"Jimmy della collina", di Enrico Pau
Tratto dall’omonimo romanzo di Massimo Carlotto, il film tenta di penetrare nell’insofferenza e nei sogni di un diciottenne. Un cuore di tenebra, come smarrito, cui fa da correlativo oggettivo una Sardegna livida e plumbea, che poco somiglia a un paradiso terrestre da cartolina.
rivuoi il controllo
Rivoglio le mie ali nere,
il mio mantello
(Afterhours, “Quello che non c’è”)
Messico e nuvole…sogni impossibili di fuga, vaghi e incerti desideri di libertà, insofferenza per la grigia vita all’ombra dell’oscuro fumo delle fabbriche. sono questi i sentimenti che si agitano nel cuore di Jimmy, diciottenne ragazzo di Sarroch, provincia di Cagliari. Un senso di costrizione che trova il suo correlativo oggettivo nel pumbleo cielo invernale di una terra, che poco somiglia a quel paradiso terrestre agognato da turisti alla moda. Jimmy non parla molto, perché in cuor suo ha già scelto la via del crimine, l’unica che reputa capace di spalancargli le porte del sogno. Ma in realtà si tratta della strada che lo conduce in un universo sempre più claustrofobico: il carcere. Il secondo lungometraggio di Enrico Pau (autore nel 2002 di Pesi leggeri), presentato tra l’altro al Festival di Locarno dello scorso anno, è tratto dall’omonimo romanzo di Massimo Carlotto (che fa una breve apparizione nel finale), il ritratto di un ragazzo che finisce in un carcere minorile a Treviso, per poi venir trasferito in Sardegna. E la Collina del titolo è il nome della comunità di Serdiana, in provincia di Cagliari, gestita dall’associazione “Oltre le sbarre”, fondata da Don Ettore Cannavera. Pau sceglie di ambientare l’intera storia nella sua isola, partendo con una sorta d’iniziazione al crimine, con i suoi sciamani (il vecchio bandito) e i suoi riti (la prostituta prima di un colpo), in un’atmosfera da polar francese. Ma Pau non mira a una storia di ascesa e caduta, né vuole indugiare nella descrizione di un milieu o di un’atmosfera. Per questo interrompe immediatamente il racconto delle gesta criminali di Jimmy e della sua banda, destrutturandolo in una serie di flash e rimandi, di sequenze oniriche e incubi. Si svolta nel film carcerario, ma, una volta tanto, non si cerca l’indagine sociologica. Quel che interessa a Pau è dentro, non fuori, è quel grumo di rabbia e incertezza che attanaglia il cuore del suo giovane protagonista (il bravo Nicola Adamo). Per questa usa al meglio le sue doti da paesaggista, per entrare in consonanza con le tormentata psicologia di Jimmy. Cuore nero, cielo nelo…A tratti affiora il rischio del moralismo o del clichè (il dialogo confessione di Claudia/Valentina Carnelutti), a volte scelte estetiche e di montaggio appaiono esornative. Ma Pau ha la costanza di non offrire scorciatoie. Cerca di aprire a tentoni una strada nel cuore dei personaggi, forse non riuscendoci, sopraffatto dal mistero di scelte, paure e desideri, di variazioni sottili, ma costanti. Rimane un senso di smarrimento, per noi come per Jimmy, che si ritrova davanti al mare, solo e attonito dinanzi all’impossibilità dell’oltre.
Regia: Enrico Pau
Interpreti: Nicola Adamo, Valentina Carnelutti, Francesco Origo, Massimiliano Medda, Giovanni Carroni
Distribuzione: Aranciafilm
Durata: 90’
Origine: Italia, 2006
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