"Sulle mie labbra" di Jacques Audiard

Il sottile piacere della visione risiede proprio nella delicatezza con cui il regista francese osserva queste due esistenze, fotografate nel momento della loro (ri)fioritura.

Vittime di una realtà che li ha resi prigionieri, Carla e Paul si incontrano in un grigio ufficio di una Parigi invisibile: lei è una segretaria vessata dai colleghi d'ufficio, lui un detenuto in libertà provvisoria a lei destinato nella speranza di un (re)inserimento nella società. Le labbra delle persone sono per Carla, sorda dalla nascita, la finestra sul cortile, il cordone ombelicale con un mondo che l'ha sempre tenuta ai margini, privandola dell'amore da lei dolorosamente ricercato e immaginato nella penombra del proprio appartamento. Stretto nell'archivio dove fotocopia meccanicamente montagne di documenti, Paul scorge in Carla uno spiraglio, il possibile riscatto per la sua esistenza infelice. La solitudine dei due è resa attraverso una messa in scena rigorosa in cui alla pienezza dei vuoti della grande casa di lei è contrapposto lo spoglio alloggio di fortuna di lui. Audiard filma con partecipazione emotiva la quotidianità dei due, costruendo attraverso ogni impercettibile gesto/movimento il progressivo avanzare dell'uno verso l'altra. Il sottile piacere della visione risiede proprio nella delicatezza con cui il regista francese osserva queste due esistenze, fotografate nel momento della loro (ri)fioritura. Ma la fluidità della narrazione viene improvvisamente scossa dall'inserimento del 'discorso amoroso' in una più ampia trama gialla, dove Carla diventa la chiave per 'leggere' i piani di un gruppo di malviventi, sulle cui labbra è disegnato l'accesso ad un bottino di cui Paul si vuole impadronire. Il ritmo cadenzato, meditato della prima parte diventa nella seconda quello scuro e disperato del 'polar', genere assai diffuso in Francia, mentre il 'discorso amoroso' tra i due si trasforma in una fredda ma inesorabile complicità. In questo modo, nonostante Audiard dimostri di sapersi muovere con disinvoltura anche con il registro noir, il film perde la fascinazione che la densità emotiva del processo di scoperta/avvicinamento portava con sé all'inizio. Sospeso tra crimine e passione, "Sulle mie labbra" brilla del fulgore dei personaggi di Carla e Paul, animati con grande forza evocativa dalla passionalità di Emmanuelle Devos e dalla misurata precisione di Vincent Cassel, attore tra i più versatili in circolazione (non solo in Europa).Titolo originale: Sur mes levres

Regia: Jacques Audiard
Sceneggiatura: Jacques Audiard e Tonino Benacquista
Fotografia: Mathieu Vadepied
Montaggio: Juliette Welfling
Musica: Alexandre Desplat
Scenografia: Michel Barthélémy
Interpreti: Vincent Cassel (Paul), Emmanuelle Devos (Carla), Olivier Gourmet (Marchand), Olivier Perrier (Masson), Olivia Bonamy (Annie), Bernard Alane (Morel), Céline Samie (Josie), Pierre Diot (Keller), Francois Loriquet (Jean-Francois), Serge Boutleroff (Mammouth)
Produzione: Philippe Carcassonne, Jean-Louis Livi, Bernard Marescot
Distribuzione: Nexo
Durata: 115’
Origine: Francia, 2001

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