VENEZIA 67 – “Angèle et Tony”, di Alix Delaporte (Settimana della Critica)

Ciò che lega i due protagonisti è il dolore, la solitudine ed il senso di colpa, ma soprattutto il desiderio di riscatto che sembra essere il vero e proprio motore della vicenda. Il loro lento innamorarsi è ripreso dalla regista prestando particolare attenzione ai più piccoli segni di apertura, i sorrisi fugaci, le occhiate timide. E’ grazie a questi piccoli “indicatori emozionali” che ci si rende conto di quanto Angèle e Tony stiano vivendo sentimenti sempre più intensi.

angèle et tonyAngèle, donna ribelle e segnata dal dolore, è appena uscita dal carcere dopo aver scontato una pena perché ritenuta responsabile dell’incidente in cui è morto il marito. Durante la sua detenzione il figlio Yohan è stato affidato dai giudici ai nonni paterni, che ora ne vogliono l’affidamento esclusivo.

Tony è un pescatore con un passato non meno tragico: morto il padre mesi prima in una battuta di pesca, è ora suo il compito di occuparsi della madre vedova e dell’attività di famiglia, oltre che di cercare di calmare l’animo inquieto del fratello minore, ragazzo turbolento ossessionato dal desiderio di ritrovare il corpo del genitore perduto.
Sono entrambi alla disperata ricerca di un legame: Angèle vuole ad ogni costo sposarsi, non importa con chi, perché ciò le permetterebbe di riavere il figlio; Tony vuole liberarsi della solitudine sentimentale che lo attanaglia, cercando una donna che possa colmare il suo bisogno d’amore.
E’ un annuncio a farli incontrare, e subito le differenze tra i due mondi saltano agli occhi: lei bella e presuntuosa, lui rude ma timido, sembrano troppo distanti per poter avere qualcosa in comune.
Ciò che li lega è il dolore, la solitudine ed il senso di colpa, ma soprattutto il desiderio di riscatto che sembra essere il vero e proprio motore della vicenda, ancor più dell’amore che invece sboccerà in modo lento e spontaneo proprio dalle macerie della vita “precedente”. Il loro lento innamorarsi è ripreso dalla regista prestando particolare attenzione ai più piccoli segni di apertura, i sorrisi fugaci, le occhiate timide. E’ grazie a questi piccoli “indicatori emozionali” che ci si rende conto di quanto Angèle e Tony stiano vivendo sentimenti sempre più intensi.
Clotilde Hesme e Grégory Gadebois puntano entrambi su una recitazione asciutta e priva d’enfasi, proprio a favore di quelle micro-espressioni che rendono importantissimo anche il più piccolo gesto. La regista Alix Delaporte, Leone d’oro nel 2006 per il miglior cortometraggio con Comment on freine dans une descente?, ha scelto di ambientare le vicende di Angèle et Tony in una zona della Francia a lei molto cara, la Bassa Normandia, economicamente legata alla pesca e duramente colpita dalla crisi globale. Un paesaggio di grande impatto visivo, dominato da un mare ventoso e sempre inquieto che suscita emozioni schiette, anche se spesso dal retrogusto amaro.
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