"Ritorno a Brideshead", di Julian Jarrold

ritorno a brideshead - matthew goode«La macchina fotografica è uno strumento meccanico che cattura un istante del tempo, ma non ciò che quel momento rappresenta o l’emozione che esso evoca, un dipinto invece è la manifestazione del sentimento, è un’espressione di amore e non soltanto una copia di essa». Così, in una riflessione che lascia distrattamente affiorare la sprezzante resistenza che, nei primissimi decenni del secolo scorso, una parte mondo artistico si ostinava ottusamente ad opporre alla neonata epoca della “riproducibilità tecnica dell’opera d’arte”, parla della sua vocazione, la pittura, Charles Ryder, il narratore di Ritorno a Brideshead nato dall’elegante e acuminata penna di Evelyn Waugh e già oggetto di attenzione, anche se da parte del piccolo schermo, in una miniserie del 1981 interpretata da Jeremy Irons. E le stesse parole pronunciate da Charles Ryder, interpretato da Matthew Goode – l’Ozymandias del capolavoro di Zack Snyder – potrebbero riassumere l’imperdonabile fraintendimento del regista di Becoming Jane – Il ritratto di una donna contro. Appropriandosi del romanzo di Waugh, del fascino malato esercitato dal mondo dell’aristocrazia britannica nell’era della sua definitiva decadenza e di un immaginario dove il pur profondamente cattolico autore delle pagine di Ritorno a Brideshead lascia che la grazia divina suoni come una minaccia, Julian Jarrold non crede per un solo istante che abbiamo il Cinema «per non morire a causa della verità», e, spogliandolo del mistero della sua infinita meraviglia, si limita a guardare attraverso l’obiettivo di uno "strumento meccanico" per riprodurre simulacri inerti, intrappolati nella frigida pesantezza di un tratto orbato che non permette mai di oltrepassare l’immagine e vedere. Mentre, fino al suo ultimo e inutile ritorno a Brideshead, durante la Seconda Guerra Mondiale, in un paesaggio definitivamente svuotato, dove neanche un debole riverbero del passato splendore e dell’irresistibile fascino del mondo aristocratico riesce a resistere all’avanzare di un nuovo tempo sociale, il nostro sguardo corre dietro a quello di Charles, inseguendo con lui, all’ombra della velenosa e ottusa devozione religiosa di Emma Thompson/Teresa Flyte, l’ambiguo triangolo amoroso vissuto con i figli di Lady Flyte, Sebastian (Ben Whishaw) e Julia (Hayley Atwell), e il sogno irrealizzabile di penetrare e divenir parte dell’archittettura magnetica dell’imponente dimora della famiglia Flyte, attraverso i corridoi inaccessibili e ostili di Brideshead continuano ad aprirsi fessure cariche di passione, di dolore, di voluttà e di impossibile desiderio di fuga, dove vorremmo perderci, ma davanti alle quali Jarrold, quasi non accorgendosi di esse, non fa che ritrarsi impedendoci l’accesso. E della folle corsa di Sebastian, che solo nell’autodistrizione riesce ad immaginare una via di salvezza dall’oppressione materna e dall’ossessivo amore per Charles, della fragilità di Julia che, imprigionata nell’intransigente credo religioso lasciatole in eredità da Lady Flyte, non può abbandonarsi alla passione terrena, della remissione dell’ultimo gesto di Lord Flyte (Michael Gambon), la cui fuga si rivela essere solo una falso movimento, e, soprattutto, della contraddizione che alberga nell’animo di Charles, il ragazzo di bassa estrazione sociale che lotta disperatamente per cancellare la sua estraineità a Brideshead, fino a perdere la sua innocenza, la sincerità dei suoi sentimenti e la sua libertà, non rimane altro che il grigiore statico di una riproduzione senz’anima.

 

Titolo originale: Brideshead Revisited

Regia: Julian Jarrold

Interpreti: Matthew Goode, Ben Whishaw, Hayley Atwell, Emma Thompson, Michael Gambon, Greta Scacchi, Felicity Jones

Distribuzione: Walt Disney

Durata: 133’

Origine: UK, 2008