MANGA/ANIME – Shin Mazinger


I robot di Go Nagai tornano finalmente su una tv italiana con la più recente “evoluzione” del capostipite Mazinga Z: una serie affascinante e controversa, che usa il genere per un lavoro di smontaggio e rimontaggio dei suoi elementi topici e compie una riflessione sui chiaroscuri dell’animo umano

 

Shin MazingerCon Mazinga Z potrai essere un Dio o un Demonio”. Queste parole, pronunciate dal brillante inventore Juzo Kabuto mentre consegnava il suo robot gigante al nipote Koji (destinato a diventarne il pilota), hanno marcato a fondo la mitologia del capostipite dei titani metallici, creato da Go Nagai nel 1972, nel pieno della stessa temperie che contestualmente lo portava alla realizzazione dell’Uomo Diavolo Devilman (il suo capolavoro). Occorre ripensare con attenzione a quelle parole, al breve scarto fra umano e non-umano che descrivono, poiché in esse si racchiude non soltanto il segreto del successo di una formula, ma anche la matrice delle molte operazioni di “reimagining” che attualmente coinvolgono la produzione dell’autore giapponese.

E’ infatti plausibile pensare che non sia tanto una questione di cambio di prospettive, quella che investe la tecnologia del compito di reinterpretare il ruolo dell’eroe nella nuova frontiera fantascientifica dei Seventies, ma, al contrario, un interrogarsi sulle conseguenze di un abbinamento uomo/macchina che produce un essere ibrido, in cui le spinte oppositive si possono manifestare con facilità: sono, in fondo, gli stessi problemi che la società si pone e si porrà per un trentennio sui confini tra giustizia e violenza, costruzione e distruzione, uso consapevole e dissennato della conoscenza, sullo sfondo fornito da un animo umano che, per sua natura, è cangiante e mutevole.

La nuova serie Shin Mazinger – Shogeki! Z Hen, che arriva in Italia il 22 gennaio sul canale satellitare Man-Ga con il titolo Mazinger – Edition Z: The Impact, aggiunge a questi assunti nuove problematicità, portando il tutto a un nuovo livello. Affidare la creazione della serie a un regista come Yasuhiro Imagawa, infatti, sottintende un tentativo di ampliare la portata dell’idea e pertanto il “semplice” remake diventa anche una riflessione metanarrativa sul percorso fino a quel momento seguito da Mazinger.

Da questo punto di vista è l’episodio iniziale quello che meglio descrive la spregiudicatezza del progetto, quando lo spettatore è inaspettatamente trasportato nel finale della serie, e lasciato privo di punti di riferimento mentre le battaglie si dispiegano in un mix di flashback e flash-forward a rappresentare la fine come l’inizio del percorso. Come abbiamo già avuto modo di scrivere sul forum di Sentieri Selvaggi, l’approccio è quasi “dadaista”, perché orientato alla decostruzione del racconto classicamente inteso. E se le successive 25 puntate sembrano poi riprendere i fili del discorso per seguire un approccio più lineare, in realtà ossequiano l’amore di Imagawa per l’intreccio a tratti anche cerebrale fra misteri da svelare e verità che si offrono per inganni e bugie.

Z MazingerIl regista, diventato celebre per la sua maestosa rivisitazione di Giant Robot (ma aveva partecipato anche alle prime puntate di Getter Robot: The Last Day), adotta un ritmo meno frenetico di quanto le rivisitazioni nagaiane non ci avessero abituato e opta per un approccio “poroso” che, nel riscrivere la storia di Mazinger attraverso puntuali citazioni del manga originale di Nagai (dal quale si era abbastanza distanziata la serie tv del 1972), ricomprende allo stesso tempo fonti alternative, in modo da dare vita a un disegno composito. Shin Mazinger (letteralmente "Il vero Mazinger") diventa perciò allo stesso tempo una trasposizione che “risarcisce” l’autore dai cambiamenti operati dalla serie classica e un compendio delle varie evoluzioni del robot (in campo abbiamo infatti anche il concept scartato di Energer Z e l’evoluzione divina del fumetto Z Mazinger in cui il robot è l’alter ego di Zeus): una riflessione sul lavoro dello stesso Nagai, dunque, ma anche una puntualizzazione in cui il personaggio viene ricondotto ai suoi elementi iconici più forti (la nuova arma consiste in una trasformazione del robot in un “pugno a razzo” gigante). Come se questo non bastasse, Imagawa ci mette anche del suo, con l’amore per l’intreccio a carattere familiare che rivela intrighi e verità nascoste, in cui la linea di continuità parentale è sconvolta da inattesi colpi di scena che forniscono nuovi elementi al background della mitologia nagaiana, ma che danno anche e soprattutto sostanza alla natura duale dell’animo umano: dio o demone, appunto.

La complessità genealogica della famiglia Kabuto ammanta la storia di una inedita cupezza, che si riflette nella potenza devastante del robot. Salta pertanto la direttrice puramente spettacolare dell’epopea robotica, che diventa invece pretesto per un gioco di rimandi con la tradizione, e soprattutto per un’analisi dei chiaroscuri interiori. Gli opposti si affrontano e le (im)possibili affinità si rivelano, dunque, e in questo affascinante e turbolento schema, la storia di Mazinger raggiunge uno dei suoi picchi, ma anche una delle sue manifestazioni più controverse: una evoluzione, in fondo, è anche una rivoluzione. Sarà interessante vedere quale sarà la risposta del pubblico italiano.

 

TRAILER DI LANCIO ORIGINALE

 

 

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