"La fontana dell'amore", di Mark Steven Johnson


Kristen Bell sembra divertirsi decisamente di più nel balletto in abito matrimoniale dei titoli di coda che per tutto il corso del film. Va piuttosto meglio a Josh Duhamel, il Capitano Lennox amico degli Autobot, nella tipica operazione di decostruzione del proprio machismo, nei panni di un imbranatissimo ex giocatore di football americano che non fa che beccare pali in faccia per strada e botte e capitomboli dappertutto

kristen bell la fontana dell'amore when in romeMark Steven Johnson non è lo sprovveduto che ai denigratori piace dipingere, anche se probabilmente non diventerà mai un grande regista. Qui inquadra Don Johnson che porta all'altare la star di Veronica Mars a sposarsi con il marine della saga dei Transformers, in una chiesa in Italia. Se è il massimo che possiamo aspettarci da lui (e verosimilmente lo è), ci si potrebbe anche accontentare.
La constatazione: Kristen Bell sembra divertirsi decisamente di più nel balletto in abito matrimoniale dei titoli di coda (montato su fondali turistici di Roma, Castel Sant'Angelo, Colosseo ecc) che per tutto il corso del film. Al suo personaggio succede di raccogliere in acqua le monete lanciate nella inesistente "fontana dell'amore" di Roma dai disperati in cerca dell'anima gemella – e così verrà perseguitata per tutta New York da un gruppo di sbandati sotto incantesimo convinti di amarla (tra cui l'irritante Will Arnett, e il decaduto Danny DeVito). A questo punto il film diventa una storia a metà tra la versione rom-com di Drag me to hell e un fraintendimento grottesco di Mad Detective di To e Ka-Fai (lo stuolo di demoni buffi dietro di te).
L'equazione che unisce il prologo romano e il proseguio americano è Roma : Fori Imperiali = New York : Guggenheim (non si può nemmeno dire che sia inesatta). La bionda Kristen infatti di mestiere fa la curatrice di mostre al "Gugg" per conto della cattivissima Anjelica Huston (Drag me to hell, appunto).
Va piuttosto meglio a Josh Duhamel, il Capitano Lennox amico degli Autobot, nella tipica operazione di decostruzione del proprio machismo, nei panni di un imbranatissimo ex giocatore di football americano che non fa che beccare pali in faccia per strada e botte e capitomboli dappertutto. A lui non è servito l'ausilio della fontana per innamorarsi della bella Bell, ma lei lo tiene lontano perché convinta faccia parte dello stuolo di pretendenti impazziti.
Roma è una macchietta di Fiat 500 e improbabili balli popolari al ricevimento di matrimonio – allo stesso livello il contorno di amicizie sfigato-nerd di lui (poker con birra, pub scalcinati) e quello di compagne nevrotico-frustrate di lei (single depresse, ciccione gaudenti, un gay).
Il problema principale di Johnson è che non riesce a far funzionare le gag (stavolta gli manca un Nicolas Cage che si porti il film sulle spalle curve, come nel suo film migliore nonostante tutto, Ghost Rider), o che le gag non funzionino con lui: i momenti romantici hanno ben altra efficacia, lei fa degli occhioni irresistibili e lui sorride come un vero divo.
Forse i due autori David Diamond e David Weissman (gli stessi dei meglio riusciti Evolution e Family Man) si sono ispirati a Tre soldi nella fontana (1954) di Jean Negulesco, ma nei titoli di testa non v'è traccia che lo indichi. Probabilmente non c'avrebbe creduto comuque nessuno.

TItolo originale: When in Rome
Regia: Mark Steven Johnson
Interpreti: Kristen Bell, Josh Duhamel, Will Harnett, Jon Heder, Danny DeVito, Anjelica Huston, Don Johnson
Distribuzione: Disney
Durata: 91'
Origine: USA, 2010

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