Quarant’anni dalla morte di Luchino Visconti

Sono passati quarant’anni dalla morte di Luchino Visconti ma il suo cinema non smette di appassionare nuove generazioni di spettatori. Solo una settimana fa la Cineteca di Bologna ha ridistribuito nelle sale la versione restaurata di Rocco e i suoi fratelli, uno dei tanti capolavori del regista milanese.

Riconosciuto come uno dei padri del neorealismo grazie a pellicole fondamentali come Ossessione e La terra trema, ha saputo nel corso della sua carriera trasformarsi continuamente. Mentre cambiavano i tempi, gli stili e anche gli amori, nel cinema di Visconti è rimasta intatta la raffinata eleganza che rendeva gli interni delle case della Pianura Padana in qualche modo assimilabili alle magioni ottocentesche dell’alta nobiltà asburgica. Nessuno come lui, che i titoli nobiliari li aveva davvero, ha saputo raccontare la fine di un’epoca basata sul censo e il passaggio ad un mondo che incontrava la modernità.

L’ossessiva ricerca del particolare scenografico, del riferimento letterario ha influenzato in modo indelebile il cinema italiano del dopoguerra ed ha trasformato le eccellenze artigiane in una fabbrica dei sogni d’esportazione.
Indimenticabili i suoi rapporti con le star, che nelle sue mani divenivano icone di stile. Da Girotti ad Alida Valli, da Alain Delon a Claudia Cardinale, ognuno davanti all’obiettivo di Visconti brillava come mai avrebbe sognato di fare.

 

morte a venezia

Morte a Venezia (1971)

 

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Sul set di Rocco e i suoi fratelli (1960)

 

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Sul set de Il gattopardo (1963)

 

Sul set di Ludwig (1972)

Sul set di Ludwig (1972)