"Caotica Ana", di Julio Medem
La dismisura caotica, leggera ed irresistibile di Lucia y el sexo cede il passo ad una pesantezza strutturale e narrativa dove il disordine è solo un’entità artificiale, dove la sregolatezza è uno sterile ed indistinto accumulo di materiali ed invenzioni visive che porta ad un’inevitabile dispersione di quella magnifica libertà senza limiti né paure che anima il cinema di Medem
E’ la Storia il filo che unisce il genere umano in quanto memoria imprescindibile del mondo che l’individuo custodisce inconsapevolmente nelle profondità della sua anima, questo afferma la mecenate interpretata da Charlotte Rampling. Ma, come risponde il mostro della caverna - così Ana chiama suo padre - la Storia è anche una catena di atrocità, dalla quale bisogna proteggersi espellendola dal proprio corpo. L’anima opposta alla mente. Chiamata a decidere se far vivere dentro e attraverso la sua carne la Storia e con essa il principio (pro)creativo del genere umano, o se ripudiare il mondo e ritirarsi nella sterilità delle viscere inanimate della caverna paterna, Ana sceglie di essere anima. E così inizia un doloroso viaggio di scoperta: Ana deve diventare lo strumento di un perpetuo ritorno per poter, infine, liberare il divenire. E’ a dir poco ambizioso il progetto di Julio Medem (per oscure logiche distributive giunto nelle sale italiane a quasi tre anni di distanza dalla presentazione alla Festa del Cinema di Roma), e nella sua favola di fin troppo esibita ispirazione pacifista pedina a distanza ravvicinatissima la disordinata erranza esistenziale della poco più che adolescente Ana, una strabiliante Manuela Vellés, per riflettere, attraverso le tracce lasciate sulla carne della sua protagonista (ancora un volta quello di Medem è un cinema che fa dell’erotismo la componente principale dei corpi), sugli archetipi della femminilità e sul ruolo della donna nella Storia, passata e futura. La dismisura caotica, leggera ed irresistibile di Lucia y el sexo cede il passo ad una pesantezza strutturale e narrativa dove il disordine è solo un’entità artificiale, dove la sregolatezza è uno sterile ed indistinto accumulo di materiali ed invenzioni visive che porta ad un’inevitabile dispersione di quella magnifica libertà senza limiti né paure che anima il cinema di Medem. I dieci capitoli - come il conto alla rovescia che fa sprofondare la protagonista in uno stato ipnotico - che scandiscono il cammino di Ana verso la consapevolezza sono una giostra di tanto inutili quando insostenibili ripetizioni fine a se stesse. La liquidità magica che Medem conferisce ai corpi che popolano il suo cinema, sospesi in un’instabilità congenita e imprevedibile, sempre pronti a trasformarsi in vapore o solidificarsi, diventa solo un pallido riverbero che si rintraccia a fatica nella sfilacciata andatura del film. Caotica Ana si perde nella smania creativa di Medem, finendo per rimanere schiacciato dalla densità di un racconto che, nonostante l’innegabile fascino di alcuni momenti, si dilata sino allo sfinimento, senza riuscire a trovare l’accordo dei diversi movimenti di cui è composto.
Titolo originale: Càotica Ana
Regia: Julio Medem
Interpreti: Manuela Vellés, Charlotte Rampling, Bebe Rebolledo, Nicolas Cazalé, Asier Newman
Distribuzione: One Movie
Durata: 119’
Origine: Spagna, 2007
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