"Potiche - La bella statuina", di François Ozon

Si oltrepassa l'imperfetta vitalità delle commedie francesi degli anni '70 di Claude Zidi e Patrice Leconte e si raggiunge l'irriverenza, la lucida follia, la vitalità contagiosa dell'ultimo Resnais. E soprattutto conferma il fatto che il cineasta francese ha raggiunto una maturità e una continuità prima assenti. Il film sfocia nel musical, ha dialoghi secchi e fulminanti e una squadra di attori da paura tra cui una sontuosa e scatenata Catherine Deneuve. In concorso a Venezia 67

Dagli ombrelli di Demy di Les parapluies de Cherbourg a quelli della fabbrica di Ozon in Potiche. Da quel musical trapassano i colori, l'estasi, una teatralità (il film è tratto dalla pièce di Pierre Barillet e Jean-Pierre Grédy) che perde la sua fissità spaziale e che ambisce continuamente a infrangerla. Nel 1977 a Saint-Gudule, Francia settentrionale, un ricco industriale dispotico con i suoi operai e in famiglia, ad un certo punto cade in disgrazia. La moglie, apparentemente remissiva e sottomessa, lo sostituisce alla guida della fabbrica e riesce a trovare una forma di dialogo con gli operai. I figli la appoggiano e, grazie anche al sindaco con cui ha condiviso un momento bollente nel passato, sembra tenere la situazione in pugno. Il marito però vuole riprendersi il posto. Dalla colonna sonora, dall'inizio con i colori sfumati in cui la protagonista sta facendo footing in armonia con la natura, sembra di trovarsi davanti a quelle commedie imperfette e libere degli anni '70 di Claude Zidi e Patrice Leconte. La famiglia Pujol è più controllata ma certi loro movimenti ricordano gli improvvisi colpi di testa della serie de "I 5 matti" con gli Charlots, il gruppo musicale pop e rock demenziale francese. Ovviamente però Ozon ha una marcia in più. Nella stretta aderenza palcoscenico/set si muove su altre strade rispetto all'ottimo fassbinderiano Gocce d'acqua su pietre roventi e soprattutto riesce a trovare quello scatenato dinamismo e quella grazia che gli erano mancati in 8 donne e un mistero. Nell'irriverenza, nella lucida follia, nella vitalità contagiosa, Potiche (che uscirà in Italia col titolo Quel genio di mia moglie) ricorda l'ultimo Resnais, quello di Cuori e Gli amori folli. E soprattutto conferma che il cineasta francese ha raggiunto una maturità e una continuità (da Ricky non sta sbagliando un film) prima assenti. Questo film rappresenta poi un'impennata improvvisa e dimostra come Ozon abbia colmato i suoi eccessi mantenendo al tempo stesso molto riconoscibile il suo sguardo. Potiche sfocia spesso nel musical (il ballo tra Madame Puyol e il sindaco nel locale, la protagonista che improvvisamente si mette a cantare), ha dialoghi secchi e fulminanti e un gioco di squadra di attori da paura: Fabrice Luchini, Gérard Depardieu, Karin Viard, Judith Godrèche e Jérémie Renier. E sempre da Demy ritorna soprattutto Catherine Deneuve, sontuosa, scatenata, da Coppa Volpi.

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