inizioPartita. Inner Chains (PC) – La recensione

In un lontano futuro alternativo, post-apocalittico e distopico, l’umanità, ignara del proprio passato, si arrabatta con quel pochissimo che rimane dei fasti tecnologici di un tempo, avendo la natura ostile ripreso il sopravvento ed inglobato nell’ecosistema le macchine, in un insieme simbiotico biomeccanico inscindibile. Non c’è quindi più distinzione tra piante, animali e artefatti tecnologici: chi è ancora vivo, ne paga le amare conseguenze, vagando in un mondo pieno di creature tecno-organiche.

I sopravvissuti dell’universo narrativo di Inner Chains, gioco per PC sviluppato dagli indipendenti di Telepaths Tree, danno per scontata questa situazione e vi si sono malamente adattati, dividendosi in diverse caste delle quali la più infima è rappresentata dagli schiavi, destinati a servire tutti gli altri. Il protagonista del gameplay, nei cui panni il gamer si vedrà calato sin dalle prime battute di gioco, è, appunto, uno di questi “paria”, che, però, deciderà di tentare di affrancarsi sia dalle “catene” materiali che lo costringono ad una vita di sottomissione, sia da quelle spirituali che soffocano la sua sete di verità, quest’ultime molto più pericolose perché “interne” (…da cui, evidentemente, il titolo “Inner Chains”). Il primo capitolo della trama, che funge da incipit e quasi da tutorial, lo vede recuperare un oggetto di natura tecnologica, di cui non si riesce a capire bene l’utilità, che tuttavia sembra avere una sua funzionale importanza: da buon servitore rispettoso delle gerarchie, il nostro alter-ego ludico lo va a consegnare nelle mani di un infingardo e crudele sacerdote mascherato, capace di castigare con la morte i sottomessi che non siano in grado di presentargli offerte gradite. Una volta accettato e messo al sicuro l’obolo, il losco ierofante propina in premio al nostro eroe, per mezzo di una coppa rituale, un intruglio dai chiari effetti ipnotici e lo istrada verso un allucinato “sentiero degli onori”, che nasconde una altrettanto scomoda verità: anche chi adempie correttamente alla dazione di un’offerta viene assassinato, ma in una oscura saletta appartata, lontano da occhi indiscreti. Il character che impersoniamo è si uno schiavo, ma non un eunuco, e quando capisce di stare per fare la fine del gatto morto, un pochino gli girano gli ammennicoli… Decide perciò di tentare l’ultima carta che il destino beffardo gli riserva, scaraventandosi giù da un parapetto insieme ad una delle guardie che lo stavano per condurre a morte certa: la guardia crepa infilzata al termine della rovinosa caduta, mentre lui si riprende e comincia la propria lotta per la salvezza. Esplorando i segreti del mondo di gioco, imparerà molte nozioni nascoste e numerosi astuti accorgimenti, intuendo a poco a poco che nulla è davvero come sembra.

Inner Chains (PC) - Il packshot del gioco

Inner Chains (PC) – Il packshot del gioco

Le meccaniche in-game prevedono che il nostro alter-ego debba difendersi dalle minacce rappresentate dai suoi consimili, ma anche dagli obbrobri tecno-organici che popolano il suo mondo (…come gli alberi flagellatori dotati di frusta uncinata, le piante carnivore, ed altre varie e sinistre mostruosità). Questi ultimi, tuttavia, ci possono venire in aiuto, dato che attaccano sia noi, sia le altre “presenze” umanoidi senza fare distinzioni di sorta; con un po’ di tattica appropriata, e stando bene attenti, si può volgere la loro eventuale e concomitante vicinanza a nostro vantaggio, attirando nel loro raggio d’azione i nemici più nerboruti e risoluti, in modo che questi ultimi vengano “ammorbiditi” prima di sostenere il nostro attacco finale. Questo regala un elemento di pseudo-pianificazione agli scontri, che, altrimenti, si rivelerebbero non così avvincenti: le armi degne di questo nome a disposizione sono poche (…addirittura si parte all’inizio facendo a botte a mani nude). Ce le possiamo procurare solo abbattendo dei nemici per poi impossessarcene, e la maggior difficoltà consiste nel capire come meglio utilizzarle nelle specifiche situazioni di combattimento. È inoltre raro che dei nemici sconfitti lascino delle munizioni sul campo: si può solitamente e forzatamente procedere alla ricarica dell’armamentario tramite alcune postazioni “viventi” in grado  di approvvigionare i principali sistemi d’arma. Ma anche queste “stazioni di rifornimento” biomeccaniche non sono numerose, e perciò è consigliabile essere parsimoniosi con le “ammo”.

Il gameplay propone, inoltre, un’interessante diversione: ogni tanto, sparsi in punti isolati degli ambienti di gioco, sono presenti dei “tabernacoli” che consentono di sbloccare ed apprendere il significato di alcuni glifi di un linguaggio sconosciuto, cosa quest’ultima che permetterà di “decifrare” le onnipresenti ed oscure didascalie piazzate sotto i dipinti sui pochi muri rimasti in piedi, la cui successiva traduzione ci fornirà qualche scorcio di verità.

La grafica è, francamente, spettacolare: la Terra del futuro, dopo aver subito la trasformazione biomeccanica dell’environment naturale, ha un aspetto spettrale e viene renderizzata alla perfezione dal motore di gioco (…il versatilissimo Unreal Engine 4, già visto in azione in MXGP 3), che ci offre una vasta pletora di panorami desolati e desolanti, dove talvolta fanno capolino fiumi di lava sotterranea, corsi d’acqua invasi da miasmi venefici, burroni che aggettano sul nulla, ecc… Il tutto avvolto in un’atmosfera cupa degna dei migliori horror hollywoodiani. Va detto comunque che, a fronte di un comparto grafico eccellente, i requisiti di sistema sono abbastanza elevati: non si tratta di un titolo entry-level dal punto di vista delle risorse hardware, e sappiamo di numerosi giocatori che hanno lamentato l’impossibilità di godere di una sufficientemente piacevole esperienza di gioco su macchine non allo stato dell’arte.

Il sonoro è decente, e abbiamo trovato parecchio interessante il parlato criptico e infernale di alcuni personaggi (…probabile espressione orale dei glifi precedentemente citati) che immerge ulteriormente il player nell’ambientazione di gioco.

Ad essere obiettivi, comunque, trama e comparto tecnico non si prendono molto tra di loro, con una netta prevalenza del secondo sulla prima, che appare a tratti appena accennata, altre volte troppo compressa, senza la capacità di pervadere efficacemente lo storyplay: lo svantaggio è che, in diverse situazioni, il gamer si ritrova a non sapere dove andare a parare, finendo per risolvere uno scenario più per tentativi o esperienza ludica, quando invece dovrebbe essere supportato ed accompagnato dal plot.

In sintesi, abbiamo di fronte una produzione certamente originale che avrebbe necessitato di una maggiore affinazione del gameplay, e forse di una più evidente compenetrazione tra quest’ultimo e la trama: anche così risulta comunque intrigante e piacevole soprattutto dal lato estetico e visivo. Non è un titolo che farà la storia del videoludismo, ma ha un suo perché; speriamo in un successo di vendite tale da permettere di mettere in cantiere un sequel che tenga conto delle pecche, per migliorarle. L’idea di fondo, infatti, è molto buona. Provatelo quest’estate per sperimentare qualche sensazione “diversa”.

 

Requisiti minimi di sistema:
- Sistema Operativo: Windows 7 64-bit, Windows 8.1 o Windows 10
- Processore: Qualsiasi processore da almeno 3 GHz
- Memoria: 10 GB RAM
- Scheda Grafica: Qualsiasi scheda grafica da almeno 3 GB con supporto DirectX 11 e Shader Model 5.0 (consigliate le schede NVIDIA GeForce GTX 970)
- DirectX: Versione 11
- Spazio libero sull’Hard Disk: almeno 15 GB
- Scheda Audio: qualsiasi scheda audio integrata con supporto DirectX 9
- Internet: Richiesta connessione internet per il download del gioco tramite il software STEAM, e per l’attivazione
Voto: 72/100
Tipologia: Mix di Azione e Avventura / First Person Shooter (FPS) / Fantascienza / Horror / Elementi di Puzzle & Logica
Produttore: IMGN.PRO
Sviluppatore: Telepaths Tree
Distributore: STEAM (per la versione in digital-download) / Adventure’s Planet S.r.l. (per la versione su supporto fisico su DVD-Rom)