HORROR & SF – Dark Waters. Incontro con Mariano Baino

Realizzato nel 1993 ma mai distribuito in Italia (fatta eccezione per un rapido passaggio sui canali satellitari), Dark Waters è considerato giustamente un cult movie a tutti gli effetti, riconosciuto come tale in tutto il mondo tranne che nel paese natale del suo regista. A colmare questa lacuna ci pensa oggi l’etichetta indipendente Shockproof, che propone per la prima volta in dvd italiano una superba edizione ricca di contenuti speciali. Per l’occasione scambiamo qualche parola con il regista Mariano Baino: l’eredità del suo film d’esordio, le influenze (sia cinematografiche che letterarie) e i suoi progetti futuri.


Cosa ricordi della lavorazione di Dark Waters?

8055320843013_0_0_0_75Ci vorrebbero anni per raccontare le vicissitudini della lavorazione di Dark Waters. Più volte abbiamo letteralmente rischiato la vita mentre giravamo nelle famigerate catacombe di Odessa, dove il fumo delle centinaia di candele che usavamo ci ha quasi asfissiati. Inoltre non avevamo abbastanza candele e quindi siamo stati costretti a tagliare ogni candela in tre pezzi. E non avevamo neanche chi ci aiutasse ad accendere le candele, per cui, molte volte, eravamo io e l’attrice principale, Lousie Salter, a dover accendere tutti i “mozziconi” di candela prima di girare ogni inquadratura. Il soffitto dei tunnel continuava a sgretolarsi mentre giravamo. Al mattino, trovavamo dei veri e propri macigni che erano caduti durante la notte e avevano distrutto parte del set! Inoltre, io volevo usare le croci infuocate anche nei tunnel delle catacombe. Non avevo nessun idea che in Ucraina il loro modo di ottenere questo effetto fosse avvolgere degli strofinacci imbevuti di petrolio attorno a due pezzi di legno e poi dargli fuoco! Non appena accendevamo le croci, i tunnel si riempivano di fumo e potevamo girare solo per pochi secondi alla volta! Il nostro stesso organizzatore di produzione ci rubava la pellicola e poi se la vendeva sul mercato nero. Siamo stati costretti a girare vicino a Chernobyl dove bevevamo bibite radioattive, gli effetti speciali spediti dall’Inghilterra sono stati smarriti. Noi aspettavamo la consegna a Odessa ma sono stati consegnati a Mosca, dove un’orchestra locale aspettava di ricevere degli strumenti musicali e invece si sono trovati con un camion pieno di effetti speciali e parti del nostro mostro! Potrei continuare all’infinito ma chiunque fosse veramente interessato potrà apprendere molte altre storie riguardanti la lavorazione del film ascoltando il commento audio in Italiano e guardando i contenuti speciali della splendida edizione italiana di Dark Waters distribuita dall’etichetta Shockproof.

Se possiamo considerarlo un film italiano, allora secondo me Dark Waters è in6l’ultimo grande horror italiano, insieme ad alcuni titoli di Michele Soavi, come La chiesa e La setta, con i quali condivide un certo approccio visivo. Infatti un aspetto affascinante del film è la sua totale narrazione attraverso le immagini, al punto che le parole e i dialoghi potrebbero quasi apparire superflui…
Ti ringrazio di cuore per i complimenti. Per quanto riguarda la mia ricerca di una forma cinematografica che racconti soprattutto per immagini, credo che agli albori del ventesimo secolo il cinema stesse sviluppando un linguaggio visivo unico e distinto da tutte le altre forme d’espressione artistica che lo avevano preceduto. Poi, con l’invenzione del suono sincronizzato, c’è stata per certi versi un’involuzione di questo processo e il linguaggio puramente visivo del cinema non ha più avuto modo di svilupparsi come avrebbe dovuto. Certo, non dico che il dialogo non sia importante ma credo il cinema si affidi troppo al fatto che uno può “spiegare” le cose a parole.

Il film esce ora per la prima volta in un’edizione italiana, dopo più di venti anni dalla sua realizzazione. Come viene recepito ancora oggi all’estero?
Mi ritengo fortunatissimo in quanto il film conta su una schiera di appassionati in svariate parti del mondo che continuano a richiederlo e a sostenerlo accanitamente. Inoltre, ancor oggi viene “riscoperto” continuamente da una nuova generazione di appassionati. Infatti, sta avendo quasi più risonanza attorno al mondo adesso che ai tempi della sua prima uscita. Solo negli ultimi tre anni, il film è stato distribuito o ri-distribuito ben 3 volte, in una bellissima edizione DVD in Francia, in Blu-Ray negli Stati Uniti (dove era già uscito due volte negli anni precedenti), e, da pochissimo, in Italia, dove, incredibilmente, non era mai stato distribuito prima. E non è finita. Nel 2018 si prospetta un uscita DVD e Blu-Ray in Germania, in lingua tedesca, e, forse in un altro paio di paesi Europei.

Quali sono stati i film e i registi che ti hanno influenzato di più?
Difficile rispondere. Alcuni critici hanno visto l’animo di Bergman aleggiare all’interno di Dark Waters, altri hanno menzionato Tarkovskij. Sono accoppiamenti che mi lusingano ma non sono intenzionali. Sono stato influenzato tanto dalla sanguinolenta iconografia cattolica napoletana quanto dai film che vedevo da ragazzino. Posso solo dirti che ancora considero L’esorcista uno dei film più inquietanti e terrificanti che abbia mai visto, che penso Jurassic Park sia un film che andrebbe insegnato in tutte le scuole di cinema, e che, da bambino, mi nutrivo di film di Tarzan e Sinbad.

Il film è anche una riuscita rielaborazione di alcune tematiche di Lovecraft e della sua poetica, come ad esempio l’orrore inteso come strumento per riscoprire le origini della propria esistenza…
in4Scoprii Lovecraft all’età di 14 anni, per puro caso. Essendo sempre stato un avidissimo lettore, ero sempre alla ricerca di qualcosa da leggere. Un giorno, guardando nella vetrina di un’edicola, fui colpito dalla copertina di un libro che si chiamava La casa delle streghe e decisi di comprarlo. Cominciai a leggerlo e ne rimasi estremamente colpito. Dark Waters non è un diretto adattamento di Lovecraft, ma ne è certamente influenzato. Con Dark Waters volevo usare il cinema dell’immaginazione per raccontare la storia di un “ritorno alle origini” difficile e combattuto. Il mio interesse era raccontare la difficoltà di dover accettare da dove vieni e chi sei “dentro”, e come la tua vera natura non può mai essere completamente eradicata, anche se vai a vivere a migliaia di chilometri di distanza dal posto in cui sei nato.

Negli extra del dvd c’è un’interessante intervista in cui parli delle tue fonti di ispirazioni letterarie. Oltre appunto a Lovecraft, quali altri scrittori hanno influenzato maggiormente il tuo immaginario?
Come dicevo, sono sempre stato un avidissimo lettore. Sin da bambino, leggevo tutto, dall’Enciclopedia degli Animali (gli animali mi hanno sempre interessato e affascinato) all’Enciclopedia della Donna (che mia madre collezionava avidamente e io leggevo regolarmente). Il pianeta delle scimmie è il libro che mi fece innamorare della fantascienza. In seguito, le opere di Lovecraft, Derleth e Machen mi hanno preso per mano e portato verso l’orrore e il soprannaturale. Sono sempre stato un fan dei grandi scrittori inglesi Graham Masterton e Ramsey Campbell. Inoltre, ricordo ancora l’emozione fortissima che provai la prima volta che lessi I libri di sangue di Clive Barker, un altro grandissimo scrittore e artista. Recentemente ho scoperto la scrittrice Mo Hayder che scrive romanzi veramente avvincenti… potrei continuare all’infinito…

Il tuo ultimo lavoro è il cortometraggio Lady M 5.1, interpretato da Coralina Cataldi-Tassoni. Cosa puoi raccontarci?
Lady M 5.1 è un adattamento in chiave sperimentale, con toni fantascientifici, dell’Atto 5, in1Scena 1 di Macbeth di William Shakespeare, con la grandissima attrice e artista Coralina Cataldi-Tassoni nel ruolo principale di Lady Macbeth, ruolo per il quale ha vinto il Premio d’Eccellenza come attrice protagonista al Best Shorts Competition. Abbiamo debuttato con una prima mondiale al Mana Contemporary Museum di Jersey City, uno degli spazi dedicati all’arte contemporanea più importanti al mondo, che rientra nell’ottica di liberare l’esibizione dei film dai confini delle sale dedicate e creare esperienze ibride in cui più discipline artistiche e più metodi di fruizione si possano fondere e complementare. Per l’occasione, io e Coralina abbiamo anche creato un’installazione multimediale che usava 8 proiettori e una costruzione di 16 metri di diametro che si integrava e ampliava l’universo del film.

 

So che proprio adesso stai lavorando a un nuovo lungometraggio, Astrid’s Saints.
Infatti, quest’anno ritorno al lungometraggio con Astrid’s Saints, un mystery psicologico in7molto inquietante in bilico tra realtà e allucinazione, scritto a quattro mani con Coralina Cataldi-Tassoni che interpreterà anche il ruolo principale di Astrid. Io e Coralina abbiamo sviluppato il progetto con grande sacrificio personale ma è un progetto in cui crediamo fino in fondo e che vogliamo veder nascere a tutti i costi. All inizio volevamo fare il film a New York, la città nella quale risiedo e dove Coralina è nata e tuttora vive, ma dopo mille peripezie siamo approdati in Italia e gireremo il film a Napoli! Useremo Napoli per creare un mondo di nostra invenzione, quindi sarà una Napoli rappresentata in un modo che credo sia veramente unico. Dopo aver speso la maggior parte della mia vita fuori dall’Italia, non avrei mai creduto di tornare qui, tanto meno a Napoli, per fare un film. Ma poi io e Coralina abbiamo scoperto che Napoli ha la miglior Film Commission al mondo! Grandissimi lavoratori con un entusiasmo inestinguibile, una passione sconfinata per il cinema e un’efficienza da far invidia alla stessa New York. Proprio Maurizio Gemma, l’eccezionale direttore della Film Commission Regione Campania, mi ha aperto gli occhi e mi ha fatto rendere conto del patrimonio di risorse disponibile a Napoli e in Campania e del fermento creativo che in questo momento si avverte in città. Poi, sempre grazie a Maurizio, abbiamo incontrato un produttore veramente dinamico e visionario, Gaetano Di Vaio (Gomorra – La serie, Per amor vostro, Veleno) che si è innamorato del progetto e ha deciso di unirsi a noi, con la sua società di produzione che si chiama Bronx Film, per farlo diventare realtà. A noi si è poi recentemente unito anche un altro lungimirante produttore, Dario Formisano della Eskimo Film, e adesso stiamo lavorando duro per cominciare le riprese entro la fine del 2018.