"Isole", di Stefano Chiantini
Grazie alla possibilità di vederlo gratuitamente in streaming su Repubblica.it dal 16 maggio, Isole potrebbe ragionevolmente rivelarsi il film meno invisibile di Stefano Chiantini, la sua opera che potenzialmente potrebbe raggiungere un pubblico più ampio: nonostante si tratti senza dubbio del suo lavoro più debole e meno riuscito, resta allora comunque l’occasione per avvicinarsi ad un autore interessante e trasversale, dalla poetica assolutamente personale e inedita
L’ambientazione riporta subito alle affascinanti ghost stories del cinema di Chiantini, tra la cittadella sgomberata di Avezzano e ripopolata dagli spettri del passato di Una piccola storia, e L’Aquila visionaria e infradimensionale de L’amore non basta. Questo paesino delle Tremiti è irto e scosceso come piace a Chiantini, con scalinate strette che si inerpicano e strade scoscese che sembrano terminare di botto sullo strapiombo che dà sul mare. Però stavolta i fantasmi non sono le visitazioni della coscienza dei protagonisti, come il Rocco Papaleo / apparizione-padre de L’amore non basta, ma abitano questa Terra, seppur relegati sempre ai margini della comunità, ai confini del vivere sociale: non riconosciuti, scansati e maltrattati dall’intero villaggio, Ivan e Martina sono in realtà già le presenze spettrali del luogo. Ed è la loro non appartenenza che li spingerà invece a diventare la presenza l’uno dell’altra, Asia Argento che stavolta gioca con le api, e Ivan Franek come sempre monumentale nei film di Chiantini.
Purtroppo, però, Isole è senza dubbio il film meno riuscito del cineasta. Forse appesantito da un soggetto scritto insieme a Massimo Gaudioso, lo sguardo di Chiantini stavolta è troppo legato a una serie di mini-sviluppi abbozzati della trama (il terreno in vendita, il passato di Martina, il padre di Ivan…) che di fatto annullano quell’atmosfera sospesa che il cineasta è sempre impegnato a costruire, svuotando di fascino il consueto gran lavoro sui luoghi, che qui, nell’incredibile bellezza delle pareti di roccia sul mare delle Tremiti, sembrano a volte troppo debitori del finanziamento della benemerita Apulia Film Commission.
I personaggi di contorno, come il curato di Giorgio Colangeli o il parente-serpente di Pascal Zullino, soffrono così di un’eccessiva semplificazione o di una caratterizzazione forzata: è un peccato, perché il film ha anche degli sprazzi di lucente bellezza nelle sequenze con Asia e Franek, come il finale, il ballo in piazza o le scene alle arnie, mentre al contrario davvero non funzionano i contrasti a tre al tavolo da pranzo di Don Enzo, in cui Chiantini sembra spesso provare un certo imbarazzo nella messinscena.
Grazie alla possibilità di vederlo gratuitamente in streaming su Repubblica.it dal 16 maggio, ragionevolmente potrebbe però rivelarsi il film del cineasta meno invisibile, l'opera tra le sue che potenzialmente potrebbe raggiungere un pubblico più ampio: resta allora comunque l’occasione per avvicinarsi ad un autore interessante e trasversale, dalla poetica assolutamente personale e inedita.
Regia: Stefano Chiantini
Interpreti: Asia Argento, Giorgio Colangeli, Ivan Franek, Anna Ferruzzo, Paolo Briguglia, Alessandro Tiberi, Eugenio Krauss
Origine: Italia, 2011
Distribuzione: Zaroff
Durata: 92'
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