FESTIVAL DI ROMA 2014 – Biagio. Incontro con Pasquale Scimeca

pasquale_scimeca.jpg (400×300)E' stato presentato questa mattina nella sezione Cinema d'oggi del Festival di Roma, Biagio, il nuovo film di Pasquale Scimeca. Il regista siciliano ha raccontato la vita del missionario laico Biagio Conte (interpretato da Marcello Mazzarella), una delle personalità più amata in Sicilia per il suo impegno nel sociale. Il regista, particolarmente coinvolto nei temi della sua pellicola, ha parlato dell'importanza morale del messaggio di Biagio.

Chi è Biagio?

Biagio Conte è un personaggio amatissimo in Sicilia, proprio per il suo lavoro con i più poveri. Come posso raccontarlo? Marcello con la sua interpretazione da bene il senso di quello che rappresenta Fra Biagio. Non ama apparire, è impossibile intervistarlo. Molti lo definiscono un esibizionista ma lui rifugge l'apparire. Non voleva neanche che facessimo questo film. La sua esistenza è totalmente dedicata alle sue comunità di accoglienza. In lui vive una profonda contraddizione. Il suo sogno è quello di tornare tra la natura a fare l'eremita ma sentendosi francescano non può esimersi di aiutare il prossimo. La sua protesta, nei confronti anche dell'ottusità delle istituzioni, è sempre gandhiana e ferma. Lui non urla, si rimbocca le maniche. Questa serenità traspare dal suo sguardo.


Quindi il personaggio del regista è autobiografico?

Il regista nel film sono io. Con la parabola di Biagio ho cercato di capire la crisi ideale e culturale che sta vivendo la nostra società. Biagio è un paradigma dei nostri tempi. Lui fugge dal vuoto della civiltà dei consumi. Biagio rinuncia a tutti e diventa un pellegrino. Lui ha fatto delle vere scelte radicali. Frequentarlo è un'esperienza che cambia la vita.


Biagio è un resistente? Il suo messaggio qual è?

Biagio è un rivoluzionario, forse l'unico che abbia davvero conosciuto in vita mia. La sua rivoluzione parte dall'essersi messo sempre in discussione, di aver passato molta parte della sua vita ricercando la religiosità. La nostra società sembra aver espulso lo Spirituale, concentrandosi solo sul Materiale. Il bisogno di cercare la carezza di Dio, però, è profondo in ognuno di noi e non può essere espulso. La fede è un dono che va curato e meritato. Biagio l'ha trovata attraverso la libertà ed è questo il messaggio che cerco di dare con il mio film.
 
E' stato difficile realizzare il film? Come è stato lavorare alla sceneggiatura?

Il film è un film povero. I soldi, circa 600.000 euro sono stati ottenuti un pò dalla Regione e dal Ministero e il resto ce lo abbiamo messo noi. L'impegno e la disponibilità di tutti è stata fondamentale. E' stato bello vedere l'entusiasmo di tutti sul set mentre raccontavamo questa storia. Per quanto riguarda la sceneggiatura, pur avendo scritto qualcosa, devo ammettere che il film è nato come per magia, giorno per giorno. Io punto molto sul lavoro dei miei collaboratori e ciò a portato alla nascita di un film libero.