CANNES 61 - "Delta", di Kornel Mundruczo (Concorso)
Il cineasta ungherese di Pleasent Days (2002) e Johanna (2005) ritorna a Cannes con un’opera affascinante ma non del tutto riuscita, spinta forse sempre un po’ troppo in là, sia nella sua composizione formale che nello sviluppo narrativo. VIDEO
Un giovane ritorna nella selvaggia ed isolata zona dove è nato e incontra la sorella che non sapeva di avere: tra i due si instaurerà fin da subito una sintonia particolare. Bastano poche righe di trama per capire che il cinema di Kornel Mundruczo è sempre al limite. Il cineasta ungherese di Pleasent Days (2002) e Johanna (2005) ritorna a Cannes con un’opera affascinante ma non del tutto riuscita, spinta forse sempre un po’ troppo in là, sia nella sua composizione formale che nello sviluppo narrativo. Per certi versi ricorda Kim Ki-duk, anche se nella versione più sincera e meno estetizzante, soprattutto in alcune scelte visive che sorprendono e ammaliano ma anche per un racconto che si snoda ineluttabile verso un finale tragico. Delta è un dramma cupo, un’opera lirica adagiata su pellicola proprio come lo era Johanna, da cui differisce sostanzialmente nella scelta dell’ambientazione: se il suo film precedente sembrava rinchiuso dentro l’ospedale dove si svolgeva la storia, in Delta Mundruczo si apre, letteralmente, visto che ambienta la propria storia, come suggerisce il titolo, in un delta di un fiume, un dedalo di canali e di isolotti, paludi silenziose e grumi di vegetazione. Mundruczo si lascia andare lentamente alla wilderness, sembra scoprirla pian piano come avesse timore di violarne l’intimo segreto: nel seguire il ritorno di un ragazzo nella sua terra natale, la sua macchina da presa si fa partecipe e si aggira leggera quasi ad esorcizzare quel senso di morte che aleggia in questo sperduto angolo di mondo. Ma la fine è lì, vicina, come ogni Opera che si rispetti. La laguna blu che il giovane e la sorella vogliono creare è solo un paradiso artificiale, il peccato è troppo grande per far sì che la piccola comunità vicina accetti di buon grado questa relazione. Sorprendentemente, però, Mundruczo non è a caccia dello scandalo, eccola un’altra grande differenza con Kim Ki-duk, e si tiene distante dall’incesto. Peccato che cada comunque in altri delitti, primo tra tutti quella lenta deriva manierista che sembra prendere il film man mano che sia avvicina la fine, come se fosse impossibile non rifugiarsi in una comoda immagine, bella ma vacua.
Delta by Kornél Mundruczó
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