#Venezia74 – Da Ebbing, Missouri: incontro con Martin McDonagh e il cast

È arrivato l’uragano McDormand. Da quando entra in sala accanto ai suoi colleghi Woody Harrelson, Sam Rockwell e il regista Martin McDonagh – e anche se non ha mai interpretato una regina – Frances McDormand diventa la sovrana assoluta della conferenza stampa. Lei e i suoi consorti sono al Lido per presentare Three billboards outside Ebbing, Missouri, in Concorso a Venezia 74, un film che si potrebbe dire è un po’ come l’attrice: serio, contenuto, tosto, a volte amaro ma che quando si lascia andare scatena delle risate e diventa una follia. A differenza del personaggio che interpreta, oggi lei sembra essere particolarmente allegra: finito il suo ultimo balletto, che si scatena dopo ogni applauso o fischio, finalmente si siede e cominciano le domande.

La prima, naturalmente, si rivolge a Frances e riguarda la sua esperienza di lavoro con McDonagh. “Martin è molto bravo a fare cinema malinconico e divertente, che fa piangere e ridere allo stesso tempo, quindi è un piacere lavorare con lui. Poi, la sceneggiatura è fantastica e lui ha scritto i personaggi per Woody, Sam ed io, quindi è un vero onore”. Dopo i complimenti, il discorso ci porta direttamente, e come capita al solito, al mondo dei Coen. Quando qualcuno fa un paragone tra Mildred, il suo personaggio in Three billboards outside Ebbing, Missouri e Margo di Fargo, Frances risponde subito: “Penso che mi porterò Margo addosso fino alla tomba. Lei mi seguirà per tutta la vita, sarà pure nel mio epitaffio! Allora, sì, si potrebbe pensare che Mildred è Margo da grande”. 

Anche se questa volta non sentiamo il nome di Trump, lui è diventato una figura onnipresente delle conferenze stampa veneziano. Quando spunta l’argomento del razzismo e la xenofobia negli Stati Uniti, il regista risponde: “Allora, razzismo, xenofobia, queste cose capitano in tutto il mondo, non soltanto negli Stati Uniti. Questo non è un film sul razzismo e la violenza in un paese in America, quello che mi interessa raccontare è la storia, non il luogo”.  

La calamita, però, continua a essere Frances. Quando qualcuno menziona lo THREE-BILLBOARDS-OUTSIDE-EBBING-MISSOURIspaghetti western come riferimento possibile nella costruzione del film, l’attrice fa una confessione che ormai tanti avevano già avvertito: “Io adoro John Wayne e ho preso tanto da lui per costruire Mildred, il suo sguardo, come si muove, soprattutto dal personaggio di Ethan Edwards di Sentieri Selvaggi. Lui era un uomo antipatico, razzista, violento, ma alla fine riesci a empatizzare con lui e pure a volergli bene”.

L’argomento dell’eroe o anti eroe è qualcosa che attira l’attenzione del regista: “Nel film non ci sono personaggi cattivi, buoni, ognuno alla sua storia, un percorso. Per esempio, tra Willoughby (Woody Harrelson) e Mildred c’è un rapporto molto particolare, sono arrabbiati e si confrontano ma tutti i due hanno ragione eppure si vede che si rispettano e si vogliono bene. Mi piace questo tipo di rapporto”. Come il personaggio di Sam Rockwell, Jason Dixon, un poliziotto violento e irrazionale che poi rivela la sua vera sostanza. Riguardo a questo, l’attore racconta che “per costruire il mio personaggio ho visto tanti episodi di Cops, è un bellissimo show! Poi, mi sono reso conto che i poliziotti non sono uno stereotipo, sono persone normali, che fanno un lavoro difficile. Ma non si può generalizzare ed ho cercato di catturare tutte le sfumature”. 

Sebbene il personaggio di Frances è molto arrabbiato, e sembra di trovare la sua forza in questo furore, l’attrice pensa che la rabbia, come l’amore, sono parole sopravvalutate. Con quest’ultima riflessione, l’attrice e i suo consorti salutano ai presenti: “Non si può generalizzare, dire che la rabbia ti permette di fare tutto, oppure che l’amore è l’unica cosa di cui abbiamo bisogno. Perché poi diventa una frase da biglietto di visita.”