A lezione di commedia all’italiana dal professor Leonardo “Cenerentolo” Pieraccioni

Leonardo Pieraccioni arriva a Roma a presentare Il professor Cenerentolo, nuova commedia natalizia a 20 anni precisi di distanza dall’esordio con I Laureati: “nel 1995 essere uscito con un film in pellicola in due cinema di Firenze, poi piano piano in tutta la Toscana fino a toccare l’Empire di Roma, mi pareva la massima aspirazione che potessi raggiungere come regista”, racconta il regista.
“Adesso, dopo due decenni di commedie romantiche e sentimentali, ho voluto con questo nuovo film finalmente modificare il mio personaggio, un 50enne che tenta di uscire dalle difficoltà con mille trovate e sotterfugi, in maniera abborracciata, un cialtrone da commedia all’italiana classica, quella che raccontava adorabili bande di disgraziati pieni di poesia.”
Un ruolo che un tempo Pieraccioni avrebbe affidato ai sodali come Papaleo o Ceccherini, ma che stavolta ha preferito tenere per sé, e che intende “continuare a frequentare” per le storie del futuro,

Flavio Insinna, nel film il direttore del carcere di Ventotene (“ci serviva un posto molto raccolto in cui i movimenti del professore potessero essere sempre tracciati”) dove il protagonista sta scontando la sua pena, situazione che non gli impedisce di combinare guai in giro per l’isola insieme al compare “lillipuziano” Davide Marotta (“questo film”, dice Marotta, “corona per me il sogno di girare una commedia di natale insieme a un grande attore”) ci tiene a sottolineare che sottotraccia Il professor Cenerentolo racconta di una situazione carceraria ottimale, quella che “per Costituzione non deve essere inumana, ma spingere alla riabilitazione del detenuto nella società”.
Un elemento che per Pieraccioni fa parte del “doppio passo” del film, diviso tra momenti di comicità più pura e a briglia sciolta, e istanti in cui si rimane ancorati alla realtà, alla situazione ad esempio di chi è in prigione e non può vedere crescere le proprie figlie: quella tra il protagonista e la figlia adolescente è la vera storia d’amore del film, l’altra figura femminile, Morgana, ha una valenza per la prima volta anch’essa più che altro comica.
Laura Chiatti, che la interpreta, si è sentita questo personaggio di donna bipolare ma con piglio sempre positivo come “cucito addosso: per una volta la ragazza non si limita ad essere una spalla in una commedia ma ha un ruolo ben definito”.

Pieraccioni annuisce rivelando che Chiatti è stata l’unica donna in grado di far arrossire Massimo Ceccherini su di un set, e se è vero, come afferma il regista, che “il cinema si fa con i coprotagonisti”, è giusto lasciare l’ultima parola proprio a Ceccherini, che ringrazia l’amico Leonardo per avergli finalmente regalato di interpretare una scena erotica, seppur grottesca, all’interno di un suo film.