CANNES 56 - "Swimming Pool" di François Ozon (Concorso)
Le tensioni create tra le due protagoniste, quel clima di contagio nervoso, sono elementi che appaiono già troppo scritti prima di essere filmati. Il lavoro sul romanzo giallo di Sarah è un po' come quello di Ozon nel far precipitare i residui del giallo dentro la quotidianità delle sue donne.

Sempre di spazi chiusi continua ad essere composto, anche in Swimming Pool, il cinema di François Ozon. Dopo le abitazioni di 8 donne e un mistero, Gocce d'acqua su pietre roventi e Sotto la sabbia, anche quest'ultima opera vede protagoniste due personaggi femminili all'interno di una casa. Da una parte c'è Sarah Morton (Charlotte Rampling), una scrittrice inglese autrice di polar di successo che si trasferisce nella casa del suo editore, nel Luberon, per riposarsi e ritrovare l'ispirazione. Una notte però la sua tranquillità viene interrotta da Julie (Ludivine Sagnier, tra le protagoniste di 8 donne e un mistero e Gocce d'acqua su pietre roventi), l'irrequieta figlia dell'editore. Sospeso sull'asse Londra-Luberon, in un bilinguismo anglo-francese, Ozon si conferma estremamente attento nel lavoro che fa sugli attori, portandoli a uno stato frequente di volontaria esasperazione. Si ha però l'impressione che il cineasta francese continui a fare cinema come se facesse teatro, spingendo al limite la parola per sopperire a limiti di uno sguardo dove è spesso l'obiettivo della macchina da presa che si muove in funzione dei corpi e non viceversa. Così le tensioni create tra le due protagoniste, quel clima di contagio nervoso, sono elementi che appaiono già troppo scritti prima di essere filmati. Il lavoro sul romanzo giallo di Sarah è un po' come quello di Ozon nel far precipitare i residui del giallo dentro la quotidianità delle sue protagoniste. Ecco allora gli sguardi da lontano di Catherine su Julie, ecco la necessità di una di toccare gli oggetti dell'altra, ecco la propensione della scrittrice a trasformare Julie in protagonista del libro che sta scrivendo, proprio mentre contemporaneamente prende corpo, consistenza, il suo personaggio sullo schermo. Nel momento in cui Ozon affronta più direttamente le forme del polar, sembra guardare a quella provincia malata del cinema di Claude Chabrol. Ma l'apparenza, la superficie in Ozon, rispetto a Chabrol, hanno sempre il sopravvento. La presenza degli specchi, i riflessi sul vetro e sull'acqua della piscina, sono gli elementi determinanti di un incubo/duplicazione hitchcockiana alla Vertigo, dove alla fine del film Julie si presenta vicino al padre completamente diversa da quella che ha abitato nella casa in campagna. Il gioco di Ozon si è così pienamente esplicitato. La sua macchina da presa è come se fosse entrata nel cervello di Catherine facendo vedere gli atti di una creazione che in Swimming Pool riesce solo raramente a prendere autentica forma visiva per come è già troppo lavorata a livello di testo.
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