"La guerra di Charlie Wilson", di Mike Nichols

Iperbole di un’avventura studiata a tavolino, nei salotti raffinati di un’America che vive la politica come espressione dell’oggi. Dialoghi serrati, una sceneggiatura calibrata nei minimi particolari, personaggi carismatici capaci di assumere su di sé il ritmo discontinuo del film. Nichols è tenace nel cercare la via della centralità, nell’adottare un punto di vista falso, o meglio, falsato dalla politica superficiale e distratta.

Tratto dal libro “Charlie Wilson's War: The Extraordinary Story of the Largest Covert Operation in History” di George Crile, il settantaseienne Mike Nichols racconta una storia ai limiti dell’assurdo, tanto iperbolica da non poter essere che vera. Il texano Charlie Wilson, membro del congresso, negli anni Ottanta si fa portavoce e sostenitore dell'intervento degli Stati Uniti in aiuto dei ribelli afgani contro l'invasione del paese da parte dell'esercito sovietico. Attraverso la manipolazione del governo americano e l'intervento della CIA, Wilson riesce a centrare il suo obiettivo, riuscendo a far approvare il sostegno ai ribelli anticomunisti e, quindi, a mettere in atto l'addestramento dei Talebani. Iperbole di un’avventura studiata a tavolino, nei salotti raffinati di un’America che vive la politica come espressione dell’oggi, senza pensare mai alle conseguenze, al futuro delle azioni, alle piccole guerre che fomentano le grandi guerre e che, inevitabilmente, si ribellano. Dialoghi serrati, una sceneggiatura calibrata nei minimi particolari, personaggi carismatici capaci di assumere su di sé il ritmo discontinuo del film. Nichols è tenace nel cercare la via della centralità, nell’adottare un punto di vista falso, o meglio, falsato dalla politica superficiale e distratta. Se Charlie Wilson si adopera tanto per aiutare gli afghani a ribellarsi contro le violente incursioni russe, è per via di una donna piena di fascino e di austerità che rivela all’amico Wilson un mondo inaspettato, indipendentemente dal fatto che sia reale o manipolato da ideologie e convenienze. Sta qui il centro e la chiave di questo film, nella guerra “di” Charlie Wilson, nel mettere in scena un conflitto quasi astratto, eppure tanto drammaticamente crudele. Il gioco delle parti che si specchiano, delle verità velate di menzogna, si insinua nello sguardo del regista, diventa scelta formale di un film apparentemente opaco, quasi freddo, sempre un passo indietro, trattenuto, come un dialogo a mezza voce, interrotto, anzi, spezzato. Ci si accorge presto che la frammentazione dei discorsi segue il procedere sempre più incredibile della vicenda. Il fatto che nel giro di nove anni i finanziamenti Usa per gli armamenti afghani siano cresciuti senza proporzione, molto ci dice degli equilibri saltati tra Oriente e Occidente, dei “confini” calpestati senza criterio. Tutto quello che si deve vedere sta in superficie, tutto quello che si deve sapere lo si può abbracciare con una rapida occhiata. Ecco, allora, sorprenderci i toni della commedia, appena accennati, certo, ma costanti e caparbi, che devono descrivere la disarmante leggerezza di derive incontrollabili e buffe di una guerra fredda sempre più grottesca. Tutto succede in velocità, tutto si consuma facilmente, tutto inizia e finisce nell’eccesso e nel suono ottuso di un bicchiere di whisky.

 

Titolo originale: Charlie Wilson's War

Interpreti: Tom Hanks, Amy Adams, Julia Roberts, Rachel Nichols, Philip Seymour Hoffman, Shiri Appleby, Ned Beatty, Emily Blunt, John Slattery, Erick Avari, Shaun Toub, Om Puri.

Distribuzione: Universal Pictures

Durata: 97’

Origine: Usa 2007

 

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