"A cena con un cretino", di Jay Roach
Steve Carell è ancora il migliore sulla piazza, quando si tratta di indossare la vecchia maschera dell'imbranato. Dinner for Schmucks rispolvera il suo ruolo di involontario guastatore delle convenzioni sociali, fino a ribaltare il rapporto tra vittima e carnefice. La comicità dell'attore si inserisce in una prospettiva a lungo termine che non contempla la risata immediata. Il compito dovrebbe spettare a Paul Rudd e a Jemaine Clement: i due non dimostrano la personalità necessaria per camminare da soli
Steve Carell è l'attore più intraducibile di tutta la sua straordinaria generazione comica. La sua interpretazione in Dinner for Schmucks dimostra in modo lampante come il suo talento sia meno diretto di quello di Ben Stiller, meno spontaneo di quello di Adam Sandler e meno sofisticato di quello di Will Ferrell. Eppure, Steve Carell è ancora la migliore scelta possibile, quando si tratta indossare una delle maschere più antiche della commedia: nessuno sa fare meglio di lui la parte dell'imbranato. Non è un caso che non gli abbia dato alcun problema passare anche dalle parti di Judd Apatow: il suo ruolo in Forty Years Old Virgin era solo una delle tante sfumature di uno spartito che gli riesce sempre a meraviglia. Steve Carell ha il potere di quelle figure chapliniane che associano la goffaggine ad una solitudine quasi rassegnata, che non hanno l'obiettivo di migliorare la propria vita, quanto piuttosto di intervenire – spesso in modo non richiesto e apparentemente invadente – su quella di chi gli sta vicino: il suo personaggio in Dinner for Schmucks rivendica però la stessa potenza antisociale che gli deriva dalla sua assoluta estraneità a quelle false convenzioni dalle quali è escluso. Davanti a La cena dei cretini di Francis Veber, la scelta di Hollywood è stata quella abituale del remake: se lo spunto iniziale e le situazioni sono più o meno le stesse, alcune variazioni spostano significativamente la rotta della versione americana. Il lavoro di Carell sulla sua parte ha dato al personaggio una ritrovata carica esplosiva, che si riversa sull'ipocrisia e la falsità delle abitudini del broker Paul Rudd, che è molto più umano del suo spregevole modello francese. Se Zack Galifianakis si conferma enorme anche nei piccoli ruoli, il diversivo più importante rispetto all'originale è quello che ha convinto Jay Roach (il regista della saga di Austin Powers e il produttore delle folli scorribande di Sacha Baron Cohen) a mettere in scena la cena vera e propria e di arricchirla con una specie di ribellione delle vittime verso i carnefici, che arriva a dosi eccessive di grottesco. Tuttavia, la visione offerta da Dinner for Schmucks è molto più conciliante di quello che potrebbe sembrare: l'ingenuità distruttiva di Carell non solo irrompe nella vita del giovane affarista, ma anche nello stesso crudele mondo della finanza, al punto da smantellare un tessuto sociale decisamente stratificato e da costruirne uno nuovo, fondato su presupposti meno cinici e spietati. Proprio in virtù di queste caratteristiche, la comicità di Carell è intraducibile: funziona su una prospettiva a lungo termine e all'inizio non convince più di tanto. Nel momento in cui il bizzarro imbalsamatore di topi entra nel film, la sua opera insistente aumenta il proprio tiro esponenzialmente: è al servizio di un programma, piuttosto che di una risata immediata. Paul Rudd e Jemaine Clement (una delle star del serial The Flight of the Conchords) dovrebbero colmare questo buco: la loro personalità non si dimostra abbastanza matura da poter camminare con le sue gambe.
Titolo originale: Dinner for schmucks
Regia: Jay Roach
Interpreti: Paul Rudd, Steve Carrel, Zach Galifianakis, Stephanie Szostak, Bruce Greenwood, David Williams, Ron Livingstone
Distribuzione: Universal
Durata: 114'
Origine: USA, 2010
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