#Cannes2017 – Sicilian Ghost Story: “L’intera Sicilia è una dimensione fantastica”

Fabio Grassadonia e Antonio Piazza hanno tenuto fino ad oggi il più possibile segreta l’importanza che nel loro nuovo film, Sicilian Ghost Story, riveste la vicenda terribile di Giuseppe Di Matteo, ucciso da Cosa Nostra nel 1996 a 15 anni, dopo 779 giorni di sequestro per far chiudere la bocca al padre del ragazzo, collaboratore di giustizia. Due anni di prigionia in casolari abbandonati e bunker, fino all’esecuzione, con il cadavere poi sciolto nell’acido. Una delle storie più tremende della Palermo di metà anni ’90, rivisitata in chiave di “favola nera” dalla coppia di registi di Salvo: stamani Sicilian Ghost Story ha aperto la Semaine de la Critique, e il fantasma di Giuseppe è tornato a farci visita: “l’uccisione del piccolo Di Matteo è stata in qualche modo la punta di crudeltà più estrema della stagione delle violenze di mafia, tra fine anni ’80 e gli anni ’90”, raccontano i registi. “La ferita più dolorosa di un’epoca disgraziata, alla fine della quale decidemmo di lasciare Palermo. Ma dopo 15 anni di inutile carriera da sceneggiatori, sentivamo di avere ancora dentro tanta rabbia e risentimento per la nostra terra, dovevamo fare qualcosa per dare una redenzione al piccolo Giuseppe, a questa vittima della stupidità umana”.
L’utilizzo dell’architettura favolistica, mutuata dai racconti di Marco Mancassola, è l’espediente con cui Grassadonia e Piazza provano a redimere una delle storie più nere d’Italia: “tutto il lato fantastico di Sicilian Ghost Story è un atto politico, una provocazione contro il canone attuale del racconto di mafia, talmente svuotato nella propria maniera in stile Salvatore Giuliano Le mani sulla città da non significare più assolutamente nulla”.

I due cineasti ce l’hanno anche con certe edificanti produzioni televisive che, nelle loro celebrazioni sostanzialmente interscambiabili di una a caso delle centinaia delle vittime di mafia, di fatto portano all’abuso di una modalità di racconto della Sicilia “puntualmente mediterranea, abitata da commissari che fanno il bagno al mare e amano la pasta con le sarde”.
Le ricostruzioni dei luoghi della prigionia di Giuseppe e la cronologia dei fatti sono invece scrupulosamente rispettate, ed è stata proprio la visita al bunker dove il ragazzo è stato ucciso, oggi un “giardino della memoria” statale trasformato in un luogo recintato, inaccessibile e sempre chiuso, ad aver alimentato negli autori la convinzione a portare a termine l’esperimento di Sicilian Ghost Story, quello di “riscrivere la realtà attraverso il sogno”, come nella celebre indicazione di Leonardo Sciascia per cui “L’intera Sicilia è una dimensione fantastica, come si fa a viverci senza immaginazione?”
“E’ l’unica cifra possibile per salvarsi”, spiegano i registi anche al riguardo del ricorso reiterato nel film del simbolo dell’acqua, metamorfosi e portale di purificazione. “Negli anni ’90 dopo ogni attentato o omicidio la reazione dei palermitani era quella di fingere di continuare a comportarsi come se si vivesse in una città normale. Luna, la giovane protagonista di questo film, si oppone innanzitutto a questo”.

Sicilian Ghost Story è in sala.

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