"Universal Soldier: Regeneration", di John Hyams


L'elemento più interessante di questi prodotti girati in serie spesso in Bulgaria dalle star decadute dell'action marziale è come gli scenari grigi, desolati e post-industriali dell'ex-URSS diventino il paesaggio interiore perfetto per gli occhi sempre più stanchi e disperati di questi superuomini definitivamente denuclearizzati: e la Chernobyl fantasma e arrugginita ripresa da Peter Hyams, padre di John e qui operatore, dice molto di più e il contrario esatto del sottotitolo dell'episodio, Regeneration

jean claude van damme universal soldier regeneration john hyamsChecché ne vada dicendo Roger Moore, che nella sua autobiografia "Il mio nome è Bond" riserva parole per nulla benevole all'attore con cui ha condiviso l'avventura de La Prova, Jean-Claude Van Damme è persona incredibilmente munifica, che non ha mai rifiutato di elargire il proprio maiuscolo nome in cartellone ai tentativi hollywoodiani non solo, com'è noto, di John Woo, ma anche di Tsui Hark (due volte) e Ringo Lam (addirittura tre), anche quando i progetti già in partenza parevano particolarmente deliranti, e anche quando allo sceneggiatore di alcuni di quei film, Steven E De Souza, viene in mente di portare sul grande schermo il più leggendario dei videogame picchiaduro.
L'entusiasmo sincero con cui l'atleta belga s'era lanciato nella confessione pubblica davanti alla mdp del giovane francese Mabrouk El Mechri in JCVD certificava in tempi recenti l'immutata voglia di mettersi in gioco – stavolta, c'è da 'sponsorizzare' il figlio dell'amico Peter Capricorn One Hyams, regista di due ottimi Van Damme, Timecop (produzione Sam Raimi) e A rischio della vita.
Il pretesto di Hyams il giovane è rinvingorire, nella speranza (vana, il film in patria è finito direttamente in dvd) di agguantare lo stesso successo degli altri fortunati revival contemporanei, la saga degli Universal Soldiers, che vanta due film per il cinema e un paio di tv-movie senza Jean-Claude e Dolph Lundgren (assente anche nell'apprezzabile Universal Soldier – The Return, primo sequel ufficiale).
Nella sostanza, Regeneration è un film in cui per un'ora diversi marine spacconi tentano di affrontare il mastodontico 'UniSol' (ovvero il cadavere di un soldato rianimato e reso sostanzialmente invincibile attraverso procedure chimiche e meccaniche) posto dai terroristi che hanno preso possesso della centrale in disuso di Chernobyl a guardia del reattore armato di esplosivi con un timer di 72 ore. Una serie di sequenze di scontri a fuoco o corpo a corpo in stile videogame (sorprende la versatilità di papà Peter, che dirige il comparto della fotografia per il film del figliolo) in cui ha puntualmente la meglio il gigantesco personaggio di Andrei 'The Pitbull' Arlovski, campione mondiale di Mixed Martial Arts.
Alla fine, i capi dell'esercito si convincono a chiamare JCVD, che sta tentando di riqualificare la furia omicida con cui è stato programmato nel film originale di Roland Emmerich in una tranquilla vita di coppia con una bella dottoressa (e qui volendo si potrebbe affrontare il livello della metafora con la reale carriera 'rassegnata' agli straigh-to-video dell'attore). Sfiancato, imbolsito, fuori forma, poco convinto e un po' stranito, Jean-Claude in una ventina di minuti risolve la situazione – e c'è anche il tempo per l'ormai immancabile piano sequenza adolph lundgren universal soldier regeneration john hyams seguire l'eroe con eliminazione multipla (e il fiatone).
L'elemento più interessante di questi prodotti girati in serie spesso in Bulgaria dalle star decadute dell'action marziale è la maniera in cui gli scenari grigi, desolati e post-industriali dell'ex-URSS diventino una sorta di paesaggio interiore perfetto per gli occhi sempre più stanchi e disperati di questi superuomini definitivamente denuclearizzati: da questo punto di vista la Chernobyl fantasma e arrugginita ripresa dai due Hyams dice molto di più e il contrario esatto del sottotitolo dell'episodio, Regeneration.
E a sorprendere è la maschera tragica di Dolph Lundgren, solcata dalle rughe e inaspettatamente malinconica, capace di innalzare a problematica morale ed esistenziale la sua natura recente di guest star di 'lusso', a cui non viene nemmeno dato il tempo per proferire la battuta tagliente da 'cattivo' prima di finire cancellato irreparabilmente dal film: "hey, aspetta un secondo..."


Titolo originale: id.
Regia: John Hyams
Interpreti: Jean-Claude Van Damme, Dolph Lundgren, Andrei Arlovski, Mike Pyle, Corey Johnson, Garry Cooper, Emily Joyce, Zahary Baharov, Kerry Shale, Aki Avni, Yonko Dimitrov, Violeta Markovska

 

 

Distribuzione: Eagle Pictures
Durata: 97’
Origine: USA, 2009

 

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Sono presenti 1 commenti
 
  1. Sono veramente dispiaciuto e offeso da parte degli incaricati del Cinema.<br />Perche' mi aspettavo almeno che questo Film lo avreste preso anche nelle sale cinematografiche di Torino.<br />Eppure non ostante che il Film sia uscito non ho visto neanche una pubblicita'.<br />Voi ancora non avete capito una cosa, che siamo ancora tanti Fans amanti Di jean claude van damme e cortesemente chiediamo che questo Film venga anche nelle sale importanti di Torino.<br /><br />E fate pubblicita' che c'e' ne di pubblico o altrimenti a che serve mettere un Film in una sala sconosciuta senza che nessuno sa' di questo Film.<br />Vi ringrazio cortesemente di ricordarsi di questa richiesta.

    Inviato da Ronny il 06/06/2010
 

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