversione dei ruoli naturali: come Pinocchio diventa finalmente un bambino quando è lui a L'Uomo fiammifero - un'immagineprendersi cura del padre, così Simone raggiunge il suo obiettivo quando è finalmente il padre a  vedere L’Uomo Fiammifero. C’è poi Carroll con la rilettura “capovolta” e parodistica della realtà (basti pensare a Zio Disco). Ed infine, Lynch con l’inserimento di figure inquietanti (Ocram) che rappresentano elementi essenziali nelle fiabe.
L’Uomo Fiammifero è (pure in ragione del suo travagliato percorso) un’opera originale ed estremamente personale, anche e soprattutto in senso autarchico, che, grazie alla sua autenticità, riesce a far riaffiorare nello spettatore i ricordi della propria infanzia: l’odore dei campi coltivati ed il sapore delle “Girelle”.
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Sono presenti 1 commenti
 
  1. Vero. Bell'articolo, il primo che leggo sull' UF che non sia solo 'informativo'.

    Inviato da Giovanni De Feo il 27/01/2010
 

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