La moglie del sarto – Incontro con Massimo Scaglione, Maria Grazie Cucinotta e il cast

Questa mattina presso il cinema Barberini di Roma, il regista calabrese Massimo Scaglione ha presentato La moglie del sarto, film che ha ottenuto la Menzione Speciale nella sezione World Greats al Festival des Filmes du Monde di Montreal, oltre che vari premi in alcuni altri festival tra cui quello di Fortaleza in Brasile. Presenti in sala anche i protagonisti Maria Grazia Cucinotta, Marta Gastini e Alessio Vassallo, il direttore della fotografia Nino Celeste e alcuni altri membri del cast.

Il film, girato prevalentemente a Fiumefreddo Bruzio (CS), è ambientato nell’Italia Meridionale degli anni ’60, dove, dopo la morte del marito sarto, una donna deve fare i conti insieme a sua figlia con le maldicenze della gente e con il tentativo da parte di un piccolo potente locale di portar via la loro casa per costruirci un albergo. Dopo tante traversie l’epilogo sarà una nascita.

 

 

Ci parlate del film e della sua realizzazione?

Massimo Scaglione: Tra tante difficoltà finalmente è arrivata l’uscita. I film sono una fatica immane, degli atti eroici – ma sempre meno della guerra. Io ci sono arrivato quasi distrutto, è da due anni che sono occupato con questo film. Voglio dire che sono grato a Maria Grazia Cucinotta di aver partecipato, ha accettato subito a differenza di altre attrici. In più, ricorrono i vent'anni da Il Postino, mi onora aver avuto l'attrice di Troisi.

Maria Grazia Cucinotta: La maggior parte degli attori leggono il copione a seconda della loro grandezza. A me in questo casa piaceva l’idea di un film corale dove ognuno è protagonista e ha il suo spazio nella storia.

Alessio Vassallo: Sono contentissimo di aver interpretato questo ruolo ed essermi accostato al mondo dei pupi in quanto palermitano. La forza di queste due donne è un argomento molto attuale, riescono a tener testa a tutti gli uomini del paese e poi si uniscono al puparo. La sartoria un luogo quasi sacro, ma oggi spesso purtroppo l'antico viene rimosso per il moderno, ma non si tratta solo di cemento bensì vite umane e famiglie.

Anna Prete: Io sono felice di aver interpretato un ruolo comico che in un film drammatico mancava.

 

 

Quello dei pregiudizi e del cattivo comportamento verso le donne è uno dei temi principali del film, ancora oggi molto attuale. L’avete scelto proprio per parlare della sua attualità?

Maria Grazia Cucinotta: La violenza contro l’essere donna non è mai finita. Addirittura prima c'era più rispetto perchè la donna era vista come un essere da corteggiare e conquistare, oggi è solo una preda. E' terribile, è la sensazione più brutta, per questo si deve combatterla parlandone. Anche se poi la cosa principale è che siano attuate delle leggi a difesa delle donne.

 

 

Ma sembra che la bugia finale non faccia altro che assecondare il pregiudizio. Non è così?

Maria Grazia Cucinotta: No, lì si tratta di dare alla figlia il momento magico della maternità, io lo trovo molto poetico. La scelta di mantenere il segreto non è dovuto ai pregiudizi ma serve per tutelare la serenità futura del bambino.  

 

 

Il tuo personaggio soffre per questa situazione?

Marta Gastini: Io penso che quello del pregiudizio non sia il tema centrale della trama, che invece è l'amore di una madre che si spinge così oltre verso la figlia. L’amore, la coesione e il supporto tra donne che sono madre e figlia. Poi c'è anche l’amore sentimentale tra due giovani. Mi sono sentita  molto fortunata ad interpretare questo personaggio. Sono rimasta affascinata dalla storia e poi provo profonda stima e amicizia per Maria Grazia. Per questo ho colto al volo l’occasione di poter essere sua figlia. Alcuni hanno anche detto che ci somigliamo davvero.

 

 

La nascita è il punto di arrivo del film?

Massimo Scaglione: In questo film volevo dare risalto alla continuità della vita che è la procreazione. Come nell’episodio di Sodoma e Gomorra nella Bibbia dove rimangono solo Lot e le sue figlie per procreare, è  l'unico motivo che ci muove affinché noi esistiamo.

Maria Grazia Cucinotta: Questo è un punto di vista maschile, per noi donne c'è l'amore e poi tutto il resto.

 

 

Il tentativo di violenza sulla ragazza contiene un rimando a La Ciociara?

Maria Grazia Cucinotta: No, è stato spontaneo. Abbiamo girato quella scena una volta sola perché io ho rotto davvero tutto. Avevamo solo un metro e l’ho spezzato.

Massimo Scaglione: Io mi sono ispirato ad un episodio autobiografico: nel 1972 in Calabria c’era uno sciopero degli studenti. Nel mio paese c’erano solo due carabinieri, e io ho fatto finta di essere stato picchiato. Mia madre appena l’ha saputo, si è armata di matterello e ha fatto una strage. Lei l'ha interpretato tanto bene che mi ha fatto paura.

Maria Grazia Cucinotta: Se io vedo qualcuno che mena una donna lo picchio, se vedo uno che tocca mia figlia lo uccido. Sono diventata poco diplomatica e democratica verso chi fa questo genere di violenze, merita di stare al fresco.

 

 

Nel film c’è una commistione tra calabresi, siciliani e campani: com'è stato lavorare insieme?

Massimo Scaglione: Ho preso Fiumefreddo come una frontiera, ognuno parlava con la propria parlata. Eravamo tutti del sud tranne Marta che è di Alessandria ma che ha saputo immedesimarsi benissimo.

 

 

Un ricordo de Il postino?

Maria Grazia Cucinotta: Non è un ricordo, è una presenza di tutti i giorni. Non c'è giorno che non ne parlo e ne sono fiera, lì c'è la vita di Massimo Troisi. Quel film ha una magia, continua ad emozionare e a trasmettere quello che era lui. Io senza quel film non avrei mai avuto la forza di farcela. Ho avuto l’opportunità di fare un provino e di essere scelta, io che non ero nessuno. E questo mi ha aperto le porte del mondo intero: è bello quando vai in giro e ti chiamano Beatrice, ti senti rappresentante dell'Italia. Per me è stata una seconda vita. Sono entrata in quella sala come "Maria Grazia" e sono uscita come “la Cucinotta”.