"Giulia non esce la sera", di Giuseppe Piccioni
Uno dei film più seducenti e sfuggevoli di Piccioni, grazie anche alla bravura di Mastandrea e della Golino, che trasformano i loro personaggi in delle provvisorie apparizioni. Convince di meno la componente visionaria del film, ma si tratta comunque di un’opera anomala, che riesce a materializzare il disagio, la stasi emotiva e quella sensazione in cui si ha paura di stare sempre sul punto di annegare come ne La notte di Antonioni
Si trovano sempre in una posizione-limite i protagonisti di Giulia non esce la sera. Separati dal mondo, ma non sono né in fuga dalla vita ma neanche dentro la vita. Lì fermi, sulla soglia, come l’acqua della piscina in cui si è contemporaneamente dentro e fuori. Forse proprio come in Welcome, ultimo straordinario film di Philippe Lioret presentato a Berlino nella sezione “Panorama”, il contatto tra i due personaggi avviene proprio in quella soglia, in quella zona di mezzo, tra l’aria che sta sopra e l’acqua che sta sotto. Guido e Giulia (il nome di entrambi i personaggi cominciano con la G) sembrano attraversare la loro quotidianità come se stessero continuamente nuotando. Con la testa di fuori ma il corpo che sta dentro. Lui è uno scrittore di successo e il suo ultimo libro è entrato tra i cinque candidati alla vittoria di un prestigioso premio letterario. Accompagna la figlia a nuoto ma visto che lei non vuole più seguire le lezioni, decide di iscriversi lui stesso in piscina. Lì incontra Giulia, una donna che nasconde un passato misterioso. Tra i due nasce anche un’attrazione ma da entrambi viene vissuta come se ci fosse in loro un contrasto continuo tra seduzione e distanza.
Giulia non esce la sera appare uno dei film di Piccioni più seducenti e sfuggevoli in cui la scrittura dello stesso regista e di Federica Pontremoli sembra volontariamente smaterializzarsi. A differenza di Fuori dal mondo e Luce dei miei occhi, la stasi esistenziale provvisoria dei protagonisti non è concretamente definita ma è come se attraversasse a più riprese il film senza mai stabilizzarsi. Grazie anche alla bravura di Mastandrea e della Golino, che è come se sgretolassero i loro personaggi e li rendessero quasi delle provvisorie apparizioni, l’opera di Piccioni lascia avvertire quelle tracce di alienazione che richiamano l’Antonioni de La notte ma punta al tempo stesso a quell’immobilità nella quotidianità presente sia in Caos calmo sia in La seconda volta; le entrate nel carcere di Giulia non esce la sera richiamano quelle traiettorie del film di Calopresti. Certo, non tutto appare convincente, soprattutto nel momento in cui il film accentua la componente visionaria e a Guido appaiono i fantasmi dei suoi romanzi davanti a lui. Sembrano invece migliori i momenti in cui le pagine dei romanzi che prova a scrivere prendono forma visiva, tra uno spettacolo di lap-dance e ombrelli provenienti da Les parapluies de Cherbourg di Jacques Demy, in cui lo scrittore prova a vivere più vite possibili per scappare dalla propria. Inoltre Piccioni crea un efficace isolamento dei protagonisti rispetto a ciò che li circonda. Giulia guarda la figlia da fuori ma non ha il coraggio di parlare con lei. Guido non vuole andare a vivere nella nuova casa assieme alla moglie e alla figlia. Il film è pieno di barriere invisibile o materiali (porte, finestre). Soltanto nell’acqua viene frantumata ogni separazione. Come se quei corpi ambissero ad essere liquidi e potessero finalmente respirare autonomamente.
Regia: Giuseppe Piccioni
Interpreti: Valerio Mastandrea, Valeria Golino, Sonia Bergamasco, Piera Degli Esposti, Domiziana Cardinali, Jacopo Domenicucci,
Distribuzione: 01 Distribution
Durata: 105'
Origine: Italia, 2009
-
Mah...per me Piccioni è uno dei più noiosi e mediocri registi italiani...penso proprio che non lo vedrò
Inviato da Marco il 01/03/2009
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