“Faster”, di George Tillman Jr
E' proprio questa caratterizzazione profondamente esistenzialista, questo disincanto quasi hard boiled, dove si uccide e si muore più per onorare un appuntamento con il destino che per reale bisogno o necessità, a catturare l’attenzione in questo nuovo lavoro del regista del modesto Notorious, con un tono e un’atmosfera da ballata blues da delta del Sud tutta terre desolate bruciate dal sole secco e strade polverose di provincia
Prima di tornare dopo anni a battersi da wrestler nella WWE (ha appena condotto uno storico Wrestlemania 27, e sfidato il campione John Cena ad un match che si terrà tra un anno nell’edizione numero 28), Dwayne The Rock Johnson non poteva lasciare Hollywood come Fatina dei denti (presto lo vedremo anche fronteggiare Vin Diesel nel quinto Fast and Furious).
Eppure questo Faster non è il film spaccone che ci si aspetterebbe. Anche se è pur vero che Dwayne sibila non più di dieci battute, e tutte decisamente lapidarie, lungo tutta la durata della pellicola, mentre avanza, esecuzione dopo esecuzione, veloce (magnifico il primo quarto d’ora con Tom Berenger direttore del carcere che guarda le foto dei numerosi detenuti di cui The Rock si è sbarazzato dietro le sbarre prima di rimetterlo il libertà, e questi che si lancia in una lunga corsa a piedi, appena uscito dal penitenziario, sino al deposito dove riposa il suo bolide) nel suo metodico tour di vendetta che prevede l’eliminazione dell’intera gang colpevole dell’omicidio del fratello, rapinatore.
Non lo è soprattutto per via di un tono e un’atmosfera da ballata blues da delta del Sud (molto del merito va all’ennesima partitura maiuscola firmata da Clint Mansell), tutta terre desolate bruciate dal sole secco, e strade polverose di provincia, mentre dalle stazioni radio locali gracchiano i predicatori su di giri, e di notte sfarfallano ronzando i neon dei motel scalcinati. A Johnson non viene data nemmeno l’occasione di esibire le sue doti da lottatore in un corpo a corpo: il mastodontico contendente riconosce il tatuaggio sul braccio di Dwayne, e sbottando “io ti conosco, tu sei un fantasma! non voglio averci niente a che fare con i fantasmi!” se la dà a gambe.
La banda di (si scoprirà) informatori della Polizia che ha fatto l’errore di seccare il fratello di The Rock non ha poi niente di temibile: più che altro, è gente che fa pena – tristi impiegati nerd, patetici pedofili tremolanti, predicatori infervorati in chiese-capannoni nel mezzo deserto del nulla.
Ma è proprio questa caratterizzazione profondamente esistenzialista, questo disincanto quasi hard boiled, dove si uccide e si muore più per onorare un appuntamento con il destino che per reale bisogno o necessità, a catturare l’attenzione in questo nuovo lavoro del regista del modesto Notorious, George Tillman Jr. Faster gli è di gran lunga superiore, anche se Tillman Jr. sbaglia del tutto il personaggio del Killer (Oliver Jackson-Cohen), che pare proprio venire fuori da un altro tempo, un altro film, un altro genere (è forse l’unica figura dichiaratamente da immaginario action del film, con tutti i tic e le fissazioni (psico)fisiche del sicario postmoderno).
Per fortuna a bilanciare ci pensa il Poliziotto di Billy Bob Thornton, personaggio di malinconico e stropicciato loser che sarebbe piaciuto molto a Michael Mann (bellissimi i frammenti dedicati alla sua vicenda personale con moglie separata e figlio sfigato), e che l’attore rende con un’umanità e un’anima degne magari anche di una produzione meno dichiaratamente rapida.
Regia: George Tillman Jr.
Interpreti: Dwayne Johnson, Billy Bob Thornton, Oliver Jackson-Cohen, Jennifer Carpenter, Maggie Grace,
Carla Gugino
Distribuzione: Sony Pictures
Durata: 96'
Origine: USA, 2010
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