"Quando tutto cambia", di Helen Hunt
Helen Hunt ripone la sua fiducia nella capacità delle immagini di aderire alle parole, di un cinema in grado di dare ai corpi la stessa levità dei suoni, di essere esso stesso ricerca continua, di un senso, di uno spazio. E quando interrogarsi su quanta verità si portino dietro le parole non significa altro che dare sfogo alle proprie ansie e paure, la scelta di April/Hunt è quella di proseguire. Quando tutto cambia è insomma la dichiarazione d’amore di una donna nei confronti di una vita imperfetta, l’unica che abbiamo
La prima prova dell’attrice dietro la macchina da presa sorprende per la sua coraggio
sa normalità e umiltà, per l’efficace naturalezza con la quale accosta amore e religione, in un misticismo che avvolge tutto, che sa di fede e paura. E sono forse questi due elementi, strettamente connessi, a caratterizzare la tempra registica della Hunt, che ripone la sua fiducia nella capacità delle immagini di aderire alle parole, nelle potenzialità di un cinema per così dire trasparente, in grado di dare ai corpi la stessa levità dei suoni, di essere esso stesso ricerca continua, di un senso, di uno spazio, nell’attimo stesso in cui si fa racconto. Un cinema esplorativo e descrittivo, che pone i limiti dell’inquadratura entro confini precisi per poi lentamente, gradualmente, aprirsi in favore di nuovi orizzonti visivi, passo dopo passo (April abbandona a piedi il parco dell’incontro, seguita a distanza dalla madre ritrovata; pedina Frank sul terrazzo durante una festa o lo segue sulla strada fuori casa durante una discussione), con l’incertezza di chi non sa fin dove potersi spingere, di chi tasta il terreno, per assicurarsi che non ceda. E quando chiedersi come fare per essere sicuri di qualcosa, quando interrogarsi su quanta verità si portino dietro le parole o quanto reale sia l’esistenza di Dio, non significa altro che dare sfogo alle proprie ansie e paure, la scelta di April/Hunt è quella di continuare a procedere, magari terribilmente insicura e spaventata, ma di proseguire. Solo così le quattro mura entro le quali ci si nasconde per non venire sopraffatti (quelle di casa, delle proprie insicurezze, delle proprie convinzioni), possono trasformarsi da prigione di massima sicurezza a luogo intimo e familiare, nel quale sentirsi sé stessi.
In Quando tutto cambia (titolo che, pur volendosi forse ricollegare a quel Qualcosa è cambiato del 1997 dove l’attrice recitava al fianco Jack Nicholson, come accade spesso in Italia svia il pubblico di sala verso altri percorsi) i corpi si portano addosso tutta la loro materialità, sono pesanti, ingombranti. Come April continua a fare riferimenti alla sua età avanzata (troppo vecchia per avere un figlio), così il viso di Helen Hunt è solcato dalle rughe del tempo, così quello dell’ex ragazzino prodigio Matthew Broderick. Emblematica, a questo proposito, la scena in cui i due coniugi in rotta fanno l’amore in macchina, in un breve e impacciato attimo di passione. Impacciati allo stesso modo appaiono April e Frank al momento dei saluti, alla fine della loro prima serata, costretti come sono entro corpi imbarazzati, inibiti, intimiditi. Ed è in scene come questa che si fa ancora più evidente il tentativo di creare un contatto tra gli esseri umani, la voglia di comunicare per mezzo di parole che trattengano in sé stesse l’essenza del loro significato. I dialoghi si fanno così calibrati, quindi speciali. Ogni singola parola è scelta attentamente tra tante altre per diventare espressione complementare del carattere già ben delineato di ciascuno dei personaggi, che si presenta dinanzi allo spettatore con tutta la finitezza di un essere umano votato all’errore.
Non trovano posto quei falsi pietismi, né quei tormenti interiori di cui sembra non riuscire ormai a fare meno tanto cinema dell’autocommiserazione (tra cui spicca in prima in linea quello italiano). Eppure i temi affrontati sono egualmente difficili, egualmente disperati e dolorosi, come possono essere la morte di un genitore, il rapporto mancato tra una figlia e la sua vera madre, la rottura di un matrimonio, il desiderio ancora inespresso di un bambino. April/Helen affronta tutto questo con risolutezza e fragilità, con sorpresa e dignità, con un senso dell’ironia capace di sdrammatizzare le situazioni più spiacevoli per mezzo di un semplice sorriso, ma soprattutto continuando a sbagliare. Quando tutto cambia è insomma la dichiarazione d’amore di una donna nei confronti di una vita imperfetta, l’unica che abbiamo.
Titolo originale: Then She Found Me
Regia: Helen Hunt
Interpreti: Helen Hunt, Colin Firth, Bette Midler, Matthew Broderick, Ben Shenkman, Lynn Cohen, John Benjamin Hickey, Salman Rushdie
Distribuzione: Medusa
Durata: 100’
Origine: USA, 2007
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