HORROR & SF - Stefano Bessoni: dalla camera delle meraviglie ai canti della forca
Calaverita e Piccolo Becchino in mostra a Roma: due personaggi fuggiti dal magico universo di Stefano Bessoni (il regista di Imago mortis, 2009, recensione, video - incontro, e del premiatissimo Krokodyle, 2010, vincitore in svariati festival di cinema horror e fantasy in tutto il mondo: Cinefantasy, Sitges, Fantaspoa, Puerto Rico Horror Film Fest, Science+Fiction), che prepara un nuovo lungometraggio ispirato ai Galgenlieder, le filastrocche macabre di Christian Morgenstern

In arrivo il quarto lungometraggio per Stefano Bessoni, autore oltre a svariati corti di Frammenti di scienze inesatte (2005) Imago mortis (2009, recensione, video - incontro con il regista) e del premiatissimo Krokodyle (2010) vincitore in svariati festival di cinema horror e fantasy in tutto il mondo (Cinefantasy, Sitges, Fantaspoa, Puerto Rico Horror Film Fest, Science+Fiction).
Filmaker, docente e soprattutto illustratore (ha pubblicato due bellissimi libri, Homunculus e Wunderkammer) e artigiano-”mad-scientist” che fa convivere nel suo mondo zoologia, arte, storia naturale, fantastico e macabro, l'enciclopedismo di Peter Greenaway e la fantasia di Terry Gilliam, i personaggi di Edward Gorey e le creature di Švankmajer, l'umorismo dei disegni di Tim Burton e la poesia dei Quay Bros.
Uno dei pochi registi italiani che cercano di sperimentare con forme e generi diversi, di lavorare su un immaginario gotico che non sia condizionato dalle formule nostrane, nella convinzione che “il cinema, e quello horror in particolare, sia oggi la naturale evoluzione di quella forma di narrazione popolare che è la favola. I fratelli Grimm, con le loro storie zeppe di morti che ritornano, orchi sanguinari, genitori che fanno a pezzi i bambini e poi li mangiano, altro non sono che i primi registi horror della storia. Peccato che il cinema sia stato inventato solamente un paio di secoli più tardi. E poi c’è Freud, i suoi studi sul Perturbante, il Doppelganger. Quindi è bene fare attenzione quando parlo di horror, perché il mio concetto di orrore è ben diverso dall’accezione che oggi viene commercialmente e superficialmente attribuita a questo termine. Il mio vuole essere un cinema a tinte orrorifiche che affonda le proprie radici nelle paure più profonde che si nascondono nel cuore dell’animo umano”.
Così, in un post datato agosto 2009, Stefano Bessoni spiegava sul suo blog la genesi di Galgenlieder – I canti della forca, il nuovo progetto attualmente in sviluppo, liberamente ispirato alle filastrocche macabre dello scrittore tedesco Christian Morgenstern (1871-1914) raccolte in Galgenlieder (1905) Palmstroem (1910) e Palma Kunkel (1916).
Il regista racconta di essersi innamorato di questi testi - i "canti del patibolo" sono le voci immaginarie di un gruppo di impiccati che fanno del patibolo un punto di vista privilegiato sulla vita - scoprendo in una piccola libreria veneziana intorno al 1993 questa “serie di componimenti per alcuni aspetti accomunabili al non-sense carrolliano […] intrisi di un grottesco spietato che trasforma il concetto di macabro in una riflessione profonda sul senso della vita, spostandosi così in territori vicini più alla filosofia (Nietzsche in particolare) che alla narrativa per bambini”. Al suo colpo di fulmine Bessoni si è ispirato per un primo cortometraggio di 15 minuti, nel 1998, Galgenlieder - Canti patibolari, continuando poi a elaborare il tema attraverso schizzi, bozzetti, appunti, idee.
Bessoni raccontava di aver sviluppato alcuni personaggi appena abbozzati all'interno dei Galgenlieder - Palmstroem, Korf, il Piccolo Impiccato, il Grande Lalulà, Sofia la compagna del boia, PalmaKunkel, il Pecoro Lunare – inventando per loro fisionomie e caratteri, e di voler girare il lungometraggio in una Berlino fantasmatica, decadente e quasi senza tempo.
In attesa di novità sul film, la nostra cover è dedicata ad alcuni personaggi in resina “fuggiti” da questo universo, un mondo ”fatto di zoologia, di tassidermia, di anatomia, di wunderkammer e di scienze anomale”.
Calaverita e Piccolo Becchino si possono ammirare alla Dorothy Circus Gallery di Roma fino al 15 Gennaio 2012, all'interno della mostra I love Candies, accanto a nomi celebri nel panorama dell'arte pop-surrealista contemporanea, tra cui Yosuke Ueno e Kathie Olivas.
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