VENEZIA 66 - "Il compleanno", di Marco Filiberti (Controcampo Italiano)

Filiberti è finalmente l'esempio di un regista italiano che non ha paura di niente, neanche di rasentare il ridicolo quando si vuole smarrire. Ed è forse per questo che il suo film riesce a buttarti addosso tutto il suo piacere, il suo erotismo e il suo dolore, incarnato. E riesce a fare questo con una spontaneità immediata ma anche con momenti di grande cinema

il compleannoHa una sensibilità amplificata lo sguardo di Marco Filiberti. Forse è per questo che Il compleanno può sembrare esagerato e apparire come un'insieme di scene-madri incontrollate. Ma proprio in quest'ultime non si sente nessuna costruzione formale. Sono proprio così perché c'è una grandiosa alterazione tra ciò che sta davanti e dietro la macchina da presa. Proprio come in una rappresentazione melodrammatica in cui le passioni in gioco si ingrandiscono a dismisura.
Il film vede protagonisti un gruppo di quattro amici che affitta una casa sulla spiaggia per trascorrerci l'estate. L'arrivo di David (Thyago Alves), figlio di Shary (Michela Cescon) e Diego (Alessandro Gassman), crea una tensione crescente che coinvolge soprattutto Matteo (Massimo Poggio), un affermato psicanalista sposato con Francesca (Maria de Medeiros).
Quello di Filiberti è un film sulla seduzione del corpo. Già era accaduta la stessa cosa con la sua promettente opera prima, Poco più di un anno fa del 2002 in proprio lo stesso regista si metteva in gioco come protagonista attraverso la figura di una pornostar gay. Il compleanno non solo segna un ulteriore e deciso passo avanti rispetto quella pellicola, ma appare davvero la materializzazione di un mondo interiore che esce fuori senza nessuna timidezza, anzi con un impeto incontrollabile.
Il corpo di David appare spesso luccicante, come se fosse l'incarnazione provvisoria di una divinità scesa sulla terra. Al tempo stesso però Filiberti riesce a dare il suo film anche dei tocchi (auto)ironici soprattutto attraverso la figura di Diego dove Alessandro Gassman ha dimostrato, da Caos calmo, una maturazione davvero notevole. Il compleanno è pieno di segni premonitori (la ragazza morta sulla spiaggia) di sguardi infuocati (quello tra Matteo e David, con il ragazzo abbracciato alla madre) e lascia progressivamente emergere la componente irrazionale che porta all'estasi e alla distruzione, come in un'opera lirica. Al tempo stesso però, nella rappresentazione di quell'estate come una decisiva stazione esistenziale conduce allo spessore del cinema italiano degli anni '60/70 con tracce di Pietrangeli e del Visconti di Gruppo di famiglia in un interno.
Filiberti è finalmente l'esempio di un regista italiano che non ha paura di niente, neanche di rasentare il ridicolo quando si vuole smarrire. Ed è forse per questo che il suo film riesce a buttarti addosso tutto il suo piacere, il suo erotismo e il suo dolore, incarnato anche dalla figura esteriore della paziente Piera Degli Esposti. E riesce a fare questo con una spontaneità immediata ma anche con momenti di grande cinema: la scena della masturbazione di David sulle note di Maledetta primavera di Loretta Goggi è da antologia.
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