Al via I mille occhi di Trieste

I mille occhi, festival internazionale del cinema e delle arti, giunge alla XVII edizione con un titolo, Corpo, sguardo e silenzio, che rende omaggio a Franco Basaglia e che dichiara fin da subito i poli dialettici intorno a cui si articola una proposta di visioni fuori dagli ordini costituiti.

Dal 14 al 20 settembre al Teatro Miela di Trieste, il festival propone come di consueto un ricco programma articolato tanto in proiezioni quanto in incontri esclusivi con registi e attori, tutti a ingresso libero.

Il festival rinnova anche quest’anno la sua missione di ricerca e scoperta sul cinema più vitale e stimolante, con un approccio a tutto campo che coniuga i film del passato con quelli del presente. In una prospettiva allargata che supera i limiti dello storicismo e dell’estetica del consenso, il pubblico si trova così davanti a un programma espanso che permette di accogliere e apprezzare la prorompente vitalità dei classici del passato e al tempo stesso di inquadrare in una fertile prospettiva cinefila le opere più stimolanti del nostro presente.

Seguendo la propria vocazione per la contaminazione senza confini fra arti e linguaggi, il festival ha scelto di consacrare quest’anno il Premio Anno Uno all’opera di Franco Giraldi, regista di origini giuliane che nel suo cinema si è continuamente interrogato sul concetto di frontiera, evidenziando un pluralismo di identità che eccede qualsiasi univocità nazionale e nazionalistica. A presenziare la premiazione, oltre allo stesso regista, sarà presente come ospite l’attrice Senta Berger, star internazionale amata da Sam Peckinpah e Dino Risi, protagonista di Cuori solitari e La giacca verde.

L’omaggio a Giraldi si inserisce in un più ampio percorso pluriennale di rilettura e attualizzazione del grande cinema italiano del passato, che in questa edizione ruota intorno al ’68, anno cardine celebrato senza museificazioni con i sorprendenti film di Pietro Germi (L’immorale, Le castagne sono buone), Vittorio De Seta (Un uomo a metà) e Giorgio Bianchi (Assicurasi vergine), di cui si riscoprono corrispondenze segrete e inattese con registi come Marco Ferreri (L’harem), Carmelo Bene (Don Giovanni) ed Ermanno Olmi (Un certo giorno).

La vitalità del cinema del passato è messa alla prova anche attraverso riletture contemporanee come Je suis Simone (La condition ouvrière) di Fabrizio Ferraro (detour di Europa ’51), mentre rientra sempre in questa idea di cinema italiano allargato anche l’omaggio a Eckhart Schmidt, regista tedesco di cui vengono proposti i nove titoli girati in Italia per il ciclo Roman Zyklus I (2016-2017). A presenziare l’omaggio sarà presente lo stesso Schmidt, accompagnato dalla sua produttrice Gorana Dragaš e da otto attrici che hanno preso parte alla serie di film. In anteprima assoluta, il festival programma inoltre Colore d’amore, che segna l’inaugurazione di un secondo Ciclo Romano.

Oltre all’anniversario del ’68, particolare attenzione viene dedicata a un’altra rivoluzione che si coronava nel ’78 grazie all’opera del già citato Franco Basaglia, riformatore della stessa concezione moderna di salute mentale. Basaglia, che fece proprio di Trieste la città cardine della sua attività, è al centro di proiezioni e incontri.

Prosegue, dopo il successo della scorsa edizione, il percorso dedicato al cinema sperimentale fra Croazia e Serbia, iniziato con una panoramica su Mihovil Pansini, Ivan Martinac e Tom Gotovac. Quest’anno la selezione, curata da Mila Lazić, si espanderà alla produzione serba di Lazar Stojanović, con quattro film realizzati fra il 2005 e il 2008, a cui si aggiungono i due cortometraggi firmati da di Jean-Luc Godard (Je vous salue, Sarajevo e Dans le noir du temps).

Ultimo ma non ultimo, è previsto un programma di cinema americano classico dedicato alle produzioni anni ’40 e ’50 di Universal e Republic, con un evento parallelo e convergente rispetto alla recente retrospettiva del MoMA patrocinata da Martin Scorsese. Ricollegandosi alle intuizioni della critica francese più cinefila, tornano così sullo schermo autori fiammeggianti come Allan Dwan (La valle dei forti, Operazione Corea), Douglas Sirk (Il sottomarino fantasma) e Anthony Mann (Il regno del terrore). Ma sarà anche l’occasione per scoprire l’opera di due registi finora ingiustamente relegati nell’oscurità: Edward Ludwig (Texas selvaggio), già canonizzato a suo tempo dal profetico Michel Mourlet come autore essenziale, e John H. Auer (Bandiera di combattimento), che proprio la recente retrospettiva newyorkese ha incoronato come uno dei più ambiziosi protagonisti della serie B americana degli anni ’50.

QUI IL PROGRAMMA INTEGRALE