CANNES 63 - "Rizhao Chongqing (Chongqing Blues)", di Wang Xiaoshuai (Concorso)

Il film trova quasi per inerzia i suoi momenti d’intensità, nell’insistenza del piano fisso, nella profondità trattenuta degli interpreti, nel tocco lieve dell’obiettivo che gioca di sponda tra i personaggi e l’ambiente, tra la grazia naturale dell’oceano e la disgrazia della città. Certo, c’è anche il tentativo di un discorso teorico, la voglia di giocare sulla struttura, di manipolarla fino alla (dis)soluzione. Ed è qui che il film svela i suoi limiti

chongqing bluesLin è un capitano di nave, che passa gran parte dell’anno in mare. Dopo sei mesi di viaggio, torna sulla terraferma, ma non ha il tempo di godere del meritato riposo. Un altro viaggio l’attende, ben più doloroso. Perché il figlio di primo letto, Lin Bo, appena venticinquenne, è stato ucciso dalla polizia in un centro commerciale, in circostanze ancora non del tutto chiarite. Erano anni che padre e figlio non si vedevano, al punto che il vecchio Lin non ha più una vaga idea di quale fosse l’aspetto di Lin Bo. Così parte per Chongqing, la città ‘del passato’, oggi una terrificante metropoli completamente trasformata da uno sviluppo edilizio incontrollato. Un viaggio sulle tracce della memoria e di una straziante verità.
Wang Xiaoshuai, al suo undicesimo lungometraggio, racconta ancora una storia di solitudini, di felicità impossibili, di ‘contatti’ cercati a fatica o, comunque, tristemente mancati. Stavolta si tratta di un padre e un figlio che non hanno avuto la possibilità e la forza di stabilire un legame autentico, perché risucchiati nel gorgo folle di scelte inconciliabili, di egoismi silenziosi, di tempi discordanti. Un padre e un figlio che si cercano a vicenda, ma che si guardano da distanze siderali e irreparabili. Ed è proprio questo duplice movimento il segno eloquente di una frattura generazionale insanabile, di un’impossibilità di comprensione e comunicazione tra il vecchio e il nuovo. La probabile condanna alla dannazione di un Paese le cui trasformazioni assomigliano sempre più a una lacerazione tra due modelli sociali imposti, ancor prima di essere assorbiti. Il vecchio Lin prova, troppo tardi, a ricucire lo strappo, ma è ormai un alieno. Si aggrappa ossessivamente al giovane Hao, il miglior amico del figlio, per cercare di carpire il senso di comportamenti, abitudini, modelli che non gli appartengono affatto (la splendida sequenza della notte in discoteca). E cerca di ricostruire a fatica la verità di un’immagine destinata comunque a rimanere sfocata, irraggiungibile. Perché il ricordo si confonde col presente e la realtà stenta a palesarsi nella parzialità dei racconti e delle ricostruzioni. E anche se si riuscisse a decifrare l’evento, anche se si percepisse il segreto profondo dell’anima, nessuna foto potrebbe mai fermare la morte.
Wang gira quello che potrebbe essere il suo Nella valle di Elah e, come già detto a proposito di In Love We Trust, si conferma “un regista in grado di confrontarsi con una realtà interiore che non prescinde dallo sfondo”. Per lui il racconto individuale è lo specchio di un destino generale, come se la storia privata e quella sociale vivessero di un battito unico. E il suo maggior talento è nell’evidente capacità di mantenere questo doppio sguardo sulla giusta distanza, sul punto di contatto tra il documento e il sentimento. Chongqing Blues trova quasi per inerzia i suoi momenti d’intensità, nell’insistenza del piano fisso, nella profondità trattenuta degli interpreti, nel tocco lieve dell’obiettivo che gioca di sponda tra i personaggi e l’ambiente, tra la grazia naturale dell’oceano e la disgrazia della città. Certo, c’è anche il tentativo di un discorso teorico, la voglia di giocare sulla struttura, di manipolarla fino alla (dis)soluzione. Ed è qui che il film svela i suoi limiti. L’artificio di un congegno narrativo, il primato di una scrittura che soffoca l’immagine, rimandando sempre un po’ più in là l’agognata libertà dell’emozione.   

Scrivi un commento
Captcha

Segnala un commento
Captcha

Sono presenti 0 commenti
 
 

Cerca nel sito

Cerca nel sito



News

CANNES 65 - David Cronenberg e Robert Pattinson ancora insieme
Dopo Cosmopolis, un film su Hollywood  
CANNES 65 - Bertolucci esaltato dalla stampa straniera
Di seguito alcuni estratti della carta stampata internazionale
CANNES 65 - Hollande è già un film
Biopic sul neo Presidente francese, pronto nel 2013 
CANNES 65 - Kiarostami girerà in Puglia?
Il prossimo film del regista iraniano sarebbe ambientato nel Sud Italia
Tutti i nostri desideri ancora in sala
Terza settimana di programmazione
CANNES 65 - Barbera e il suo Film-Lab
Il neo Direttore di Venezia ha esposto il prossimo progetto a favore del cinema italiano
CANNES 65 - Il ritorno di Larry Clark
Due lungometraggi in programma: The Smell Of Us e Marfa Girl
CANNES 65 - Gilles Jacob riceve il Premio Pontecorvo
Riconoscimento all'uomo che da 30 anni dirige il festival
CANNES 65 - Fischi per Reygadas, trionfo per Bertolucci
Accoglienze contrastanti per due autori agli antipodi
CANNES 65 - Film su Fassbinder
Già deciso il regista, manca il protagonista che interpreterà l'autore tedesco
CANNES 65 - Esordio allla regia di Rupert Everett
L'attore inglese ha già scelto il soggetto e il co-protagonista
CANNES 65 - I bookies puntano su Haneke
Anche i bookmakers scommettono sul regista austriaco di Amour
Mélanie Laurent, Isabella Rossellini, Sarah Gadon per Denis Villeneuve
Accanto a Jake Gyllenhaal in The Enemy, tratto dal romanzo di Saramago
CANNES 65 - No, di Pablo Larrain è della Sony
Il film, presentato alla Quinzaine, acquistato dal distributore americano
Debra Granik dirige una nuova serie per HBO
American High Life, dramma familiare semiautobiografico
CANNES 65 - L'ANICA e l'accesso al credito
Domani, Tavola Rotonda “Accesso al credito – Strumenti di sostegno alle imprese audiovisive europee"
CANNES 65 - Post Tenebras Lux anche in Italia
Il film di Reygadas distribuito da Archibald Film
CANNES 65 - Audiard in sala è già un successo
Nel primo week-end in Francia, De rouille et d'os ha già battuto il record d'incassi
CANNES 65 - Dominik insidia Haneke
La stampa internazionale promuove KIlling Them Softly
Blade Runner 2 al via
 Ridley Scott conferma il sequel del suo capolavoro fantascientifico
Greg Mottola adatta il Pulitzer Jeffrey Eugenides
Un film dal suo ultimo romanzo La trama del matrimonio
Tahar Rahim e Marion Cotillard per Asghar Farhadi
Il regista di Una separazione, Orso d'oro a Berlino 2012
CANNES 65 - Commozione per la Bonnaire
Charles Tesson emozionato per J'enrage de mon absence
CANNES 65: Tutti pazzi per Ken Loach
Applausi a ritmo sui titoli di testa
CANNES 65 - Viaggio in Italia restaurato
Il film di Roberto Rossellini al festival in una versione nuova