“Captain America – Il primo vendicatore”, di Joe Johnston
La versione cinematografica dell’ultimo eroe Marvel si limita a illustrare la genesi di un corpo all’interno di un mondo che rimane in superficie. A scapito del 3D non si entra mai in profondità di campo e il complesso figurale si rivela troppo debitore di un’iconografia cinefila senza mordente
Che Joe Johnston non fosse un grande regista, ma al massimo un discreto confezionatore lo sapevamo dai tempi del terzo Jurassic Park – e il recente Wolfman ne è stato la riprova. Non dovrebbe sorprendere quindi la nostra delusione al cospetto di questo Captain America, ultimo capitolo della serie cinematografica dedicata agli eroi Marvel, che presto li vedrà riunirsi per un atteso The Avengers. Qui siamo in piena Seconda Guerra mondiale e il giovane (ed esile) Steve Rogers cerca in tutti i modi di farsi arruolare nonostante il suo fisico inadatto. Viene notato dal Dott. Erskine, uno scienzato tedesco che lavora assieme al Governo americano nella formulazione di un siero che genera superuomini. Lo spessore morale e le caratteristiche umane di Steve lo rendono agli occhi di Erskine l'esemplare perfetto per sottoporsi all'esperimento. Nasce così Capitan America, l'unico paladino possibile per combattere il perfido tedesco Schmidt, il Teschio Rosso.
In parte il film nel suo essere programmaticamente racconto di costruzione di un eroe, il primo capitolo di una saga, denuncia i limiti tipici di un’operazione di questo tipo: eccessiva prolissità narrativa, schematismo drammaturgico e psicologico, prevedibilità negli sviluppi dinamici e spettacolari ed eccessivo manicheismo nella contrapposizione tra Bene e Male. Nel suo immergersi nella monocromia quarantesca virata in ocra ripercorre in larga misura soluzioni iconografiche e visive del duo Lucas-Spielberg (in particolar modo il quarto Indiana Jones) mettendola al servizio di una buona esposizione di scenografie e costumi che invece di aprirsi alla visione di un “mondo storico”, elemento di per sé interessante che differenzia Capitan America dagli altri eroi contemporanei, rimane a distanza, accontentandosi della “formula” a scapito dell’emozione. Ne è riprova il finale, in cui il mancato espletamento della relazione amorosa viene risolto con una battuta a effetto che chiude il film, annullando inopinatamente il potenziale sentimentale del rapporto tra Steven e Peggy. In tal senso Johnston, rispetto ad esempio al sorprendente Thor di Branagh, finisce sempre con il tirarsi indietro, accontentandosi del suo mestiere e dimenticando l’irregolarità degli eccessi che fa grande ogni eroe. La versione cinematografica dell’ ultimo prodotto Marvel si limita allora a illustrare la genesi di un corpo all’interno di un mondo che rimane in superficie. A scapito del 3D non si entra mai in profondità di campo e il complesso figurale si rivela troppo debitore di un’iconografia cinefila senza mordente.
Titolo originale: Captain America: the first avenger
Regia: Joe Johnston
Interpreti: Chris Evans, Hugo Weaving, Tommy Lee Jones, Stanley Tucci, Sabestian Stan, Hayley Atwell, Dominic Cooper, Samuel L. Jackson
Distribuzione: Universal
Durata: 110'
Origine: USA, 2010
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Un film totalmente inutile, dalla trama insulsa, grondante di retorica americanista somministrata in modo quasi pornografico... Va bene, si tratta di Capitan America, ma perchè appiattirlo così su Rambo ? Qualche rilettura più recente, tipo Ultimates, avrebbe sicuramente giovato al personaggio, e soprattutto una ambientazione non interamente retrodatata ma contemporanea, con la seconda guerra mondiale confinata in qualche flashback. Spiace che un volto cult come quello di Tommy Lee Jones si sia prestato in un ruolo tanto fiacco e trito... Qui mancano del tutto le invenzioni sagaci del primo Iron Man e del recente Thor, tutto è come il Luogo Comune vuole che sia.... Si salva solo, purtroppo, la scena finale. Un po' poco... P.S. risparmiate qualche euro e guardatelo nel formato tradizionale, il 3D è ancora una volta totalmente superfluo....
Inviato da fabrizio il 25/07/2011
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