TORINO 23 - "Il sole", di Aleksandr Sokurov (Fuori Concorso)

Sokurov spinge il dramma tra le sottili pieghe di un'ironia contenuta quando coglie nella quotidianità i segni della rinuncia di Hirohito alla sua natura divina, racchiudendo, nel senso estremo di questi gesti, l'umanità e la grandezza del personaggio

In epigrafe ad una vecchia edizione del bel libro di Frank Tess che rievocava la battaglia di Tsushima, stava scritto all'incirca: solo i grandi possono entrare all'inferno, gli altri staranno sulla soglia a scaldarsi.

Sokurov con Sole completa la sua trilogia sul potere e il film, per sua stessa dichiarazione, si lega a Moloch e Taurus.

Lo spettatore di Il sole, fortunatamente destinato ad una distribuzione commerciale, ritroverà i caratteri che fino ad ora hanno distinto la filmografia del regista russo. Il non (più) comune e sempre ineccepibile rigore delle forme fa da supporto alla curatissima capacità compositiva che si esprime in un lavoro sulla fotografia al quale l'autore ci ha ormai abituati.

La consapevole decadenza di Hirohito è guardata principalmente attraverso la quotidianità in un film che non è (necessariamente) una cronaca fedele di quei giorni intorno all'agosto 1945. Ma piuttosto uno sguardo sull'umanità di un tiranno apprezzato proprio per il suo tentativo di salvare il possibile del proprio paese. Un atteggiamento compreso dagli americani che trovarono per lui una soluzione onorevole. Sokurov spinge il dramma tra le sottili pieghe di un'ironia contenuta quando coglie i segni della decisione dell'imperatore di rinunciare alla sua natura divina in favore di una più pratica e umanità che fosse anche colma di coraggio, di quello più difficile che deve condurre alle scelte dettate dal vincitore allo sconfitto. Hirohito, debole e malaticcio, appassionato di storia naturale, convinto assertore dell'evoluzionismo darwiniano, sotto gli di Sokurov intraprende la difficile strada  per la salvezza del suo popolo. Così l'omino chapliniano, apparentemente insignificante, transita dolorosamente il suo Giappone verso un futuro ancora tutto da decifrare. Sokurov racchiude, nel senso estremo di questi gesti, l'umanità e la grandezza del personaggio, trasformando in pregi le sue debolezze, per un'elegia misurata in favore di una personalità eccezionale. Sono le qualità umane e il carattere - dichiara il regista - che sono più importanti di qualsiasi circostanza storica, più importanti e più potenti. La sofferenza silenziosa e balbettante di Hirohito diventa la nostra in questo film che sceglie la strada dell'umanità consapevole dentro un paese devastato, dal cuore aperto e che nel rimarginare le ferite ricompone il corpo della propria nazione. Il sole invece che essere una cupa celebrazione di un potere dissolto vola verso un finale che apre al Giappone, al mondo, allo spettatore una prospettiva differente "simbolo di un finale edificante" nelle asserzioni dell'autore. È vedere il bene nella catastrofe, il sole dentro la tempesta. Hirohito è entrato nell'inferno della vita, dopo essere stato sulla soglia protetto dalla sua divinità.

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