LIBERATO: La Gaiola Portafortuna, sospesa tra Cuba e Napoli

19 settembre. Le tozze mani del cardinale Crescenzo Sepe capovolgono l’ampolla contenente il sangue di San Gennaro. La folla applaude, ma già sa che questo gesto, ormai, è poco più di un rituale.
Eppure, poche ore dopo, il miracolo si compie: un nuovo, inaspettato, videoclip di Liberato viene rilasciato ed al timone c’è sempre Francesco Lettieri, conquistador dell’anonimato.

Le premesse sono quelle del solido successo commerciale che ha accompagnato i due precedenti singoli. Anche con Gaiola Portafortuna Napoli rimane al centro dell’obiettivo, ma non più inquadrata con gli occhi limpidi della verità, bensì filtrata attraverso le calde atmosfere di una Cuba fittizia.
La particolarità di questo piccolo cortometraggio è il conflitto che si respira costantemente, tra l’illusione di un mondo verosimile e la consapevolezza che tutto questo sia stato girato nei più remoti anfratti del capoluogo partenopeo.

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“La macchina da presa mente in continuazione, mente ventiquattro volte al secondo” recita il mantra di Brian De Palma, ma per far sì che lo spettatore non sollevi alcun dubbio, è pur sempre necessario un certosino lavoro di contestualizzazione e mistificazione della realtà, e Lettieri dimostra di essere all’altezza dell’impresa.
Analogamente a quanto fatto nel precedente Tu t’è scurdat’ ‘e me, egli non decide di caratterizzare unicamente i protagonisti della sua storia (scritta ancora una volta a quattro mani con Daniele Schettino), ma tratteggia un microcosmo fatto di attimi rubati alla quotidianità, nel quale non si muovono più gli scugnizzi dei Quartieri, bensì quattro ragazze latine con la loro normalità fatta di risate, urla e nostalgia.
Se il ventaglio emotivo della storia può finalmente allargarsi, anche le maestranze tecniche trovano lo spazio che meritano, chiamate in causa proprio in nome della veridicità tanto agognata. Illuminati dalla splendida fotografia di Gianluca Palma, i costumi di Antonella Mignona e le scenografie di Marcella Mosca, brillano di luce propria, capaci di mettere in piedi un’atmosfera decadente ma mai infelice e dipingere una povertà ravvivata da colori che solo la cultura latina ha dimostrato di possedere.

Potrebbe sembrare un banale miglioramento, in nome della legge del BBB (Bigger, Better, more Badass), ma non è così, perché alla base di questo nuovo progetto vi è la precisa scelta di ribaltare qualsiasi aspettativa e di riscrivere una sicura strategia di mercato, pur mantenendo inalterato lo spirito del progetto.
Ciò che più aveva colpito il pubblico, all’uscita del precedente videoclip, era lo spirito di (ri)scoperta che pervadeva lo spettatore, campano o meno che fosse, alla vista di una Napoli inusitata, rappresentata nella sua forma più sincera.
Con Gaiola portafortuna la strategia intrapresa è quella esattamente opposta: mascherare la città partenopea, fino a trasformarla in una località esotica e lontana dal tempo.

liberatoLa realtà non perde, però, di significato, trovando il proprio personale spazio in ogni scena, grazie anche al certosino montaggio di Mauro Rodella. Se, ad esempio, Castel Volturno appare irriconoscibile nella sua esotica trasformazione, ben più iconico risulta essere il Borgo, ghetto domenicano a pochi passi dalla Stazione Centrale, che emerge in tutto il suo fascino, nella pur breve scena della “pelucheria”.
In questo mondo fittizio il rischio di perdere l’orientamento è altissimo. Illuminante è, quindi, la scelta di fare affidamento sulla spontaneità di quattro attrici non professioniste, veri e propri punti cardinali di questo universo fittizio al quale donano sincerità ed energia.

Sarebbe ingenuo vedere solo i lati positivi dell’ultima fatica del regista napoletano. Lettieri si dimostra pronto a rischiare sfidando un terreno inesplorato e provando, allo stesso tempo, a coniugare in appena cinque minuti, gli aspetti migliori della sua produzione più recente.
I segmenti di ballo freestyle, ben contestualizzano il video nel panorama hip-hop al quale vuole appartenere, ma forse sottraggono troppo spazio ad una narrazione complessa, che avrebbe giovato di alcune sequenze in più.

Sarebbe assurdo non constatare, al contempo, l’effettiva portata di questo videoclip. Non si tratta di pura visibilità (parliamo comunque di un video che è solidamente ancorato alla cima delle tendenze di YouTube Italia), quanto della capacità di realizzare qualcosa di raro e quasi sconosciuto per la nostra cinematografia. Lettieri non solo riesce a “terraformare” una città, trasformandola in un nuovo mondo, ma lo fa con Napoli, uno dei luoghi più iconici ed intoccabili della nostra penisola.

Il beneplacito che il popolo napoletano sta riservando al giovane regista è, quindi, il chiaro segnale di quanto questa città stia ritornando ad essere terreno fertile per il cambiamento.
Sta ora alle attente mani di Francesco Lettieri, rovesciare l’ampolla della hit commerciale e tramutare Napoli nella sua prossima creatura. Sperando che questo miracolo possa compiersi sempre più spesso.