GOLDEN GLOBE 2017 – Febbre da Cavallo

Lo scommettitore esperto, nel momento in cui deve “investire” i propri soldi in una giocata multipla, sa bene che per sbancare, deve dare sfogo al proprio istinto, accompagnato ad una buona dose di realismo, e creare cosi un giusto mix tra previsioni certe e risultati azzardati. Per portare a casa la vittoria più probabile possibile, infatti, è necessario mettere insieme eventi dall’esito scontato e altri rischi calcolati (ma ovviamente, non impossibili), al fine di assicurarsi una buona vincita totale. Più di tante altre cerimonie, i Golden Globe si prestano alle mire economiche dei novelli Ace Rothstein. Se fosse stato possibile puntare anche sul numero comico iniziale (la divertente parodia di La la land, già diventata virale), sulle battute di Jimmy Fallon o sugli attacchi decisivi al neo-presidente Trump (ad opera di una Meryl Streep più convincente e presidenziale della stessa Hillary Clinton), molti avrebbero già riscosso somme sicure. Rimanendo però solo ai premi, se nei giorni scorsi avessimo dovuto compilare una nostra ideale schedina, sarebbero state tantissime le puntate certe, poi puntualmente avverate, sulle quali insistere.

Nel triste mondo di depressione e paura in cui la Hollywood liberal si è ritrovata precipitata dallo scorso novembre, la vasta affermazione di La la land era quasi già scritta. Il musical di Chazelle (doppio globe personale alla regia e alla sceneggiatura) si è rivelato padrone incontrastato della categoria Commedia, con una storica vittoria di 7 premi su 7 nomination. I sorrisi gentili e rilassati di Ryan Gosling e Emma Stone, trasmettevano tutta la sicurezza di chi era già pronto a recitare i ringraziamenti. Altrettanto scontati sono stati anche i globi per la non protagonista Viola Davis (diventata actress in a supporting role per ottenere più riconoscimenti possibili) e per il protagonista drammatico Casey Affleck, umile nel ricordare, nel suo discorso, il competitor Denzel Washington. caseySui rischi utili per alzare la quota, il discorso, invece, si sarebbe fatto leggermente più arduo. Nonostante i bookmakers e le agenzie di scommesse dessero come ultra favoriti nei Drama Manchester by the sea come Miglior Film e Natalie Portman come migliore attrice, puntare sulle loro vittorie sarebbe stata una scelta miope. I premi a Moonlight e a Isabelle Huppert (il suo Elle vincitore anche del premio al film straniero ritirato su un emozionato Verhoeven), pur avendo quote importanti (l’attrice francese era addirittura sul 5 a 1) erano opzioni imprescindibili, non certo sorprese, per chi aveva studiato bene l’ultima award season.
Pur con l’impossibilità di scommetterci sopra (in Italia nessuna agenzia li quotava) anche i premi delle categorie televisivi hanno seguito traiettorie prevedibili, confermando le vittorie degli show più celebrati. American Crime Story, The Crown e The Night Manager, e i loro protagonisti, si sono divisi i globi, lasciando un necessario posto al sole all’interessante Atlanta, comedy urbana che ha finalmente lanciato il talento comico di Donald Glover (pronto a diventare una star nei panni del giovane Lando Carlissian nel film su Han Solo). In tutto questo copione prestabilito, però, la vera sorpresa (la classica scheggia impazzita) è stata la sconfitta del front-runner Mahershala Ali. Vedere l’incredulo Aaron Taylor-Johnson soffiargli il premio come non protagonista avrebbe sicuramente spezzato i sogni di gloria anche degli scommettitori più attenti, facendo sfumare ogni vincita (anche di 150 euro, come nel nostro caso).

.

Scrivi un commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *