FILM IN TV – Signore e signori, di Pietro Germi

Con l’uomo senza pantaloni il codice è implacabile.
dai dialoghi del film

Vizi privati e nessuna pubblica virtù nello scenario di un nord immaginario in cui la targa RZ sulle auto sembra sintetizzare un’intera classe medio – alta borghese nell’Italia del 1965, in cui domina l’ipocrisia, il perbenismo di facciata e il farla franca in ogni occasione: davanti alla legge e davanti ai modulabili precetti della Chiesa cattolica. È questo lo sfondo in cui si animano, in una coralità accentuata, rispetto al passato, i fatti privati che danno vita a Signore e signori, che Pietro Germi diresse nella tranquilla provincia veneta (Treviso) riassumendo, nella triplice articolazione del racconto, il suo cinema che tranne le eccezioni, è sempre in equilibrio tra satira e commedia con una forte inclinazione alla critica sociale e a quel perbenismo borghese ipocritamente sbandierato. I suoi racconti si atteggiano quindi mostrando quel particolare profilo della commedia di costume così cara al cinema italianoSignore signori, 1965 i cui epigoni ancora vivono sulla scorta di quell’immaginario e di quanto oggi offrono i peccati della nostra convivenza anche all’ombra della tecnologia mediatica. Se facessimo fantacinema Perfetti sconosciuti potrebbe essere un film di Germi.
Una schiera di attori famosi e meno, di geniali caratteristi, danno vita ai nuovi vitelloni della provincia veneta, tra scandali annunciati e sepolcri imbiancati del pettegolezzo, tradimenti e corna più o meno palesi e il divieto assoluto di mostrare in pubblico lo scandalo. Niente di nuovo, in fondo nell’Italia post-bellica che si affacciava al benessere, ma ancora, quando il film usciva nelle sale, si trattava di una assoluta novità.
Toni Gasparini (Alberto Lionello), dongiovanni impenitente, confessa al proprio amico dott. Castellan (Gigi Ballista) la propria impotenza. Il dott. Castellan scoprirà a proprie spese che si trattava di uno stratagemma per sedurre la sua bella moglie Noemi (Beba Loncar). Ma l’importante è che non si sappia in giro.
Signori e signoriIl rag. Bisigato (Gastone Moschin) lavora in una banca di proprietà della Chiesa. È sposato con la insopportabile Gilda (Nora Ricci), ma innamorato di Milena (Virna Lisi), la bella cassiera del bar assiduamente frequentato dal Bisigato. Il loro amore clandestino esce allo scoperto e quando sembra stia per decollare l’intervento del monsignore rimette le cose in ordine. Bisigato tornerà a fare il travet vestendo i panni del marito e continuerà a mettersi i tappi nelle orecchie per non ascoltare l’implacabile moglie e le maldicenze del mondo.
Quando in città arriva la bella, ma minorenne Alda (bianca come il latte e dura come il marmo), tutti i dongiovanni della città si mettono in agitazione dal perfido Benedetti (Franco Fabrizi) al bel Tosato (Virginio Gazzolo), al solito impenitente Gasparini all’architetto Soligo (Quinto Parmeggiani). Tutti colpevoli di avere sedotto la ragazza ancora minore, ma l’opportuno intervento della (in)flessibile Ippolita (Olga Villi), moglie del Gasparini, con l’aiuto del prete, rimette le cose a posto con un riconoscimento economico, traendo ella stessa e inaspettatamente anche un beneficio.Signore e signori_3
Al cinema di Pietro Germi va senz’altro riconosciuta una coerenza che si manifesta nel suo percorso in cui il regista genovese ha costruito, pezzo dopo pezzo, una piccola enciclopedia dei vizi degli italiani e delle forme in cui si manifesta l’ipocrisia che ne copre le conseguenze, dimostrando come e quanto abbia pesato il perbenismo da “domenica mattina” largamente praticato in ogni posto d’Italia, da nord a sud, senza sconti e senza censure, dimostrando, infine, sotto questo profilo quella vera unità d’Italia che se non si è realizzata sotto l’aspetto economico e sociale si è almeno resa manifesta e reale in virtù di questo inveterato comportamento che tutti ci accomuna.
Signore e signori è anche un film pieno di sfumature, di striscianti battute, di velenosi ammiccamenti alla politica, già invisa all’epoca (..tutti montati dal centrosinistra…), di ellissi nei rapporti familiari che nella loro evidente disfatta sottintendono al fallimento dell’istituzione, di sottile ma ferma disapprovazione di una arretratezza culturale nella valutazione dei comportamenti privati, complice una legge frutto di una mancata applicazione delle regole di uno stato laico. Tutto questo, compresa la forte avversione Signori e signore_2per l’ingerenza cattolica che orienta le scelte sociali e normative (vecchio argomento di Germi) è trattato con leggerezza guardando con occhio bonario dentro al microcosmo veneto e forse, per tutto questo, molto si deve alla verve di Ennio Flaiano che, pur senza essere accreditato partecipò alla stesura della sceneggiatura.
Tutto per raccontare il solito pessimismo di Germi e del suo sceneggiatore Luciano Vincenzoni, qui alla loro ultima collaborazione dopo Sedotta e abbandonata, pessimismo che sembra cogliersi addirittura nella miriade di atteggiamenti dei personaggi di secondo piano che occupano l’affollata scena del film, dalla spigliata e fedifraga Giorgia (Moira Orfei) che rende felicemente becco il marito Commendatore Galeazzo Casellato (Alberto Rabagliati), all’onnipresente Scarabello (Gustavo d’Arpe) lo scocciatore pettegolo, figura quasi da maschera carnevalesca che trova proprio nella provincia italiana il suo habitat naturale e benefico per la sua proliferazione e infineSignore e signori_4 all’accomodante direttore del locale giornale (Stefano Satta Flores), L’indipendente, che di indipendente ha solo il nome. In questi tratti satirici che nel cinema di Fellini si colorano della malinconia del ricordo, il film di Germi può trovare una linea di ascendenza ne I vitelloni, in una ideale continuazione del racconto della nostra così prolifica provincia tanto stretta nei destini al nostro cinema.
Così Signore e signori con la sua corale messa in scena e il suo equilibrio tra satira e commedia, con la straordinaria sensibilità degli attori coinvolti da Fabrizi eterno scapolo senza pudore al magnifico Lionello volto vero di un Paese dedito al vizio (esilarante e magnifica, nella sua epifanica consistenza, la sequenza delle bretelle che pendono dal vestito nel primo episodio), rappresenta, al pari di altre regie di Germi, uno specchio fedele dell’Italia che ancora oggi mostra apertamente e senza vergogna i suoi eterni difetti e al Signore signori, Germi,contempo più nascosta, celata dietro le porte delle case nella nostra allargata collettività. Germi si sarebbe poi rinchiuso dentro una solitudine ancora più lontana da ogni impresentabile socialità, Serafino ne è esempio perfetto; Le castagne sono buone, pur con il suo semplicismo, sarebbe stato il film di un uomo controcorrente lontano da ogni conformismo di maniera; Alfredo Alfredo sarebbe stato ancora una volta il racconto di un uomo costretto a vivere con difficoltà i propri sentimenti, un aggiornamento del personaggio del controverso Bisigato di Signori e signore.
Un’Italia unita sotto l’ombrello di Germi il cui cinema continua a resistere come trait d’union, tra vecchio e nuovo, tra classicità e sguardo sulla modernità, sia nel racconto, sia nella sua struttura e Signore e signori assolve magnificamente a tutte queste incombenze.

Regia: Pietro Germi
Interpreti: Gigi Ballista, Beba Loncar, Alberto Lionello, Gastone Moschin, Virna Lisi, Nora Ricci, Franco Fabrizi, Virginio Gazzolo, Quinto Parmeggiani, Moira Orfei

Durata: 118’

Origine: Italia/Francia 1966
Mercoledì 27 luglio, ore 15.55, Rai Movie