HORROR & SF - "32", di Michele Pastrello: la ribellione della Madre Terra
Affrontare i cortometraggi ogni tanto fa bene. Soprattutto se ci si trova di fronte a un autore giovane, italiano, di buona personalità e di sicuro talento, come Michele Pastrello. “32” è il suo nuovo lavoro, un film di protesta e impegno civile contro la distruzione compiuta ai danni della Natura. Sempre accarezzando l’horror, ma andando ben oltre
La brutalizzazione del paesaggio. La distruzione dell’ambiente. L’ennesima coltellata inflitta alla nostra Madre Terra. La modernità e la tecnologia come padroni imperanti di un mondo ormai corrotto in cui la Natura non ha più importanza. 32 nuovi chilometri di autostrada, ovvero il passante di Mestre, costruito per venire in soccorso di una tangenziale ormai satura di macchine, in una regione, il Veneto, che negli ultimi 40 anni ha perduto il 20% dei terreni agricoli totali, e che conta 53.000 km di asfalto.
E’ un film rabbioso, il terzo cortometraggio di Michele Pastrello, dopo gli ottimi Nella mia mente (vincitore del Pesarhorrorfest 2006) e Nuvole. Un film d’impegno civile, di protesta, dall’alto valore simbolico, emotivo, allegorico. Una giovane donna (la debuttante e bravissima Eleonora Bolla), inseguita, malmenata, stuprata, violata nella propria intimità da un losco affarista senza scrupoli, adagiata irrispettosamente su quel terreno pronto a essere distrutto dall’ignoranza della modernizzazione. Una ragazza debole e fragile, ma anche capace di reagire, di combattere, di mutarsi in una Lady Vendetta che deve suo malgrado completare un rito d’iniziazione verso l’età adulta, da svolgersi attraverso la punizione verso colui che ha così impunemente approfittato della sua ingenuità. Per poi correre nel vento, nel vuoto, nel fango, leggera nel movimento ma appesantita nel cuore, alla ricerca di una libertà che forse non troverà più.
Il corto di Pastrello è tutto giocato su di un simbolismo immediato ma non per questo meno efficace: lo stupro ai danni di Eleonora è la simbiosi della violenza perpetrata ai danni di una Mother Gaia umiliata e ferita nel profondo della propria anima, sopraffatta dalla forza corrotta della civiltà, dall’imbecillità dell’uomo, dall’alienazione industriale, dallo sfacelo di un universo naturale alla rovina e alla deriva. Il suo pianto è il pianto della Terra di(s)messa e ricoperta dal cemento, e la ferita all’angolo del suo labbro, che sanguina incessantemente, è la stessa che ricopre e annienta le speranze per un futuro migliore che di questo passo mai e poi mai avremo. Anzi, l’Apocalisse è dietro l’angolo.
Dal punto di vista strettamente cinematografico, notiamo con piacere come Pastrello, con pochi cortometraggi all’attivo, abbia già saputo creare e solidificare una propria cifra stilistica, entro cui si possono riconoscere trait d’union tra un lavoro e l’altro. Sinuose carrellate (in interni) e macchina a mano (in esterni) a spalleggiarsi e alternarsi; coinvolgenti note di pianoforte, da lui stesso scritte, che accompagnano le immagini per crescere d’intensità al momento giusto (come nella bellissima sequenza in cui la protagonista vede alla televisione un servizio dedicato al nuovo tratto autostradale in costruzione); utilizzo qui e là di inserti puramente horror che paiono ricondurre vagamente a Lynch ma anche ai maestri giapponesi; segnali
d’irriverenza che sfiorano il filone americano rape & revenge degli anni settanta; capacità di riempire il silenzio con la fluidità delle immagini e delle emozioni, e con il costante ticchettio di un orologio invisibile che scandisce il tempo molto meglio di tante superflue parole; insistenza, cospicua ma non morbosa, sui visi e sul corpo femminile, tra primi piani insistiti e dolenti, e inquadrature a più ampio raggio atte a mostrarne parzialmente la nudità e di conseguenza la mancanza di riparo di fronte alle avversità.
Pastrello chiede molto alle sue attrici, in termini di impegno fisico e mentale, per dar vita a scene ostiche, crudeli, alfine strazianti. Chiede alle sue Muse di mettere in gioco pienamente se stesse e il proprio corpo. Eppure ottiene ciò che vuole. Un futuro Von Trier all’italiana? Chissà, forse… Ciò che è certo è che un’idea di cinema, chiara e personale, c’è, così come un talento lampante. 32 ne è l’ulteriore conferma. Sicuramente navighiamo una spanna sopra (forse due) alla media delle produzioni indipendenti nostrane. Ora lo aspettiamo, pienamente fiduciosi, al difficile approdo al lungometraggio, sperando che qualcuno creda in lui.
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