CANNES 61 - ''Linha de Passe'', di Walter Salles, Daniela Thomas (Concorso)

Walter Salles ancora una volta illude. Il suo cinema si muove come sempre sulle traiettorie del dolore, della disperazione, ma senza riuscire a bagnare i suoi corpi fino in fondo, anzi, si sente la pesantezza della scrittura, dello sceneggiato perfetto, che non prova, neanche per un istante, a rubarci l’anima, svanendo tra le architetture dei suoi compiaciuti ritratti. VIDEO

linha de passeSan Paolo. 20 milioni di abitanti. Quattro giovani fratelli affrontano la loro vita in maniera differente. Reginaldo, il piu’ giovane, cerca ostinatamente suo padre; Dario sogna una carriera da calciatore, ma a 18 anni sembra essere gia’ troppo tardi per sfondare; Dinho si rifugia nella religione; Denis, gia’ padre di un bambino, e’ invischiato in affari poco leciti. La loro madre, donna delle pulizie che cresce da sola i quattro figli, avuti da quattro uomini differenti, e’ nuovamente in cinta. In un Brasile in stato di emergenza e in crisi d’identita’, tutti cercano una via d’uscita. Walter Salles (Disperato aprile, I diari della motocicletta, Dark Water) ancora una volta illude ma non inganna. Il suo cinema si muove come sempre sulle traiettorie del dolore, della disperazione, ma senza riuscire a bagnare i suoi corpi fino in fondo, anzi, si sente la pesantezza della scrittura, dello sceneggiato perfetto, che non prova, neanche per un istante, a rubarci l’anima. Ostenta amore e passione per le sue storie, ma il suo sguardo si fa scontato e stanco anche quando prova a trovare derive narrative. I campi di calcio, l’ossessione della ricerca, le corse in moto, il richiamo della fede, s’intrecciano tra simbolismi fiacchi e convenzionali, che alla fine funzionano solo per un gioco perfetto ad incastri. E’ emblematico riscontrare come il regista brasiliano, osannato soprattutto dopo Central do Brasil, non riesca, ancora una volta e quasi mai, ad aprire il suo immaginario, troppo spesso imbottigliato tra la superficie dei dettagli e di estetizzanti richiami socio-culturali del Paese nativo. Laboratorio meccanico che non travolge i suoi corpi, trappola piazzata ai bordi della vita pulsante, immobile e senza respiro, per svanire tra le architetture corrotte dei suoi compiaciuti ritratti. Salles e’ coadiuvato, come ai suoi esordi, alla regia, da Daniela Thomas, al suo terzo lungometraggio (Terra Estrangeira, Primeira Dia), quasi a voler dimostrare la voglia di ritornare sui vecchi passi, riproponendo il cinema delle sue origini, ma evidentemente non basta, nonostante gli sguardi persi e proiettati nel futuro di chi a forse sbagliato un calcio di rigore e ha perso la fede. Andare avanti senza avere la piu' pallida idea di cio' che incontrerai.

Linha de Passe - Walter Salles (immagini dal set)

 

 

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