"The Millionaire", di Danny Boyle

Il regista inglese sfrutta al meglio la furbizia della scrittura di Simon Beaufoy; si sente però il suo sguardo manipolatore in sua questa escursione ‘Bollywood’ soprattutto nei flashback dell’infanzia del protagonista. I momenti migliori del film sono paradossalmente quelli più periferici: il confronto aspro tra conduttore e concorrente nello studio televisivo e l’anarchico finale musical

the millionaireHa tutte le carte in regola per attrarre al primo istante The Millionaire: un’immagine dell’infanzia che sembra la versione riaggiornata dei libri di Dickens, tracce quasi da Neorealismo, uno sguardo diretto verso Bollywood, la tensione del gioco a premi, inquadrature deformate e visioni distorte come in Trainspotting. Danny Boyle certamente sa costruire ritmo e creare immediato coinvolgimento attraverso la vicenda del giovane Jamal Malik che, per conquistare la ragazza che ama, decide di partecipare alla versione hindi del gioco a premi “Chi vuol essere milionario” di cui la giovane è un’appassionata spettatrice.

Il regista si inoltra dentro l’India, ritrasformata attraverso il suo sguardo in cui il campo visivo è sempre strettamente delimitato e dove i colori saturi tendono ad espandersi all’interno dell’inquadratura. Certamente Boyle sfrutta al meglio la furbizia della scrittura di Simon Beaufoy (è lo sceneggiatore di Full Monty) che però si inceppa nel momento in cui il meccanismo comincia a diventare ripetitivo; ogni risposta data da Jamal durante il quiz non corrisponde tanto alla sua conoscenza quanto alle sue esperienze di vita. Partono così flashback estenuanti alla ricerca di quel fatto oggettivo che possa collegare il presente con il passato. Le immagini sull’infanzia di Jamal, l’amore per Latika e la perdizione del fratello più grande con la criminalità organizzata appaiono poi meramente illustrativi e sembrano quasi privi di quell’umanità che comunque viene spacciata ed esibita. Forse la parte migliore di The Millionaire si vede paradossalmente nel momento in cui il cineasta britannico abbandona la strada e si chiude nello studio televisivo dove Jamal potrebbe cambiare il corso della sua vita. Lì l’atmosfera è davvero soffocante, simile a quella di 28 giorni dopo e Sunshine, proprio i film migliori di Boyle proprio perché sono quelli più teorici e astratti. Qui la sfida tra il conduttore televisivo e il giovane concorrente diventa quasi un confronto all’ultimo sangue. I due appaiono come due figure contrarie e speculari. E il primo cerca di far cadere Jamal proprio perché rischia di soffiargli la popolarità. Il momento ambientato nella toilette, in una pausa del programma, dove il ragazzo confessa che non sa rispondere alla domanda, appare autenticamente cinico e stavolta, paradossalmente, è proprio l’immobilità della situazione a produrre tensione. Inoltre il finale ambientato alla stazione, durante i titoli di coda, rappresenta un altro momento fortemente riuscito del film. Ovviamente è anarchico ed è forse l’esempio di un film che ha voglia di scappare dalla sua struttura narrativa così programmaticamente costruita. In The Millionaire ciò che abbaglia sono quindi quei flash provvisori. E non sono quelli neo/realistici umanistici che hanno fatto innamorare gran parte della critica inglese e statunitense di questo film.

 

Titolo originale: Slumdog Millionaire

Regia: Danny Boyle

Interpreti: Dev Patel, Freida Pinto, Mia Inderbitzin, Anil Kapoor, Irfan Khan

Distribuzione: Lucky Red

Durata: 120’

Origine: Gran Bretagna/Usa, 2008

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