#RomaFF12 – Mazinga Z Infinity, di Junji Shimizu

Il film di Junji Shimizu, Mazinga Z Infinity, prodotto in occasione del 45 anniversario della serie manga, è il primo ad avere la forma del lungometraggio.

Dopo un decennio di pace, con le forze del male momentaneamente sconfitte, sul mondo incombe la catastrofe ed il nemico, tornato più forte ed organizzato che mai, vuole scatenare sul pianeta un’apocalisse. Il film trova il suo incipit dal ritrovamento di misteriose rovine di origine micenea che hanno conservato un colosso, il Mazin, di natura neutra, della quale sono attivabili con una control unit una forza demoniaca o una divina.

Caduto nelle mani malvagie del Dottor Inferno, uno scienziato dedito al male, il Mazin Infinity viene programmato per annientare l’umanità, non per impossessarsi di ricchezze o potere ma per liberarsi della razza umana considerata inetta ed incapace di decidere, caduta vittima della varietà, degli innumerevoli problemi derivate dalla scelte da prendere, cresciute in maniera esponenziale con l’incremento della popolazione mondiale, che invece di adottare dei piani comuni tende al conflitto ed alla separazione. Un piano per raggiungere altri piani di realtà, mondi paralleli, scelta drastica figlia della curiosità, dell’amore della ricerca, una scienza pronta a sacrificare tutto in nome del suo avanzamento, anche ad abbracciare una logica diabolica di faustiana memoria. Una chiave scientifica con la creazione di un buco nero capace di risucchiare e disintegrare tutto al suo interno che può essere considerata anche come ammonimento ad un accumulo eccessivo di potere.

La lotta viene giocata sul piano dell’energia, masse maggiori o minori da concentrare per raggiungere vari livelli di potere, e le sembianze ipotizzate per il futuro, un avvenire davvero molto attuale, scommette su centri di innovazione e controllo come veri e propri posti di comando, destinati ad essere, se già non sono, unico scopo della ricerca, un tema di esplosiva attualità. Insieme ad inserti conosciuti, non manca nessuno dei personaggi che hanno reso famosa la serie, se ne aggiungono altri utili soprattutto ad una connessione con il contemporaneo come un linguaggio tecnico pilotato da termini informatici o la spettacolarizzazione di ogni aspetto del vivere quotidiano, in questo caso l’alba della battaglia.

Mazin Girl

Mazin Girl

L’eroe, Koji Kabuto, è costretto dagli eventi a disotterrare l’ascia di guerra, un robot diventato ormai solo un pezzo da museo, di colpo gli viene  a mancare tutto quello per cui in passato aveva lottato, vengono rese impellenti delle decisioni superficialmente rimandate, s’innesca un processo di crescita, di impellenza allarmante. Un bambino che nasce, un matrimonio tanto agognato, aspetti intimi che si fanno largo in mezzo a tanti ritrovati tecnologici ed assumono una posizione di assoluto rilievo per rimarcare come certi valori tendano a riemergere anche quando sono sepolti da una valanga, difficilmente sostituibili o replicabili. Marcando la distanza di una guerra condotta per puro idealismo narcisistico da una motivazione dettata da un sacrificio comune, l’eco delle voci dei cari nelle immagini indelebili della memoria diventano un utile propulsore per affrontare qualunque avversario, risanando qualunque disequilibrio di forze. Legami di sangue, lo stesso sangue che riga i volti dello scontro, che schizza dalla bocca dello stesso Mazinga in una fase cruenta del combattimento, sottolineando l’ibrido concorso organico/inorganico della sua anima.