"Respiro", di Emanuele Crialese

Ci voleva, un film come “Respiro”. E’un film che scivola nell’acqua (sempre più, fino a trascinare nell’inabissamento tutto il paese), un western per le strade e i campi, un corpo filmico che non ha paura di farsi abbagliare dalla luce e dal caldo e di restituirli, quegli elementi naturali, come puri e intatti elementi di cinema.

Ci voleva, un film come “Respiro”. Per il Festival di Cannes 2002, al quale ha dato uno dei pochi, veri, lampi d’arte e emozionali non pre-vedibili. E per il cinema italiano odierno, che i suoi talenti deve - con difficoltà - andarli a cercare sempre più lontano da convenzioni e mode. Da Bellocchio a Crialese, che non a caso sono autori dentrofuori gli spazi geografici, mentali, fisici di un’unica nazione. Il loro cinema appartiene all’Immagi-Nazione, così come quello, anche, di Gaudino e Gaglianone. Che non citiamo qui casualmente.

“Respiro” sta nella linea di opere come “E finisce così”, “Calcinacci”, “Giro di lune tra terra e mare”... Cinema di ricerca e d’istinto, di terra dura e liquida, rocce e mare, Sud espanso spinto ‘naturalmente’ fuori dall’Italia, e dalla sua isola-set Lampedusa: Sicilia, Grecia, Algeria... la Palestina di Elia Suleiman (lo ‘stesso’ modo di lavorare sulla reiterazione delle situazioni). E di ragazzini che si costituiscono in bande, nella ripetizione dei gesti e delle attese, per costruire e distruggere, e ricominciare a creare il contatto fisico con il tempo e lo spazio immobile. Come i ragazzini, anche, de “La falaise” del marocchino Fawzi Bensaïdi, il loro stazionare nei set intorno alla spiaggia. Film che tornano in mente e che vanno memorizzati proprio perché Emanuele Crialese e il suo cinema non sono affatto cinefili e citazionistici. Perché queste analogie affiorano senza pesantezze, come strato extra-diegetico che va a comporre ulteriori percorsi semantici e emozionali.

Nell’isola di Lampedusa vive Grazia (Valeria Golino) con i suoi tre figli, un marito pescatore, una comunità chiusa che non capisce quel respiro sovversivo che scaturisce dal corpo, dagli occhi, dalla pelle, dai gesti, dai capelli, dai sorrisi di quella giovane donna (il suo sorrisorespiro seduta nel cortile ascoltando Patty Pravo, e da lì, da quell’inizio, oltre, corpo di terra e di mare che si sposta dolce e inquieto). Che rischia la deportazione a Milano, per essere ‘curata’ dalla sua follia. O piuttosto sguardo diverso di sentire le cose, gli affetti, lo spazio e il tempo.

“Respiro” è un film che scivola nell’acqua (sempre più, fino a trascinare nell’inabissamento tutto il paese), un western (la caccia ai cani, una delle grandi scene di questa magnifica opera seconda) per le strade e i campi, un corpo filmico che non ha paura di farsi abbagliare dalla luce e dal caldo e di restituirli, quegli elementi naturali, come puri e intatti elementi di cinema.

REGIA Emanuele Crialese
SCENEGGIATURA Emanuele Crialese
FOTOGRAFIA Fabio Zamarion
SUONO Pierre-Yves Lavoué
SCENOGRAFIE Béatrice Scarpato
MONTAGGIO Didier Ranz
INTERPRETI Valéria Golino (Grazia), Vincenzo Amato, Francesco Casisa, Avy Marciano
PRODUZIONE Domenico Procacci - Fandango Films
ORIGINE Italia, 2002
DURATA 90'
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