Shin Godzilla, di Hideaki Anno e Shinji Higuchi

La Toho, casa di produzione nipponica responsabile di 29 film di Godzilla sui 31 ufficiali, di cui fanno parte anche l’Emmerich del ’98 e lo straordinario film di Gareth Edwards di tre anni fa, ribatte alla nascita del MonsterVerse hollywoodiano (che unisce appunto il titolo del 2014 con il Kong: Skull Island recente, e con gli scontri che verranno) riportando sullo schermo il “vero” Godzilla, realizzato affidandone le redini agli autori responsabili del cult Neon Genesis: Evangelion. Il re dei mostri torna così ad assumere una consistenza meccanica che è insieme un omaggio alla tradizione e un aperto contrasto con le pratiche di astrazione in CGI occidentali: in questo senso, le progressive “forme” assunte da Godzilla nel film di Hideaki Anno e Shinji Higuchi sembrano quasi ripercorrere le tappe evolutive della messinscena del mostro attraverso i decenni di attività Toho, dal manichino di pezza fino allo spaventoso modello di tirannosaurica verosimiglianza dell’apparizione finale.
Modellino che, in maniera straordinaria, è destinato in chiusura proprio a mettere in mostra la propria immobilità di statua, action figure, effetto di scena congelato dal piano risolutivo degli umani per fermare la furia distruttiva della creatura gigante (e fungendo così allo stesso tempo da gancio per un risveglio eventuale nel prossimo sequel…).

Se il film fatica a costruire un coinvolgimento nello spettatore (tolta probabilmente la magnifica e visionaria sequenza centrale di distruzione diffusa con raggio atomico), è interessante però per come sembri in realtà raccontare l’impossibilità di poter girare un “classico” di Godzilla ancora con le riproduzioni in scala al giorno d’oggi, in tempi conquistati dalla comunicazione virtuale e social, che infatti domina l’immaginario delle inquadrature di massa, tra miriadi di smartphone e schermate di messenger vari.
E allora la soluzione non può che essere quella di raccontare il set di miniature radiocomandate precisamente come dei droni senza pilota mandati a sbattere contro Godzilla: e i veri esseri mostruosi diventano così i due giovani rampanti pronti a tutto per fare carriera sfruttando la gestione della catastrofe imminente.

Rando Yaguchi e la collega-rivale giappoamericana Kayoko Ann Patterson si comportano in maniera ben poco eroica nella loro lotta di emendamenti e leggi speciali per decidere come dirigere le procedure di abbattimento di Godzilla. Il film si incastra così per sequenze infinite in riunioni che girano a vuoto, war room nel caos e riunioni a colpi di regolamenti e simulazioni. E per gli autori le scintille tra i due rappresentanti nazionali diventano la maniera per raccontare l’ingolfata burocrazia compartimentata del Sol Levante contrapposta alla cinica efficacia decisionale statunitense: da un lato, il Giappone dimostrerà così di poter superare la crisi attraverso un grande (e ben sottolineato…) senso della collettività e dello sforzo comune, mentre l’America pare non vedere l’ora di poter sganciare senza troppi scrupoli un’altra atomica, questa volta su Tokyo, risvegliando così quella spada di Damocle nucleare che da sempre è il senso nascosto delle avventure del lucertolone gigante.

Titolo originale: Shin Gojira/Godzilla Resurgence
Regia: Hideaki Anno, Shinji Higuchi
Interpreti: Hiroki Hasega, Yutaka Takenouchi, Satomi Ishihara, Atsuko Maeda, Mansai Nomura
Origine: Giappone, 2016
Distribuzione: QMI Stardust in collaborazione con Dynit e Minerva Pictures
Durata: 118′

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