"Notorious", di George Tillman Jr
George Tillman Jr si limita ad applicare sulla pellicola lo stile nervoso e sovreccitato dei videoclip rap. La vicenda di redenzione e riscatto morale che porta il piccolo boss dello spaccio di crack, Christopher Wallace, dai marciapiedi del ghetto all'american dream del suo alter-ego gangsta B.I.G., passando dal carcere fino a finire ammazzato, non acquista né il misticismo di uno Spike Lee né la statura di parabola popolare di uno Stallone, da tempo al lavoro su di un progetto simile. Fuori Concorso alla 59esima Berlinale
Guardando questo primo biopic sulla figura di Christopher Wallace, meglio noto alle platee mondiali come il gangsta-rapper Notorious B.I.G., non puoi non pensare a cosa sarebbe stato - o a cosa sarà, siamo ancora speranzosi - il progetto simile, ma maggiormente incentrato sulla faida letale tra East Coast e West Coast, e dunque tra le fazioni di Biggie e di 2Pac, che Sylvester Stallone torna spesso a dichiarare di avere da troppo tempo in cantiere: sembra proprio pane per i suoi denti questa storia di redenzione e riscatto morale che porta il piccolo boss dello spaccio di crack Christopher dai marciapiedi del ghetto all'american dream di guadagnare milioni su milioni grazie alla propria musica, passando dalla detenzione in carcere che chiaramente si staglia come punto di svolta nella sua consapevolezza di uomo. Chissà lo sguardo di Sly come si sarebbe posato su questo match reiterato tra i due sfidanti spacconi Notorious e 2Pac, un tempo amici e poi rivali per colpa dello show business, e sull'incredibile immedesimazione popolare di cui si facevano incarnazione - le voci delle minoranze nere e delle loro storie disperate nella violenta giungla d'asfalto. George Tillman Jr, ovviamente, non è nemmeno lontanamente un regista del calibro di Sylvester Stallone (basterebbe confrontare le sequenze per strada in mezzo alla gente di questo film e dell'ultimo sublime Rocky Balboa...) - quello che abbiamo è dunque un lavoro che, in maniera infinitamente più ruffiana in confronto alla sottile (molto più di quel che molti immaginano) operazione di Curtis Hanson sulla biografia possibile di Eminem in 8 Mile, si limita ad applicare sulla pellicola lo stile nervoso e sovreccitato dei videoclip rap: mdp perennemente in movimento, fotografia sporca, generale aria di rabbia violenta pronta ad esplodere. Gli manca il misticismo alla Spike Lee per illuminare il suo protagonista di una qualunque aura sovrannaturale di martire-condottiero del suo popolo (che magari comunque Biggie non aveva), e sembra in qualche punto anche colpevole di lasciarsi sfuggire i suoi personaggi migliori di contorno, tra cui Angela Bassett nella parte della stoica madre di Christopher, in una interpretazione anche fin troppo convinta: di certo è ottimo il lavoro di tutto il cast, impegnato nel dimostrare come il linguaggio del rap sia davvero quello quotidiano delle comunità nere dei ghetti - Jamal Woolard, il giovane interprete di Notorious, ad esempio, pare rappare in ogni dialogo, in ogni frase pronunciata, in ogni domanda o risposta. Non ha buon gioco invece purtroppo Anthony Mackie nella parte di un Tupac perennemente esagitato ridotto quasi ad una macchietta di clown coloured - d'altronde, il produttore esecutivo di questo film è Puff Daddy, lo storico compare di Biggie, e la pellicola diventa d'improvviso sospettosamente, confusamente e di certo convenientemente elusiva e frettolosa nell'ultima parte della storia, quella che affronta il mistero di mandanti ed esecutori degli omicidi di entrambi i rapper 'in guerra', Notorious e 2Pac.
Regia: George Tillman Jr
Origine: USA, 2009
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